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tippitippiti tippi ti…. il TTIP

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Non sarà elegante da dire, ma io l’avevo detto. E così siamo rimasti a metà del guado. Mi riferisco al casino che si sta facendo attorno alla proposta di riconoscimento legale delle unioni tra coppie gay. Bene, benissimo anzi, chi può non essere d’accordo con una scelta del genere? Sempre naturalmente che la cosa riesca a prendere una forma un po’ più precisa e non si fermi a dichiarazioni di massima.

Manca però qualcosa per fare davvero festa; come più di qualcuno, ma nemmeno troppi ad essere onesti, fa notare. E le coppie di fatto etero? Che ne facciamo dei loro diritti? Perché ad una coppia omo devono essere riconosciuti diritti quali la possibilità di ereditare dal/la compagno/a, di assistere il/la partner eccetera e a me che vivo con la mia compagna da un fracco di anni tutto ciò viene negato? Anche il papa, peraltro molto abilmente come da tradizione cui quegli ambienti sono abituati, riconosce che bisogna accettare i matrimoni (civili) tra coppie dello stesso genere; occhio che però qui si usa la parola matrimonio e dunque in qualche modo si riconosce il potere della famiglia “legale”. Si dice che questo è solo il primo passo, poi tutto arriverà di conseguenza. Balle!

Non mi pare di essere eccessivamente originale dicendo che così, come al solito ognuno, si coltiva il proprio orticello nella migliore tradizione del peggiore corporativismo. Non sarà che molti dei nostri guai dipendono proprio da questo atteggiamento che ci fa interessare in particolare dei problemi che ci toccano più da vicino e ci fa ignorare quelli che riguardano il nostro prossimo? Non è forse anche per questo che, giusto per dirne una, ha relegato il sindacato a presenza quasi irrilevante nelle contrattazioni con il padronato e a diminuire (di conseguenza) drasticamente il numero dei tesserati? Non è forse anche per questo che, scusate se torno parecchio indietro nel tempo (ma a volte scavare nell’origine del male…. potrebbe fare bene), uno dei punti di frattura più pesanti tra i lavoratori fu la famosa marcia dei colletti bianchi? Non è forse così che la “controparte” ha buon gioco nel fottersene delle giuste rivendicazioni di alcuni settori perché sa che che la lotta riguarda solo loro e gli altri se ne disinteressano? Abbiamo perso del tutto il senso della comunità, del significato di sociale e di società e stiamo dando ragione alla mai rimpianta Thatcher quando diceva: “la società non esiste, esiste l’individuo”. Credo fermamente che uno degli errori più gravi che stiamo commettendo, a cominciare dalla sinistra (ed è quella che mi interessa, la destra almeno in questo è coerente), stia proprio qui. Non è affar mio, gli altri si arrangino; io ho altri cazzi a cui pensare. Senza capire che se almeno noi non stiamo uniti finiremo tutti, magari uno alla volta ma tutti, nel baratro in cui ci stiamo bellamente infilando.

Intanto ci sta arrivando addosso un’altra mannaiata di quelle ben assestate. La legge di stabilità (stabilizza solo il degrado in cui siamo impantanati), che in teoria vorrebbe ottimizzare le spese e di conseguenza risparmiare su quello, vorrebbe anche combattere (e prevede persino di incassare un tre miliardi di euro da quell’operazione) l’evasione fiscale, la corruzione e il malaffare tipicamente (nemmeno tanto, alla fine. È solo questione di metodo) italico. Condono fiscale, capirai che originalità, rientro di capitali dall’estero (a tassi irrisori) e amenità del genere. Il fatto è che sulla lotta all’evasione e alla corruzione (al di là di qualche proclama) non ci sono idee né proposte concrete. Come nulla di preciso c’è nella legge che dovrà poi essere di fatto scritta dal governo. Si vota sul vacuo e per di più, con la fiducia. Di preciso però c’è che chi pagherà saranno sempre quelli. Ottanta euro entrano da una parte (ora c’è anche la novità delle mamme. Quali, tutte?) e centocinquanta che escono dall’altra. Intanto però confindustria si esalta di fronte a tanto grasso che cola. Padoàn (l’accento va sulla seconda a e non sulla prima) ci dice che si creeranno 800.000 posti di lavoro. Ci fa la cortesia di dirci dove? Ha idea il nostro ministro di dove finiscono i soldi dei ricchi e dei valorosi imprenditori? Tornano in Svizzera (65 miliardi già andati in un battibaleno), finiranno investiti nella finanza dando fiato al sistema che è il vero responsabile della crisi; altro che noi poveracci che avremmo “vissuto al di sopra delle nostre possibilità”.

