Molmenti, la medaglia d’oro canoa a Londra 2012 e la Casa del Popolo!
2 agosto 2012
12 gennaio 1945: 68 anni fa
10 gennaio 2013

Mario Bettoli (7 marzo 1925 – 25 novembre 2012)

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Mercoledì 28 novembre alle ore 14.00 qui in Casa del Popolo diremo addio a Mario.

Articoli in ricordo di Mario Bettoli.

Morto Mario Bettoli: anima della sinistra, partigiano, deputato di Sigfrido Cescut (Messaggero Veneto)

Ciao Mario…. di Sara Roccutto

È mancato Mario Bettoli di Gianni Zanolin

Cordoglio per Mario Bettoli Il Friuli

Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia


Intervista a Mario Bettoli


“Figli dell’officina” Dedicata a Mario da Iniziativa libertaria


Da Il Gazzettino 27 novembre 2012

 

Nella casa del popolo l’ultimo saluto a Bettoli

PORDENONE – Saranno celebrati domani alle 14 alla casa del Popolo a Torre i funerali di Mario Bettoli. Sarà un rito laico, poi la tumulazione nel cimitero urbano. Tanti quelli che vorrebbero commemorare l’uomo, il partigiano, il politico, il sindacalista. La scaletta prevede Elena Beltrame, presidente della casa del Popolo, Alberto Buvoli, direttore Istituto friulano per la storia del Movimento di liberazione, Sigfrido Cescut per l’Anpi e Giuliana Pigozzo per la Cgil. Sono previsti anche altri interventi che allo stato sono in fase di definizione.

Ai ricordi “ufficiali”, istituzionali e magari formali legati a Mario Bettoli, morto l’altro giorno in casa dopo una vita di impegno sociale, politico, lotte operaie e antifasciste, manca da raccontare un episodio che testimonia benissimo la sua scelta di partecipazione ad ogni iniziativa a difesa della Resistenza, dei principi della Carta Costituzionale contro ogni pericolo negazionista o ogni deriva autoritaria.

Era l’8 febbraio del 1992 a Pordenone. In città l’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga (quello con la K) ed un vasto movimento di persone e forze ne denunciava le responsabilità nella strategia della tensione e di eversione, come esponete di organizzazioni volte a combattere, reprimere, anche con le armi, le forze della Sinistra e dei lavoratori. Erano gli anni di Gladio e a Udine aveva appena incontrato i membri di quella organizzazione segreta denominata Gladio. Da ex parlamentare Mario Bettoli poteva starsene comodamente dentro il Municipio di Pordenone, dove si svolgeva la cerimonia. Scelse invece di stare fuori nella parte finale del corso Vittorio Emanuele (anche allora transennato e blindato) assieme a qualche centinaio di esponenti della Sinistra e del sindacato. Tutti antifascisti. Quando al passaggio del presidente partì un forte e unisono slogan “dimissioni, dimissioni” le forze dell’ordine risposero a quella manifestazione popolare di democrazia con una carica. La celere usò i manganelli.

Mario non scappò come fecero molti (anche il sottoscritto) ma, seppure già settantenne, con le mani alzate, andò incontro alla polizia urlando “fermatevi, è una manifestazione democratica, pacifica, cosa fate, fermatevi, se fioi”. Di tutta risposta ricevette una manganellata in testa che gli provocò una ferita lacero contusa e un trauma cranico. Si limitò poi a condannare politicamente l’episodio senza cercare denunce sperando restasse un episodio singolo di cattivo, improvvido e spropositato uso della forza di polizia a Pordenone.
Pochi giorni fa a casa, come faceva sempre, stava leggendo i giornali commentando con soddisfazione la riuscita della manifestazione antifascista e antirazzista fatta in città. La sua Luisa a quel punto gli ricordò con affetto quest’episodio: la manganellata e il berretto stracciato. Lucido, dopo un “ma va in m….” replicò senza esitare: “dove dovevo stare se non con gli antifascisti a tentare di fermare quella stupida carica che voleva colpire i fioi?”.

