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Torniamo a parlare del casino in Medio Oriente? Si sappia, senza pretesa di essere granché originale. Magari spendendo anche due parole sui fatti ormai vecchi di un paio di settimane accaduti a Parigi. Dobbiamo veramente abituarci all’orrore e all’eventualità che fatti del genere succedano di nuovo? Io credo proprio di sì. Possiamo fare veramente qualcosa per evitarli? Io credo proprio di no. Non di effetto immediato, si intenda. Di sicuro non è andando a bombardare dall’alto le postazioni dell’Isis che si pone fine o si sconfigge quel nemico. Non è che i bombardamenti non possano sortire alcun effetto, se veramente mirati possono sicuramente mettere nei guai i rifornimenti assolutamente indispensabili a far funzionare anche la loro, a quanto pare ben oliata, macchina o sistema. Non dovrebbe essere poi così difficle visto il terreno che caratterizza quell’area. Non è un caso che i primi a prendere di mira i convogli con cui i fanatici neri portano petrolio e derivati in Turchia (Erdogan ne dovrebbe sapere qualcosa, e se non lui di certo suo figlio..) e in cambio ricevono soldi, armi e rifornimenti di ogni tipo. Dalla Turchia poi il petrolio prosegue fino ad Israele che se ne fotte della provenienza della merce; tanto i suoi nemici sono altri.

Se poi si prentende di bombardare le città roccaforte dei cosiddetti ribelli, va da sè che di mezzo ci vanno anche quei poveracci di civili che non sono riusciti ad andarsene dall’area occupata dai barbanera o che magari appartenendo ad un gruppo ostile agli alawiti di Assad, ne hanno pagato fino ad oggi le conseguenze. E comunque sia, o fai tabula rasa e massacri tutti e tutto, oppure alla fine risolvi poco. Infatti, i bombardamenti russi, che certo non risparmiano i civili, hanno almeno il vantaggio di essere di appoggio alle truppe di terra, quelle governative e quelle sciite-iraniane che in ogni caso faticano a recuperare territorio. Insomma, comunque la si veda, i bombardamenti non risolvono granchè. Magari si potrebbe invece pensare di fermare il flusso di denaro che parte dai democratici Paesi del Golfo o dall’Arabia Saudita (se Assad è un dittarore, e lo è, non capisco come dovremmo definire i vari emiri che governano Abu Dhabi, Dubai, Quatar, Kwait o Baharein, o la famiglia Saud) e che finisce nelle tasche dell’Isis.

Ma tornando a Parigi, le domande che uno si dovrebbe porre sono parecchie, forse troppe. Cominciamo a chiederci come mai proprio Parigi e come mai nonstante i tipacci che hanno compiuto lo scempio fossero ampiamente conosciuti dalle varie intelligences, le stesse nulla hanno fatto per fermare le stragi. Non è che si possano prevedere tutti i movimenti dei soggetti segnalati, ma un’operazione del genere ha avuto bisogno di una preparazione adeguata, non può essere stata messa in piedi in quattro e quattr’otto. Dunque certi movimenti non dovevano passare inosservati, no?! Che i vari “servizi” abbiano sempre dato prova di totale inaffidabilità è piuttosto noto, che generalmente riescano a chiudere un occhio di fronte ad atti efferati e anzi qualcosa facciano per non impedirli è altrettanto palese. Il nostro Belpaese ha una certa pratica in questo genere di questioni. Che poi ci vogliano far ingoiare la storia dell’imprevedibilità di quanto accaduto ci pone davanti a due opzioni: o c’è, appunto, complicità, oppure i servizi sono una cricca di dementi incapaci di fare il loro lavoro. Appunto, il loro lavoro; quello sarebbe bene definire.