Fermiamoci un attimo su un altro punto, un’altra questione di cui, e solo per merito di una coraggiosa trasmissione, si comincia a parlare. Il famoso TTIP, trattato di libero scambio tra Europa e Stati Uniti. Fino ad oggi nessuno se lo era filato, tranne gli addetti ai lavori che si sono ben guardati dal rendere pubblica un’infamia del genere. Ora, piano piano, qualcosa trapela anche se si fa di tutto per minimizzare quello che sarà il reale impatto di una simile scelleratezza. Non si tratta di minchiate, sia chiaro, ma delle definitiva mazzata che colpirà ciò che rimane della vecchia Europa e dei suoi da tutti osannati (ma profondamente minati) diritti. Qualche anno fa, all’inizio della crisi, quando risultava chiaro che era il sistema ad essere marcio e necessario di profonde revisioni, qualcuno si illudeva che, sviscerato l’arcano, tutto sarebbe cambiato. Che di fronte a tanto sfacelo, non ci fosse altra scelta possibile che un cambiamento radicale e l’abbandono delle politiche neoliberiste che tanto danno avevano (sempre a noi, sia inteso) procurato. Se era evidente che un sistema del genere ci stava portando alla rovina, non rimaneva altro che abbandonarlo. Invece no! Colpo di scena, si è scoperto che se le cose andavano male, era solo perché le riforme (mica quelle che noi ci aspettavamo) non erano state fatte a sufficienza e per trovare il bene finale, bisognava portarle a termine. Geniale! Ma è appunto questo che rappresenta il famoso trattato, la fine definitiva (scusate la ripetizione) di tutto ciò che ha rappresentato il nostro ‘900. Il ritorno all’anarchia nei rapporti di lavoro, nei diritti civili e sociali, la cancellazione di quelle che sono sempre state (e sono) il fiore all’occhiello della nostra civiltà: le nostre Costituzioni. Il ribadire una vota per tutte che l’interesse supremo è quello di chi i soldi li ha già e in grande abbondanza. Che sulla crisi ci siamo sbagliati tutti e che chi l’ha davvero provocata, la crisi, sarà in grado di decidere sulle esistenze di tutti noi. Lo stanno già facendo, ma d’ora in avanti non ci saranno più limiti né difese possibili; giocatori e arbitri saranno sempre più solo loro. L’interesse dell’azienda prima di quella del cittadino, fine del gioco. Non illudiamoci, non ci sarà possibilità di sviluppo né tantomeno di creazione di lavoro; quello che rimarrà, di lavoro, sarà terreno di scontro tra poveracci sempre più poveracci che si contenderanno un boccone di pane da guadagnarsi in qualche modo, senza dignità né altra possibilità.

Bene venga (sempre ammesso che la Camusso mantenga ciò che ha detto…) lo sciopero generale; ma che le parole d’ordine non si fermino solo a controbattere questa disgraziata finanziaria, ma che si cominci a considerare il problema nella sua complessa totalità. A pensare seriamente all’inevitabilità di un modello di sviluppo davvero nuovo e diametralmente diverso da quello ormai obsoleto che non può più funzionare se non per gli interessi dei soliti noti.