Così voglio ricordare Mario e invitare a non dimenticare la sua straordinaria carica umana di combattente per la libertà e la democrazia, sempre dalla parte dei più deboli contro ogni razzismo e discriminazione, la sua partecipazione attiva, il coraggio, la lucida dedizione all’antifascismo e alla Sinistra. Mario era un Comunista vero, di quelli che stanno con gli oppressi sempre, che s’informava su tutto, leggendo, discutendo e rispettando chi, anche da posizioni diverse dalla sua, si trovava a “fare un pezzo di strada insieme”. “Avanti, avanti siam ribelli, in lotta per un mondo di fratelli, di pace e lavoro”.

Così ti vogliamo salutare domani, mercoledì, idealmente “seppellendoti lassù in montagna all’ombra di un bel fior e così tutti quelli che passeranno ti diranno che bel fiore. È il fiore di un partigiano”. Ciao Mario.
Michele Negro segretario provinciale  Rifondazione Comunista


Il Messaggero Veneto del 27 nov. 2012

Domani l’addio a Bettoli nella Casa del popolo
Le esequie civili saranno precedute dalla proiezione di una videointervista Il cordoglio di Regione e Comune. Tra i lasciti il luogo della memoria partigiana

Si svolgeranno alla Casa del popolo di Torre, domani alle 14, le esequie di Mario Bettoli “L’innominato”, comandante partigiano, presidente dell’Anpi provinciale e della stessa Casa del popolo, mancato a 87 anni. Saranno in molti a ricordarlo, intervenendo alla cerimonia e accompagnandolo all’ultima dimora nel cimitero di via Cappuccini.

Non solo i rappresentanti dell’Anpi provinciale ma tutte le realtà delle associazioni partigiane della regione e del Veneto saranno presenti, assieme a presidenti e rappresentanti degli Istituti di Storia, attivi nel Friuli e nel Veneto. Mario Bettoli li aveva invitati tutti un anno fa all’inaugurazione del “luogo della memoria partigiana” in via Montereale dove, il 27 novembre 1944, era stato fucilato dai nazifascistui Franco Martelli “Ferrini”, capo di stato maggiore della Brigata partigiana unificata “Ippolito Nievo” di pianura e il 14 gennaio 1945 vennnero trucidati dai fascisti nove partigiani garibaldini.

L’opera realizzata con il contributo determinante del Comune di Pordenone e della Fondazione Crup, era stata fortemente voluta da Bettoli che, assieme all’allora presidente dell’Anpi provinciale Giuseppe Giust “Vitas”, aveva seguito in ogni sua fase la costruzione del monumento e del luogo della memoria partigiana, progettati dal professor Mario Rossi “Fiamma”, anche lui partigiano durante la Resistenza. Con i tanti esponenti dell’Anpi, saranno in prima fila le tante associazioni culturali, sociali e sportive che svolgono le proprie attività alla Casa del popolo.

Interventi e orazioni ufficiali, verranno aperti dalla proiezione di una breve intervista a Mario Bettoli sui luoghi dove ha combattuto da partigiano, contenuta nell’audiovisivo “Ri_conoscenza”, prodotto alcuni anni fa da Sabina Benussi per l’Istituto provinciale di storia. Sarà un momento fondamentale per comprendere il profilo di Bettoli partigiano, protagonista del primo scambio in Italia di prigionieri, fra partigiani ed esercito nazista, il 6 agosto 1944 a Madonna del Monte di Aviano e poi protagonista di primo piano nelle istituzioni repubblicane. Deputato del Psi dal 1953 al 1963, Mario Bettoli per due legislature partecipa a battaglie legislative che hanno segnato la vita degli italiani, quali l’approvazione della legge Merlin e il processo di privatizzazione della Sade, che si è poi concluso con la nascita dell’Enel. Per tre legislature è stato consigliere regionali e poi sindaco di Porcia.

La figura di Bettoli è stata ricordata anche dal presidente del consiglio regionale, Maurizio Franz che ne ha ricordato «la straordinaria figura come comandante partigiano, sindacalista e politico, punto di riferimento per moltissimi anni per la sinistra, esempio d’impegno in favore della sua gente». Una breve cerimonia, all’inizio della seduta di ieri del consiglio comunale, ha ricordato il politico e soprattutto l’uomo Mario Bettoli.