Dunque, perchè Parigi? Beh, si potrebbe cominciare col valutare la posizione della Francia e della sua pretesa di super potenza non solo in Medio Oriente, ma anche in Africa; Isis ormai non è più un fenomeno relegato nell’area mediorientale, ma ha le sue belle propaggini anche nell’Africa che un tempo rappresentava il suo potere coloniale. Soprattutto con Sarkozi la “Francafrique” ha avuto un sussulto di orgoglio e le truppe e i servizi francesi hanno rimesso il naso negli affari di parecchi Stati dell’Africa nord-occidentale (non solo in Mali); ci sono migliaia di soldati d’oltralpe che vigilano ufficialmente sulla stabilità dell’area; in realtà sulla stabilità degli affari delle varie multinazionali francesi presenti in massa da quelle parti. Hollande, poi, dopo vari tentennamenti sulla posizione da prendere in Siria, ma tendenzialmente anti Assad, ha deciso di intervenire unilateralmente bombardando un po’ alla cazzo e già prima degli atttacchi parigini aveva cercato complicità con la Russia. Poi, le città francesi sono “ricche” delle famose banlieues abitate prevalentemente da immigrati di diverse generazioni, ma che generalmente mai sono state parti attive delle società (e dal mondo del lavoro) francese da cui sono state normalmente emarginate. I migliori incubatori del malessere che poi trova sfogo dove può; si tratta di una marea di gente che mai è riuscita ad essere cittadina francese a tutti gli effetti e con gli stessi diritti degli “autoctoni”. Non a caso che molti degli autori delle stragi arrivavano dal Belgio dove certe dinamiche sono simili a quelle francesi.

A me pare anche chiaro che  chi perpetra questi osceni macelli non lo faccia perchè “è contro il nostro sistema di vita”; la minchiata secondo cui questi barboni vorrebbero  impedirci di divertirci, mangiare secondo le nostre abitudini, ballare, sono balle colossali. Piuttosto direi che  nel loro malato immaginario le folli gesta che compiono stanno lì a rivendicare che ci debba essere una parte anche per loro, un po’ un reclamare diritti a cui non hanno accesso. In sostanza, ci dicono che essere tagliati fuori dalla possibilità di condividere non le nostre idee, ma le nostre normali abitudini, i servizi a noi (sempre meno) concessi  e non disponibili nelle condizioni in cui vivono, di essere considerati cittadini di seconda serie; è questo che non sta loro affatto bene. Non si tratta, come qualcuno vorrebbe insegnarci, di uno scontro tra civiltà (difficile definirle tali entrambe…) o di religioni (molti di loro hanno una vaga idea dell’islam), ma semplicemente che gli girano le balle ad essere lasciati in disparte. Questo è il reale terreno di coltura del virus che annebbia le menti di quella gente. Inoltre abbiamo disintegrato un’intera area solo difendere i nostri interessi economici (quando uso il noi lo faccio impropriamente), considerato il mondo arabo e musulmano come prodotto di un’indegna sottocultura, abbiamo bombardato e torturato; che cacchio ci aspettiamo?

Poi, capisco che Parigi ci sia più vicina, ma ad Ankara poco più di un mese prima l’Isis (o chi per loro) aveva straziato praticamente lo stesso numero di ragazzi di Parigi, e tutti kurdi. Forse voleva scagliarsi contro il modo di vivere dei turchi? Contro la laicità di Erdogan? Negli ultimi vent’anni la Turchia ha subito un’involuzione prendendo la strada del radicalismo e del nazionalismo che Erdogan bene interpreta, dunque l’Isis ce l’ha con il modello di vita occidentale oppure rappresenta in modo barbaro gli interessi di altri? Infatti, Erdogan & C. hanno pensato bene di bombardare mica l’Isis, ma i kurdi stessi. Fantastico, no? E delle 224 vittime morte nell’aereo russo fatto esplodere sul Sinai? Anche per quelle, chissenefrega par di capire.