Pensiamo ad un programma da realizzare che si basi su alcuni punti fermi e inamovibili. Chi ci sta ci sta, sul resto e sui dettagli si può anche ragionare. Ma smettiamola di inseguire chi ha magari qualche affinità teorica, ma che quando è il momento di dimostrare coerenza si ritappa il naso. Di questo passo finiremo per smettere di respirare. E, per cortesia, smettiamola anche di cercare il santo salvatore e magari di metterci il suo nome sull’eventuale lista. La politica è fatta dalla gente e non da una persona sola. Deve essere così, anche formalmente.

Bruno Tassan Viol

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3 Comments

  1. bruno viol ha detto:

    Mi pare più che chiaro. E altrettanto chiaro che questo è un punto su cui ciò che rimane della sinistra si dovrebbe compattare e, perché no, iniziare un percorso di possibile unità. Ne rimangono certamente altri, ma sarà meglio non dimenticare che si tratta di cosa estremamente urgente e sulla quale perdere significherebbe perdersi definitivamente.

  2. Francesco Cecchini ha detto:

    STOP TTIP ITALIA
    Fermiamo il trattato di liberalizzazione commerciale USA-UE
    Il TTIP, Transatlantic Trade and Investment Partnership, il trattato di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti d’America attualmente oggetto di negoziati volutamente segreti, è qualcosa di più di una semplice trattativa
    di liberalizzazione commerciale.
    E’ l’ennesimo attacco frontale che vede lobby economiche, Governi e poteri forti accanirsi su quello che rimane dei diritti del lavoro, della persona, dell’ambiente e di cittadinanza dopo anni di crisi economica e finanziaria, in un più ampio tentativo di disarticolare le conquiste di anni di lotte sociali con le politiche di austerity e di redistribuzione del reddito verso l’alto.
    Il negoziato TTIP, lanciato ufficialmente nel luglio 2013 e portato avanti in modo opaco e segreto dalla Commissione europea e dall’Amministrazione statunitense in vista di una sua possibile conclusione a fine 2014, disegna un quadro di pesante deregolamentazione dove obiettivo principale non saranno tanto le barriere tariffarie, già abbastanza basse, ma quelle non tariffarie, che riguardano gli standard di sicurezza e di qualità di aspetti sostanziali della vita di tutti i cittadini: l’alimentazione, l’istruzione e la cultura, i servizi sanitari, i servizi sociali, le tutele e la sicurezza sul lavoro.
    Con l’alibi di un’omogeneizzazione delle normative e la falsa illusione di risollevare l’economia dell’Europa, si assisterà ad una progressiva corsa verso il basso in cui saranno i cittadini e l’ambiente a farne principalmente le spese in un processo che porterà alla progressiva mercificazione di servizi pubblici e di beni comuni. Un rischio che viene tenuto sotto traccia a causa di trattative svolte a porte chiuse, sotto la forte pressione delle lobby delle industrie private senza un coinvolgimento efficace dei Parlamenti e del Congresso e senza che i cittadini vengano adeguatamente informati.
    Tra i principali obiettivi del negoziato, c’è la tutela dell’investitore e della proprietà privata, grazie alla costituzione di un organismo di risoluzione delle controversie, un vero e proprio arbitrato internazionale, a cui le aziende potranno appellarsi per rivalersi su Governi colpevoli, a loro dire, di aver ostacolato la loro corsa al profitto. Qualsiasi regolamentazione pubblica che tuteli i diritti sociali, economici ed ambientali, con la scusa della tutela della competizione e degli investimenti, rischierà di soccombere dinanzi alle esigenze delle aziende e dei mercati, tutelate da sentenze che saranno a tutti gli effetti inappellabili. Scenari che si sono già avverati nell’ambito di altri trattati di libero scambio come il Nafta, o che hanno permesso a una multinazionale energetica come la Vattenfall di citare in giudizio il Governo tedesco per la decisione della Germania di chiudere le proprie centrali nucleari.
    Per questo, come movimenti e organizazioni sociali italiane, abbiamo deciso di mobilitarci per opporci a un disegno politico che ha nella mercificazione dei diritti e nella tutela dei mercati il suo obiettivo principale. Ci appelliamo a tutte le forze sociali , sindacali e politiche del nostro Paese, perché convergano su una mobilitazione comune per fermare il negoziato TTIP , esattamente come successe alla fine degli anni ’90 con l’Accordo Multilaterale sugli Investimenti , nel decennio scorso con la Direttiva Bolkestein, o più recentemente con il negoziato Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA), il trattato che con la scusa della lotta alla ‘’pirateria’’ informatica e della salvaguardia del diritto d’ autore avrebbe attentato al diritto alla privacy e al libero accesso alla rete dei cittadini.
    Alcuni buoni motivi per fermare il TTIP