Dopo l’introduzione del sindaco Claudio Pedrotti che ha ripercorso la vita politica dell’onorevole e l’intervento del consigliere comunale Gianni Zanolin, visibilmente commosso, l’aula ha reso omaggio a Bettoli con un minuto di silenzio. Bettoli, tra le sue cariche politiche, ha anche ricoperto il ruolo di consigliere comunale, un impegno civico che gli è stato riconosciuto sia dalla destra, sia dalla sinistra.

Sigfrido Cescut 


 
istituto di storia del movimento di liberazione

«Spiegava ai giovani di essere autonomi»

Ai diffusi sentimenti di cordoglio per la perdita di Mario Bettoli si unisce l’istituto provinciale per la storia del movimento di Liberazione, diretto da Piero Angelillo, di cui era socio.
L’istituto gli ha dedicato interviste e presenze nelle sue pubblicazioni e nei suoi convegni. Resterà sempre impressa nei ricordi dell’Istituto pordenonese la grande comunicativa di Mario Bettoli in particolare con i giovani che egli esortava sempre a porsi “chiari perché” e a “ragionare con la propria testa”, per capire che cosa significa essere cittadini democratici e per comprendere l’importanza di uno Stato democratico come l’Italia, nato dalla Resistenza contro il nazifascismo.

Un altro ricordo indelebile è la recente presa di posizione a favore della Orovincia di Pordenone, Medaglia d’Oro al Valor militare per l’alto contributo dato alla Resistenza, concordato ufficialmente da Mario Bettoli e da Arturo Zambon, presidente di Istlib Pordenone. Anch’egli scomparso in questi giorni. 


 
IL FIGLIO GIAN LUIGI
«L’ideale di vita è stato l’emancipazione dei lavoratori»

È Gian Luigi Bettoli, storico di primo piano, oltremodo attivo quale ricercatore nell’Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione e nel mondo della Lega delle cooperative a tracciare un profilo etico, oltre che storico del padre Mario. «Era una persona d’altri tempi – afferma Gian Luigi – ferrea nei principi, aperta a tutti i fermenti culturali progressisti del mondo laico e cattolico. Mio padre – continua Gian Luigi – sosteneva sempre che le cose di tutti, pubbliche, sono sacre e che gli interessi personali devono sempre venire dopo». L’economia, di cui tutti oggi parlano, «per mio padre era l’interesse pubblico, le questioni private non dovevano mai essere mescolate alla tutela dei beni collettivi».

Quando gli si chiede di condensare in una frase la figura del padre, Gian Luigi risponde, senza esitazione: «L’ideale della sua vita è stato l’emancipazione della classe lavoratrice»; poi aggiunge, «suo papà, mio nonno Giovanni a settant’anni, per vivere del suo mestiere di muratore, si arrampicava ancora sui ponteggi delle case. Ma gli operai, non devono più morire di fatica. Lottare per loro, era diventato lo scopo di vita di Mario».

L’apertura culturale di Mario Bettoli si abbinava alla sua intransigenza politica «che lo portò – ricorda il figlio – a promuovere nel 1964 la nascita del Partito socialista di unità proletaria sorto da una scissione del Psi. In seguito, nel 1972 Mario confluisce con la maggioranza del Psiup nel Partito comunista. Infine – conclude Gian Luigi – Mario rifiutò la trasformazione del Partito comunista nel Pds, aderendo a Rifondazione». (s.c.) 


