Stiamo arrivando alla frutta, ma troveremo il tavolo desolatamente vuoto.
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la tortura continua…
11 ottobre 2013

Saldi di fine stagione

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Saldi di fine stagione; Viva l’IVA! Abbasso il Basso!

Per una volta tanto cerchiamo di evitare il tormentone degli ultimi vent’anni; un po’ perché vent’anni se ne sono andati in fretta e senza che ci fosse un minimo di scatto d’orgoglio da parte di chi avrebbe dovuto trovarlo, un po’ perché questa storia infinita e assurda sembra non finire mai.

Dopo la farsa dell’IMU, ora tocca sorbirsi la montagna di chiacchiere sull’IVA. Per una volta si può essere d’accordo con la destra, naturalmente fatte salve le notevoli differenze sulle ragioni che ci separano sulle motivazioni. L’aumento dell’IVA sarà un macello solo per noi poracci e, diminuendo ulteriormente il potere di acquisto, si può dubitare che possa portare ad un aumento delle entrate.

Rimane il fatto che siamo a secco e di grana non se ne trova; Dunque la genialità del governo non saprà trovare altro che continuare con le privatizzazioni. L’ennesima mannaiata sulla capocchia dei poveracci, ovvio. Gli stessi che rimarranno privati (probabilmente è da lì che arriva i termine “privatizzazione”) dei beni pubblici (nonostante il referendum di cui a nessuno frega più niente), a partire da quelli più preziosi per noi e remunerativi per chi comprerà. Ma è il mercato, bellezza! Lo stesso che comprerà a prezzi stracciati ciò che gli rende bene e che se ne fregherà di ciò che non porta guadagno. Ho un po’ di mal di testa, ma non mi pare ci siano dubbi su chi farà l’affare.

Cominciamo da una buona notizia, però. La giunta regionale ha votato affinché l’ospedale di Pordenone rimanga dov’è. Con l’aria che tira e con le privatizzazioni in arrivo (la sanità sarà uno dei bersagli privilegiati) lo sforzo di chi si è opposto allo spostamento in Comina è stato premiato. Certo ci sarà da tenere gli occhi aperti, chi aveva pensato di realizzare affari con la costruzione in stile “Mestrino” del nuovo ospedale non si arrenderà facilmente e cercherà di trovare comunque buone opportunità di business.

Il nostro (io in verità non lo sento affatto mio) presidente della Repubblica dice che la legge e le sue sentenze vanno applicate e che è necessario rispettare i giudici. Vorrei vedere…. Allo stesso tempo, però, ci comunica che gli stessi giudici hanno rotto le balle e devono ridimensionarsi. Ahh, ecco. Capisco che a una certa età le arterie tendano ad ostruirsi, ma o l’una l’altra delle cose che ha detto. Non si capisce questa sua ostinazione nel voler cambiare la Giustizia, in questo modo dà ragione al pregiudicato (ostia, l’ho nominato!) che dice le stesse cose. Magari con altri termini, ma il risultato cambia davvero poco. Sto dalla parte dei grillini quando dicono che questo presidente dovrebbe dimettersi.

A questo punto è davvero difficile non accennare al più grande crimine che il parlamento si sta preparando a commettere: la riforma della Costituzione. Se ne parla poco, sottovoce quasi non si volesse far conoscere questo misfatto; probabilmente è esattamente ciò che si vuole ottenere. Ci vogliono far credere che si tratta di “ammodernamento”, di restyling (l’inglesismo va sempre forte) mentre in realtà saranno una sessantina gli articoli da modificare. Una catastrofe che passa in silenzio; gli unici che ne parlano sono ancora i grillini, beccandosi le bacchettate dalle autorità istituzionali. Ma allora non è proprio vero che non fanno un cazzo e l”unica cosa di cui si occupano è dire di no. Ce ne vorrebbero molti altri di questi NO, magari da parte di chi si dice così affezionato alla Costituzione e poi la pugnala alle spalle. Si vuole cambiare la Costituzione assieme al PDL!! ma ci si rende conto dall’enormità di un atto del genere. Evidentemente no.