    Sicurezza alimentare: le norme europee su pesticidi, Ogm, carne agli ormoni e più in generale sulla qualità degli alimenti, più restrittive di quelle americane e internazionali, potrebbero essere condannate come “barriere commerciali illegali”;
    Acqua ed energia: sono settori a rischio privatizzazione. Tutte quelle comunità che si dovessero opporre potrebbero essere accusate di distorsione del mercato
    Il sito della campagna: http://www.stop-ttip-Italia.net
    Servizi pubblici: il TTIP limiterebbe il potere degli Stati nell’organizzare i servizi pubblici come la sanità, i trasporti, l’istruzione, i servizi idrici, educativi e metterebbe a rischio l’accesso per tutti a tali servizi a vantaggio di una privatizzazione che rischia di escludere i meno privilegiati
    Diritti del lavoro: la legislazione sul lavoro, già drasticamente deregolamentata dalle politiche di austerity dell’Unione Europea, verrebbe ulteriormente attaccata in quanto potrebbe essere considerata “barriera non tariffaria” da rimuovere
    Finanza: il trattato comporterebbe l’impossibilità di qualsivoglia controllo sui movimenti di capitali e sulla speculazione bancaria e finanziaria;
    Brevetti e proprietà intellettuale: la difesa dei diritti di proprietà delle imprese sui brevetti metterebbe a rischio la disponibilità di beni essenziali, quali ad esempio i medicinali generici. Così come la difesa dei diritti di proprietà intellettuale possono limitare la diffusione della conoscenza e delle espressioni artistiche;
    Gas di scisto: il fracking, già bandito in Francia per rischi ambientali, potrebbe diventare una pratica tutelata dal diritto. Le compagnie estrattive interessate ad operare in questo settore potrebbero chiedere risarcimenti agli Stati che ne impediscono l’utilizzo. In questo modo si violerebbe il principio di precauzione sancito dall’Unione Europea, incentivando iniziative economiche che mettono in pericolo la salute umana, animale e vegetale, nonché la protezione dell’ambiente;
    Libertà e internet: i giganti della rete cercherebbero di indebolire le normative europee di protezione dei dati personali per ridurli al livello quasi inesistente degli Stat Uniti, autorizzando in questo modo un accesso incontrastato alla privacy dei cittadini da parte delle imprese private
    Democrazia: il trattato impedirebbe qualsiasi possibilità di scelta autonoma degli Stati in campo economico, sociale, ambientale, provocando la più completa esautorazione di ogni intervento da parte degli enti locali
    Biocombustibili: il TTIP attraverso l’armonizzazione delle normative europee in ambito energetico, incentiverebbe l’importazione di biomasse americane che non rispettano i limiti minimi di emissione di gas a effetto serra e altri criteri di sostenibilità ambientale.
    Ribellarsi ad un trattato che antepone la logica del profitto illimitato alla tutela dei diritti inalienabili sanciti formalmente nelle convenzioni europee e internazionali,
    vuol dire assumersi la responsabilità di determinare un cambiamento che sia a beneficio di tutti e non ad appannaggio dei soliti noti
    La Campagna STOP TTIP è promossa da Abruzzo Social Forum, Aiab, Altramente, Arci, Associazione Botteghe Del Mondo, Associazione Cul-turale Punto Rosso, Associazione Rurale Italiana, A Sud, Attac Italia, Centro Internazionale Crocevia, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, CETRI-Tires, Cipsi, Comisión Europea Derechos Humanos Y Pueblos Ancestrales, Comitato Lavoratori Cileni Esiliati, Comitato per la Pace Rachel Corrie (Valpol-cevera Genova Bolzaneto), Comitato Roma 12 per i Beni Comuni, Commissione Audit Parma, Comu-ne-Info, Confederazione Cobas, Coop. Fair, Coordinamento Nord Sud Del Mondo, Cospe, Costituzio-ne Benicomuni, Ecomapuche – Amicizia Con Il Popolo Mapuche, eQual, Ennenne, Fairwatch, Fiom, Fondazione Cercare Ancora, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Forum cittadini del mondo R. Amarugi, Forum Italiano Dei Movimenti Per L’acqua, Forum per una nuova finanza pubblica e so-ciale, Fratelli dell’uomo, Global Project, Laboratorio Urbano Reset, Link – Coordinamento Universita-rio, Mag 4 Piemonte, Maurice GLBTQ, Medici Senza Camice, Mst-Italia, Municipio Dei Beni Comuni, Osservatorio Italiano Sulla Salute Globale, People Health Movement, Re:Common, Rete Della Cono-scenza, Reorient, Rete Della Conoscenza, Sbilanciamoci, Scup, Sos Geotermia – Coordinamento Dei Comitati In Difesa Dell’Amiata, Spazi Popolari – Agricoltura-Organica-Rigenerativa, Transform! Italia, Un Ponte Per, Unione Degli Studenti, Unione Sindacale Italiana , Yaku E’ sostenuta da Federica Daga (M5S), Lista L’Altra Europa con Tsipras, Partito Pirata Italiano, Rifondazione Comuni-sta, SEL Singoli aderenti Anna Bellia, Franco Boni, Stefania Brocchi, Iolanda Capezza, Giulio Cengia, Silvia De Luca, Linda Guerra, Francesco Lucat, Silvana Niutta, Enrica Noseda, Sergio Ruggeri, Andrea Saroldi, Giorgio Sgarbi, Maria Pia Simonetti, Susanna Sinigaglia, Vitangelo Solimini, Alex Zanotelli