IL SALUTO DI MARIGLIANO
«La linearità delle sue idee contro la politica rampante»

Un affettuoso ricordo di Bettoli è giunto anche da Enzo Marigliano.
*** Non so che penserebbe Mario dei probabili panegirici che si moltiplicheranno su di lui. Credo non ne sarebbe proprio del tutto felice; è sempre stato un uomo distante dalle formalità e dalle piaggerie; anche da deputato e da consigliere regionale era – e ci teneva – a essere “il compagno Mario”. Punto. Immagino ora l’assalto al carro delle litanie anche da parte di chi – lui in vita – era distante anni luce. L’unico personaggio di destra che so avesse con lui un rapporto di vera simpatia, al di là della politica, è stato Sergio Raso tanto che, vicendevolmente, si definivano “la squadra rosso nera”. Se c’è una costante nella vita di Mario è stata la “linearità”, la continuità di un ideale di vita. Un valore! Mi guardo intorno e vedo rampanti ex liberali che si riciclano per rappresentanti del modernismo di sinistra per qualche scranno in più. Mario è stato di un’altra pasta: la generazione di chi ti diceva in faccia le cose e che le ha pagate di persona. Tanto di cappello. Quand’ero ragazzo aveva cominciato a chiamarmi “putel”. Non ha mai smesso! Sono rimasto “putel” anche quando mi sono sposato e ho avuto Luca e Serena. Anzi: è venuto a chiedermi di essere io a dover celebrare il matrimonio di sua figlia, Lucia, con il compianto Andrea Merola. All’epoca ero nel pieno della bagarre contro Pasini e quest’ultimo non voleva dare l’assenso a che un consigliere dell’opposizione (e per di più io) celebrassi il matrimonio. Non so come Mario riuscì ad imporsi, dopo un colloquio “a quattr’occhi” (così mi raccontò!) con l’allora “micro podestà”. So che il ricordo più bello che ho è il sorriso meraviglioso di Lucia ed Andrea e la soddisfazione di Mario che mi prese sotto braccio e mi disse: «Putel, te ga visto?». Enzo Marigliano 

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25 Comments

  1. Salvatore Azzaro ha detto:

    Uomo, Combattente e Partigiano – Poesia a Mario Bettoli, l’Innominato

    Non parlerò di me,
    di vissuta violenze,
    ma non scorderò
    e combatterò
    quelle prepotenze.
    Non terrò chiusa la porta
    della Casa del Popolo
    agli ultimi
    e alla cultura
    ma,
    non entreranno mai
    né intolleranza
    e né dittatura,
    o sarà lotta,
    sarà rivolta,
    sempre più dura… senza paura!

    Poesia di Salvatore Azzaro da Giarratana poeta e cantautore impegnto contro le mafie.

  2. Barbara Giannelli ha detto:

    Mi resterà nel cuore con la sua forza, il suo coraggio, la sua determinazione nella difesa dei diritti e, mai lasciata, la sua carica da ragazzino.

  3. Patrizia Comunello ha detto:

    Mi permetto di usare le parole di Marx per ricordarlo:
    “La maggior parte dei sudditi crede di essere tale perché il re è il Re, non si rende conto che in realtà è il re che è Re perché essi sono sudditi.”
    Sicuramente Mario non è mai stato un suddito.

  4. Stefano Pol ha detto:

    Pur non avendolo mai conosciuto di persona, ho sempre avuto un immagine un pò fantasiosa del combattivo e riconosciuto militante della sinistra socialista che contribuì alla costruzione del PSIUP negli anni ’60…nelle carte che ho trovato, mentre un pò dappertutto i socialisti di sinistra erano come noi di rifondazione oggi, cioè dei minchioni che starnazzano, l’unico rispettato perchè persona di peso e di rilievo, che contava nel territorio locale e nazionale era il compagno Bettoli…
    se era così nelle carte, figuriamoci di persona…

  5. Fabio Fedrigo ha detto:

    Parecchi anni fa qualcuno su un muro di una casa della Carnia scrisse:
    “Chi vive nel ben anche se muor non muore”.

  6. Ho avuto la notizia via twitter da una ragazza che ha scritto “È venuto a mancare oggi Mario Bettoli,partigiano. Uno dei più grandi maestri per tanti e tante giovani del pordenonese”.
    Per me sicuramente è stato uno di quegli uomini che non si dimenticheranno e di cui avremmo tanto bisogno in questi tempi bui.
    Spero che delle esperienze, della passione, delle battaglie di queste persone si riesca a farne sempre memoria.