Basta dare uno sguardo a cosa succede in quell’area, non ci si capisce più una minchia. Forse a qualcuno potrà non andar bene che si dica che da quelle parti ognuno si fa i cazzi propri, forse la definizione non sarà all’altezza dei fini intenditori di strategie e geopolitiche, ma a me quella espressione rende perfettamente l’idea di quello che succede e rispecchia meglio di altre quella realtà. È come aver preso un gruppo di gatti inferociti e affamati, averli chiusi in una stanza e spento la luce. Chi più mena, più probabilmente riesce ad uscirne, magari ammaccato, ma vincitore. Solo che così facendo si rischia di trovarsi invischiati in un casino da cui anche chi esce, non essendo più abituato alla luce, continua a menare dove riesce sfasciando tutto. Troppi interessi divergenti anche tra alleati, fanno sì che la possibilità di trovare una soluzione (e si potrebbe trovare con un minimo di lucidità) sia mera illusione. La Russia bombarda i nemici di Assad senza distinzione, la Turchia bombarda i Kurdi (poracci, gli unici che combattono veramente l’Isis), gli Usa e alleati del Golfo (e Arabia Saudita) fingono di bombardare l’Isis, i francesi che sono come una pallina del flipper, sbattono dappertutto senza senso, una volta di qua e una di là… Ora i turchi non trovano meglio da fare che abbattere un bombardiere russo…. la Nato, sempre all’erta come un avvoltoio, difende i turchi come avessero compiuto la loro buona azione quotidiana, Israele non perde occasione di regolare alcuni conti con gli Hezbollah. Certo, si tratta di capire se il folle gesto (altrettanto folle quanto le stragi parigine) dell’abbattimento del Sukoi russo sia del tutto farina del sacco di Erdogan. Considerando i rapporti economici tra Russia e Turchia e soprattutto il progetto del gasdotto che dovrebbe portare il gas russo fino in Turchia e da lì proseguire verso l’Europa (tagliando furoi l’Ucraina) fa pensare che ci sia di mezzo lo zampino di qualcun altro. Anche dal punto di vista economico, quella turca, non pare una grande scelta. Obama, dopo un momento in cui pareva ragionare e allentare la sua posizione su Assad (Assad no, forse, sì ma a termine), ora parte di nuovo all’attacco e torna sulla posizione di Assad fuori dalle balle subito. Come se precedenti e fulgidi esempi non gli fossero bastati. Evidentemente agli Usa, conviene di più destabilizzare piuttosto che il contrario. Forse pensano che l’Iran possa divenire un attore per loro più malleabile in virtù degli accordi sul nucleare e che dunque il gas russo, per ancora parecchio tempo indispensabile all’Europa, possa essere sostituito da quello iraniano (tantissimo e più a buonmercato) che verrebbe esportato attraverso un gasdotto alternativo che, guarda caso, passerebbe attraverso Irak e Siria. Insomma, mettiamola come vogliamo, ma da quelle parti c’è, e per parecchio ancora, un bel casino. Non si capisce poi perchè tutti possono tranquillamente andare da quelle parti e smollare un po’ di confetti sulle teste delle (quelle sbagliate in genere) persone senza averne alcun permesso, e invece chi lo fa con il consenso del governo (sarà anche quello sbagliato, ma al momento di meglio proprio non si vede), viene considerato un intruso. Non è che magari quello sia il terreno di scontro di una guerra perfida e (nemmeno troppo) sotterranea che dall’Ucraina in avanti tende a chiudere sempre di più la Russia all’interno del suo recinto?  Lasciamo stare poi considerazioni che si potrebbero fare sul vero obiettivo della guerra al terrorismo; ne abbiamo già avuto i primi assaggi. Detto che per una volta si può dare un giudizio positivo sul governo Renzi, non aggregarsi alla squadriglia acrobatica è decisione saggia, il fenomeno terrorismo avrà ripercussioni (quelle sì) non sul nostro modello di vita (anzi sì, ma non come intendono farcelo vedere), bensì sui nostri diritti più elementari. Il socialista Hollande vuole rimettere mano alla Costituzione francese per ridurre (temporaneamente si sappia) i diritti in virtù della sicurezza. I suoi amichetti non saranno certo da meno. Ecco fatto; se fino ad oggi alle manifestazioni c’era un certo rischio di finire mazzolati, d’ora in avanti questa sarà una certezza. Sempre ammesso che le manifestazioni siano autorizzate.

Fantastica poi la decisione della UE di cacciare ben 3 miliardoni di euro per bloccare i disgraziati che cercano di andarsene da quell’orrendo pasticcio, un bel segno della famosa democrazia europea. Infatti in un paio di giorni la polizia turca ha arrestato circa 1.500 poveracci che chiedono solo di poter provare a vivere senza il rischio di beccarsi una democratica bomba in testa, un proiettile sparato da qualcuno o di farsi tagliare la gola. Potrebbero chiudersi in casa loro, direbbe qualcuno. Basterebbe avercela…

 

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