  3. Questo articolo pone molta carne al fuoco, ed accenna a molti problemi. Desidero soffermarmi su uno: il ” matrimonio” fra omosessuali. Io sono convinta che il legame fra due dello stesso sesso debba esser riconosciuto ai fini pensionistici, ereditari, e non vedo perchè si debba chiamare matrimonio, basta unione legale ai fini della legge e non capisco perchè si fa un “tal casino” perchè venga data ad uno la facoltà di ereditare pagando meno tasse o di avere la pensione di reversibilità per il convivente deceduto. Ma ora sono stanca che questo per me non problema riempia le pagine della stampa ed i mezzi di informazione, quando le coppie italiane, sposate o meno, vivono sull’ orlo di un baratro, con un futuro sempre più incerto. Certe volte mi chiedo se le “nozze gay” non siano uno specchietto per le allodole per nascondere il resto, la mancanza di lavoro per i giovani, il taglio di sanità e servizi, e via dicendo. Ed ha ragione l’ autore dell ‘articolo: chi convive con la compagna rischia di essere meno tutelato di chi vive con il compagno. E mi sovviene che mesi fa, con l’ Italia che andava affondando come ora, i giornali erano pieni dei problemi del cognome da dare a non so che tipologia di figli. E vi assicuro che pensavo: ” Ma chi se ne frega, quando chi ha lavoro rischia di venir licenziato, quando non c’ è lavoro, non ci sono servizi, ma chi se ne frega…Sono questi forse i problemi italiani? Quindi si legalizzino pure le coppie omosessuali, ma la si smetta di mettere questo problema in vetrina. Io non ne posso più. Incominciamo a parlare concretamente della nave italia che affonda anche grazie a ” le sue regine, i suoi fanti, i suoi re” e di come tenerla a galla, dati alla mano, mentre abbiamo perduto un sacco di tempo per cambiare il senato ecc. in sintesi per creare uno stato accentratore, secondo me, con limiti per la democrazia.

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