  7. Aldo Vercesi ha detto:

    La sua morte lascia certamente un vuoto incolmabile; rimane però in me il ricordo vivo e indelebile del suo esempio di comunista serio, coerente, tenace e combattente per la giustizia sociale, ma in particolare ricorderò l’uomo Mario, esempio per le nuove generazioni cui ora spetta il
    compito di lottare per il loro futuro.

  8. Gianfranco Cozzi ha detto:

    Anche Mario se né andato !!!
    Così senza clamore, con la semplicità e l’umanità attraverso le quali si é sempre contraddistinto.
    Non é facile dire di lui, altri lo faranno molto bene ed in maniera appropriata; io sò solo che é stato un grande uomo, in grande dirigente, un grande comunista.
    Se é vero, come lo é, che quando qualcuno ci lascia porta con sé una parte di noi, con Mario se ne và una ricchezza difficilmente colmabile; può consolarci il fatto che non ha seminato invano,

  9. Moreno Baccichet ha detto:

    E’ stato un bell’incontro vent’anni fa.

  10. Dario Parisini ha detto:

    Per chi si è impegnato a favore del popolo non può mancare la preghiera di chi crede che la testimonianza degli uomini di buona volontà è riflesso del Dio buono che tutti ci conduce verso una nuova vita.

  11. Ogni volta che l’ho trovato alla Casa del Popolo sempre aveva qualcosa da dire e sempre s’imparava.
    Da quando sono arrivato in Italia è stato dei pochi personaggi storici che mi hanno raccontato la storia del Friuli in prima persona e che voleva ancora farla formando nuove generazioni con le sue lotte ai fascismi del XXI° secolo.

  12. Giorgio Zanin ha detto:

    I miei ricordi di Mario sono legati sia alle parole di stima che mio papà Beniamino usava parlando di lui, sia alle occasioni di incontro in Casa del Popolo.
    Lo ricordo sempre forte e sereno, d’estate come d’inverno, quasi che le stagioni non avessero la forza di modellare il suo carattere forte, il suo animo combattivo, la sua passione sincera e attenta.
    Una perdita per tutti, una responsabilità di memoria in più.

  13. Non lo conoscevo bene, anche se quando sono arrivato a Pordenone (1974), in un mondo politico già pieno di
    rampanti (anche a sinistra), Mario (già abbastanza defilato, se ricordo bene) mi sembrava di un’altra razza.

  14. Carlo Dal Mas ha detto:

    L’altro giorno quando ho saputo della sua scomparsami è riapparsa un’immagine chiarissima che parla dal palco di un affollato e molto caldo congresso dell’allora P.S.I. Ero molto piccolo ma già dovevo seguire mio padre e di quella bolgia ricordo solo la figura carismatica di Mario.

    SMS del 29.11.2012

  15. In morte dell’onorevole Mario Bettoli.
    PRESIDENTE. Comunico che il giorno 25 novembre ultimo scorso è deceduto l’onorevole Mario Bettoli, già membro della Camera dei deputati nella II e III legislatura.
    La Presidenza della Camera ha già fatto pervenire ai familiari le espressioni della più sentita partecipazione al loro dolore, che desidera ora rinnovare anche a nome dell’Assemblea.