D’altra parte il PD è alle prese con ben altri problemi, la dirigenza e il prossimo candidato a primo ministro. Spero che il Bruno Vespa in miniatura (guardatelo, Renzi!) provochi quella rottura all’interno del partito, unica speranza che a sinistra si cominci veramente a costruire qualcosa, ma la speranza è fievole. Oppure che il PDL decida di seppellire questo governicchio infame e interrompa l’ecatombe. Ci raccontano sempre la fiaba della ripresa, ma ormai nemmeno loro ci credono più. Sempre ammesso che ci abbiano creduto, chiaro. Comunque sia, è tempo di sbarazzarsi di questi indegni rappresentanti che in vent’anni non sono stati capaci di liberarci dall’ingombro del nano (ancora lui), per poi lamentarsi del fatto che forse solo attraverso l’applicazione della giustizia ce la si farà. Volevano sconfiggerlo con la politica, con la loro! Ora ci raccontano che l’economia va male perché ci vuole stabilità, magari comprandola al prezzo di salvare il galeotto. Ci vuole un bel fegato, davvero.

Ci mancavano poi i deliri (veri o falsi che siano) dei “nuovi brigatisti”, che ci informano che il movimento NO TAV in fin dei conti continua la loro lotta degli anni ruggenti. Magari ci sarà qualcuno che ci crede, ma i Valsusini saranno giustamente inorriditi di fronte a tali affermazioni. Intanto però, un risultato è stato raggiunto, la presenza dei militari (le altre occasioni in cui l’esercito è stato impiegato in questo modo sono state per la lotta alla mafia e al terrorismo) è raddoppiata e la talpa ha cominciato a scavare. Per arrivare dove non si capisce; quanto ci costerà questa inutile opera invece sì. Anzi, probabilmente nemmeno quello. Sono d’accordo sul dire che il sabotaggio è una forma di lotta condivisibile. Sarebbe bene capire, però, se i risultati che si prefigge sono o meno raggiungibili attraverso questo mezzo. Rimane il fatto, in tutta onestà, che non ci fossero le proteste anche eclatanti, della TAV probabilmente non se ne parlerebbe proprio.

Una nuova, come se ce ne fosse stato bisogno, prova della vera natura del capitalismo italiano: i padroni dell’acciaio, i Riva. Dopo avere avvelenato un’intera città, dopo aver ignorato le più elementari basi della produzione “sostenibile”, dopo avere messo in piedi un meccanismo di controllo sulla produzione illegale e vigliacco, decidono di ricattare tutti e minacciano la chiusura delle fabbriche. Con un gruzzoletto mica male che nel frattempo si sono portati al sicuro e per recuperare quello giustamente sequestrato. Inutile sprecare parole per questi delinquenti, c’è solo una via da seguire: ripubblicizzare e risanare con il malloppo sequestrato. E cercare di rispedire in galera questa gentaglia. Non pare che i nostri arditi governanti abbiano però intenzioni simili; ribadisco la speranza che se ne vadano in fretta pure loro.

In Siria la situazione, almeno quella diplomatica, è in stallo. Quella combattuta nelle città e nelle strade invece continua a meraviglia e senza sosta. Alcune mosse dei russi e ora degli iraniani sembrano mettere in difficoltà le manie guerrafondaie dell’occidente, in particolare quelle dell’insignificante Hollande. I gas li hanno sparati gli uni; no, gli altri. Intanto la gente continua a morire come mosche, gas o non gas. Israele sta in posizione di attesa, aspetta di capire quando arriverà il momento di puntare al vero obiettivo di tutto sto casino: l’Iran. Che appunto, mangiata abbondantemente la foglia, rimescola le carte e prova ad assumere allo stesso tempo un ruolo diplomatico e quello a cui ambisce (e che gli viene insidiato dall’Arabia Saudita): essere potenza regionale di riferimento. Nel frattempo, i famosi colloqui di pace con i Palestinesi sono in stallo, non esattamente come la costruzione di altre abusive colonie nei Territori Occupati che invece continuano senza sosta. Punto e a capo; però lo stato ebraico rimane a detta di tutti l’unica democrazia della regione. Ahh, bene.

Sempre nello stesso tempo, tutto il Medio Oriente, il Pakistan, lo Yemen, ora il Kenia (leggi conseguenze del bordello somalo) sta esplodendo. Ottimi risultati della “guerra al terrorismo”, complimenti. E complimenti alle forze armate italiane che hanno deciso di prendersi una base proprio a Gibuti (in buona compagnia di mezzo occidente), punto nevralgico di tutta la vasta area in fiamme. E del traffico del petrolio, of course. Quando si dice tempismo…

Nel mentre l’Italia arresta la recessione, forse no. Anzi, no ma forse diminuisce. Dal 2008 la produzione è calata di circa il 25%. La Merkel ha rivinto le elezioni in Germania; coraggio, nulla cambierà nel prossimo periodo e l’Europa rimarrà una pallida utopia.

Intanto siamo in autunno e non si capisce se il caldo sta per terminare o per cominciare.

Bruno Tassan Viol

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