    ETTORE ROSATO. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    ETTORE ROSATO. Signor Presidente, volevo ricordare Mario Bettoli, che è nato in un piccolo comune rurale alla periferia di Pordenone, da una famiglia di origini contadine. Il padre, muratore, ha avviato al lavoro edile e
    industriale quasi tutti i nove figli. Mario, il settimo, diventerà lattoniere idraulico alla Zanussi, allora una piccola azienda che produceva cucine economiche.
    Il 22 luglio del 1944, mentre già collaborava con la Resistenza attraverso la sottrazione di esplosivi ai militari tedeschi, Mario viene catturato insieme ad alcuni compagni. Mentre uno viene ucciso in un tentativo di fuga, gli altri tre saranno salvati dalla condanna a morte grazie ad uno dei rari
    scambi di prigionieri fra partigiani e nazifascisti. Diviene commissario politico del battaglione Garibaldi Mario Buzzi e poi vicecommissario della brigata unificata Garibaldi Osoppo Ippolito Nievo in Valcellina.
    Dopo aver partecipato a numerosi combattimenti ed aver curato i difficili rifornimenti per i suoi reparti, partecipa alle trattative per la resa del presidio tedesco di Maniago, al centro della pedemontana pordenonese.
    Nel dopoguerra, Mario è segretario dell’ANPI di Maniago ed è uno dei primi organizzatori della Camera del lavoro di Pordenone, che ha come priorità l’avvio di lavori pubblici per occupare disoccupati e reduci. Lui stesso operaio edile migrerà per qualche tempo a Milano, dove frequenterà un corso di formazione sindacale del PCI presso il Convitto scuola Rinascita.
    Nel 1949, al ritorno a Pordenone, assume la responsabilità di vice segretario della Camera del lavoro di Pordenone, passando alla componente socialista della CGIL.
    Dopo anni impetuosi di lotte operaie e contadine e di disoccupati nell’ambito del Piano del lavoro lanciato da Di Vittorio, nel 1953, viene eletto per la prima volta alla Camera dei deputati, divenendone uno dei suoi più giovani membri. Alla Camera, Bettoli si occupa in particolare di legislazione del lavoro e della previdenza sociale, partecipando all’elaborazione di leggi, come quella per la parità dei diritti e retribuzioni tra donne e uomini, e alla Commissione d’inchiesta sulle condizioni dei lavoratori. È il primo a presentare una proposta di legge per l’istituzione della provincia di Pordenone, la prima nuova amministrazione provinciale dell’Italia repubblicana.
    Rieletto nel 1958, diviene segretario del gruppo parlamentare socialista; è il primo firmatario delle proposte di legge socialiste in materia di concessione del passaporto gratuito per i migranti e per le nuove norme per le marche assicurative dell’INPS, e insieme al collega comunista Maglietta e al democristiano Storti, segretario della CISL, della proposta di legge sul divieto di intermediazione di manodopera. Numerose le proposte di legge da lui sottoscritte sempre con prevalenza in materia di lavoro e previdenza. In ambedue le legislature, partecipa all’elaborazione della legge costituzionale che rende operativa la regione autonoma a statuto speciale
    Friuli Venezia Giulia.
    Non rieletto nel 1963, Bettoli diviene il primo segretario generale della CGIL della regione e uno dei fondatori del PSIUP, che rappresenterà nel nuovo consiglio regionale dal 1964 per due legislature, cui seguirà una terza nella quale, dopo la confluenza della maggioranza del PSIUP nel PCI, sarà eletto come capolista comunista nel collegio di Pordenone. Sono anni intensi, in cui viene costruita la regione, attuata la sua autonomia speciale attraverso l’intervento nell’economia e nella società e, nell’ultimo scorcio della III legislatura, si occupa anche della ricostruzione del Friuli dopo il terremoto del 1976, un modello che è ancora ricordato oggi. Nel 1978, alla fine della III legislatura, Bettoli viene anche eletto sindaco di Porcia, il comune dove si trova la sede centrale del
    gruppo Zanussi – che in quegli anni è il secondo gruppo industriale privato in Italia -, dando risposta ai bisogni di tutela dell’ambiente e della popolazione.
    A partire dal 1980, ritirandosi dalla politica a tempo pieno, Bettoli assume la guida del processo di rinascita dell’antica Casa del popolo di Torre di Pordenone danneggiata dal terremoto e la porta alla realtà odierna di un moderno centro associativo di quartiere, dai cui locali è partita l’esperienza del gruppo kayak-canoa, che ha dato alla nazionale olimpica il suo allenatore, Mauro Baron, e la medaglia d’oro di Londra, Daniele Molmenti. Nel 2011, ceduta la guida della Casa del popolo nell’anno del centenario dell’istituzione, ha assunto la presidenza provinciale dell’ANPI, riuscendo a realizzare nel suo ultimo anno di vita – e ci teneva molto – il monumento cittadino ai caduti partigiani. È stato attivo fino a poche settimane prima della morte. Ricordandolo, trasmettiamo alla famiglia le condoglianze personali e del nostro gruppo, unendoci a quelle della Presidenza della Camera (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

    ISIDORO GOTTARDO. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    ISIDORO GOTTARDO. Signor Presidente, è con un ricordo lucido che voglio commemorare per il mio gruppo l’onorevole Bettoli. Era un amico fraterno di mio nonno: erano compagni nel Partito socialista di unità proletaria all’epoca, hanno fatto resistenza e battaglie insieme. Io, da piccolo, lo ricordo nitidamente in quelle battaglie e in quelle discussioni, dove al centro ponevano, appunto, il problema dei diritti, delle persone e dei lavoratori. L’ho conosciuto, poi, da sindaco e nell’impegno politico. È stato un avversario per molti anni, ma sempre con una discussione civile molto animata e sempre molto produttiva. Lo ricordo anche, ultimamente, da presidente dell’ANPI.
    Insomma, una vita spesa per l’impegno civile e sicuramente pienamente coerente a quelli che sono stati i suoi ideali. Alla sua famiglia e a tutti coloro che gli sono stati amici porgo le condoglianze più sincere e un ricordo affettuoso.

  16. Paolo Felice ha detto:

    In momenti come questi mi hanno fatto sempre molta compagnia queste parole del poeta greco Kriton Athanasulis:

    Testamento

    Non voglio che tu sia lo zimbello del mondo.
    Ti lascio il sole che lasciò mio padre a me.
    Le stelle brilleranno uguali ed uguali ti indurranno
    le notti a dolce sonno.
    Il mare t’empirà di sogni. Ti lascio
    il mio sorriso amareggiato: fanne scialo
    ma non tradirmi. Il mondo è povero
    oggi. S’è tanto insanguinato questo mondo
    ed è rimasto povero. Diventa ricco
    tu guadagnando l’amore del mondo.
    Ti lascio la mia lotta incompiuta
    e l’arma con la canna arroventata.
    Non l’appendere al muro. Il mondo ne ha bisogno.
    Ti lascio il mio cordoglio. Tanta pena
    vinta nelle battaglie del tempo.
    E ricorda. Quest’ordine ti lascio.
    Ricordare vuol dire non morire.
    Non dire mai che sono stato indegno, che
    disperazione mi ha portato avanti e son rimasto
    indietro, al di qua della trincea.
    Ho gridato, gridato mille e mille volte no,
    ma soffiava un gran vento e piogge e grandine
    hanno sepolto la mia voce. Ti lascio
    la mia storia vergata con la mano
    d’una qualche speranza. A te finirla.
    Ti lascio i simulacri degli eroi
    con le mani mozzate,
    ragazzi che non fecero a tempo
    ad assumere austere forme d’uomo,
    madri vestite di bruno, fanciulle violentate.
    Ti lascio la memoria di Belsen e Auschwitz.
    Fa presto a farti grande. Nutri bene
    il tuo gracile cuore con la carne
    della pace del mondo, ragazzo, ragazzo.
    Impara che milioni di fratelli innocenti
    svanirono d’un tratto nelle nevi gelate
    in una tomba comune e spregiata.
    Si chiamano nemici; già. I nemici dell’odio.
    Ti lascio l’indirizzo della tomba
    perché tu vada a leggere l’epigrafe.
    Ti lascio accampamenti
    d’una città con tanti prigionieri,
    dicono sempre si, ma dentro loro mugghia
    l’imprigionato no dell’uomo libero.
    Anch’io sono di quelli che dicono di fuori
    Il sì della necessità, ma nutro, dentro, il no.
    Così è stato il mio tempo. Gira l’occhio
    dolce al nostro crepuscolo amaro,
    il pane è fatto di pietra, l’acqua di fango,
    la verità un uccello che non canta.
    E’ questo che ti lascio. Io conquistai il coraggio
    d’essere fiero. Sforzati di vivere.
    Salta il fosso da solo e fatti libero.
    Attendo nuove. E’ questo che ti lascio.

  17. Alberto Chicayban ha detto:

    E’ morto un uomo eccezionale, Mario Bettoli. anni fa, cercavo di spostare decine di sedie per sistemare lo spazio della Casa del Popolo a Torre di Pordenone in maniera adatta ad un laboratorio di Stimolazione Musicale per ragazzi sieropositivi. C’erano pochi minuti a disposizione prima dell’arrivo dei partecipanti. Mario è apparso dal nulla senza dire nulla, si è dato da fare con un’energia da operaio specializzato in traslochi. Alla fine l’ho ringraziato e lui si è presentato così (senza sapere che io lo conoscevo): – Sono Mario, papà di Gigi!!! Mario è stato partigiano, commissario politico di Brigata, consigliere comunale, sindaco e parlamentare (Segretario del Gruppo Socialista). Un antifascista senza compromessi era Mario bettoli, fatto da altri atomi rispetto i politici che conosciamo. Ci sono paragoni con i parlamentari italiani di oggi? Mi viene da ridere se immagino uno di quei pavoni del parlamento di adesso, vestito da abiti griffati e inseguito da un gruppo di inutili gorilla della scorta a spostare sedie alla Casa del Popolo a Torre di Pordenone. Mario era veramente fatto da altri atomi!

  18. Kira Michelazzo ha detto:

    Martedì 28 novembre, ho avuto modo di ascoltare,poiché la sala della Casa del Popolo traboccava di persone, una orazione civile commossa e partecipata.
    Non posso dire di avere conosciuto il signor Mario Bettoli, sono soltanto un’amica della figlia Lucia, qualcuno ha detto “era un p u r o”. E’ un modo di definire una persona che vale più di cento discorsi.
    Si è messo al servizio di una collettività, politica è servire. E purtroppo oggi è il valore di un uomo puro.

  19. Lino ha detto:

    Un saluto a pugno chiuso per Mario

    Se n’è andato Mario Bettoli, partigiano, compagno e amico. Per chi a Pordenone fa attivismo politico a difesa dei più deboli per un futuro di libertà ed eguaglianza è stato inevitabile incrociare Mario che, fin da giovanissimo, si è speso contro gli orrori del fascismo e ha cercato poi per vie istituzionali, come deputato, consigliere e sindaco, di cambiare in meglio le cose.
    Da anarchici e libertari pur non condividendo parte delle sue scelte politiche il rispetto, la stima e la simpatia non sono mai venute meno. Dotato di un carattere forte e deciso ricordiamo la sua generosità e onestà proprio nei confronti di chi aveva altre idee, sempre disponibile a mettere a disposizione la “casa del popolo” di Torre di Pordenone, simbolo di quel quartiere antifascista che dalle barricate ha saputo regalarci l’orgoglio di appartenere a questa storia collettiva che è anche la nostra storia.

    Ed è proprio da presidente della Casa del Popolo, negli ultimi anni screditata come “baracca” dagli eredi di quel ventennio infausto, che vogliamo ricordarlo: presente, attento, disponibile, sincero e antifascista fino alla fine. Un abbraccio alla sua famiglia.

    Ciao Mario, ci mancherai!

    Circolo Libertario E. Zapata, Iniziativa Libertaria Pordenone

  20. Luigina Perosa ha detto:

    Domani lavoro, non potrò essere presente per l’ultimo saluto al grande Mario. Mi sembra di averlo sempre conosciuto, in tantissimi momenti pubblici, me lo sono trovata vicino, presenza forte, coerente e autorevole, ma anche affettuosa e paterna con noi fioi e fie. Mi e ci mancherà veramente tanto, il vuoto che lascia non è colmabile da nessuno. Mi stringo al vostro dolore e vi sono vicina

  21. Esposito ha detto:

    Bella persona Mario.ideali.azione.in questo mondo privo di valori ci vorrebbero tanti Mario Bettoli.ho conosciuto la Casa del Popolo di Montaretto di Bonassola.una casa semplice.
    frequentata da persone semplici.un importante punto di riferimento di quella Comunità…

  22. Vincenzo ha detto:

    con affetto ora e sempre

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