IL NOSTRO VICINO NUCLEARE
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Ritorno a Raqqa
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Occasione “Persia”.

Pare proprio che ci stiamo arrivando. I veri motivi per cui la Siria e’ da 7 anni sotto le bombe stanno cominciando ad affiorare con maggiore chiarezza. 400.000 e passa morti non sono andati al creatore perche’ da queste parti ci sia in giro qualcuno che combatte ed accoppa in nome della democrazia o per la conquista dei diritti negati. In realta’ ci sarebbero I kurdi che in qualche modo potrebbero rivendicare intorti subiti e la lotta nei confronti del governo centrale, ma che si stanno facendo trascinare in un vortice che finira’ per travolgerli; loro ed i loro ideali. La sensazione che si ha (senza pretendere che cio’ sia condiviso, ovvio), e’ che le inevitabili pressioni da parte degli attori esterni finiranno per inquinare fatalmente i principi da cui la lotta dei kurdi e’ partita. Come precedentemente detto, un conto e’ poi parlare parlare del Kurdistan ed un conto e’ parlare della regione che ad oggi e’ di fatto sotto il controllo (militare piu’ che altro) della coalizione la cui maggioranza e’, appunto, rappresentata dai militari kurdi. Probabile che alcuni nodi ad oggi irrisolti, verranno presto o tardi al pettine. Il, controllo praticamente totale delle maggiori risorse energetiche, alimentari ed idriche da parte delle SDF non farannno che esacerbare i dissapori tra le varie componenti che attualmente compongono la Siria del Nord Est. Che poi questa regione venga, come qualcuno immagina di fare in futuro, messa sotto il controllo militare delle truppe saudite e degli emirati, fa presagire tempi poco brillanti per quell’area.

Detto cio’, alcuni equilibri che ad oggi sembravano in via di definizione, perlomeno all’apparenza, danno idea di cominciare a sgretolarsi sotto i colpi e le bombe che, principalmente, Israele ha cominciato ad elargire sempre piu’ frequentemente e sempre piu’ abbondantemente. C’era in realta’ da prevederlo e ne avevamo anche accennato, mano a mano che i governativi si avvicinano al confine con Israele, in verita’ con il Golan che Israele occupa illegalmente dal 1967 e che secondo varie risoluzioni del Consiglio di Sicurezza ONU e’ Siria, diventano inevitabili le scaramucce tra i contendenti. Che poi sia Israele a sostenere che I bombardamenti in Siria sono un atto di difesa contro il (presunto) lancio di missile da parte degli iraniani contro il Golan, pare una presa per il culo. Che dovrebbero dire i siriani e I loro alleati iraniani dei continui attacchi israeliani perpretati con metodo da parecchio tempo (stiamo sempre parlando di atti al di fuori dalla legalita’ internazionale, anche se vien da ridere solo a dirlo) in Siria? Per certi versi sarebbe persino comprensibile che lo stato ebraico cerchi di boccare l’espansionismo iraniano nell’area, ma sarebbe un po’ come pensare che i russi cominciassero a bombardare le postazioni missilistiche che la Nato ha piazzato lungo i suoi confini. Evidentemente si tratta solo di una questione di interessi e rapporti di forza, e dove Israele puo’ arrivare, Putin non ce la fa.

Ecco, la posizione della Russia in Siria comincia a divenire piuttosto complicata e per certi versi illeggibile. Fino ad oggi e sul campo, l’appoggio delle forze russe e’ stato evidentemente determinante nella riconquista di buona parte del territorio che Assad aveva perso a favore dell’Isis (e di in pratica, semplificando, Al Qaeda) e di fatto a mettere in sicurezza quasi i due terzi dello stato. L’assenza di commenti russi in merito ai bombardamenti ed i viaggi che il democratico Netanyahu si fa con una certa frequenza a Mosca, dimostrano che al di la’ della Siria (e dell’Iran probabilmente), ci sono interessi piu’ vasti che vanno difesi. Forse fino ad ora ci si era dimenticati del ruolo altrettanto fondamentale delle milizie sciite iraniane e delle guardie della rivoluzione di quel paese, nonche’ di Hezbollah. Questa presenza, soprattutto se mettesse radici, diventerebbe inaccettabile per altri soggetti come gli Usa, ma soprattutto per Israele ed i loro nuovi amichetti sauditi e degli Emirati del Golfo, che sullo stesso terreno avevano gli stessi ma opposti progetti iraniani. Insomma un bel pasticcio di nuovo e forse dimostrativo del fatto che alla fine l’interesse principale della Russia e’ fondalmentalmente concentrato sul Mediterraneo e sul mantenimento di quelle basi e di buoni rapporti con la Turchia (con cui condivide enormi interessi principalmente dal punto di vista degli impianti (le pipelines) indispensabili a garantire l’influenza del gas russo verso l’Europa ed il controllo del petrolio dell’area dei Pasei centroasiatici). Probabilmente l’Iran si potrebbe anche sacrificare, vedremo.

Quale soluzione adottare dunque? Come non approfittare della situazione di minaccia che Israele, nel piu’ totale silenzio, se non nell’appoggio dichiarato dell’UE, sostiene di subire a causa della presenza iraniana ai suoi confine? Il biondo americano (che peraltro si sta accapparando meriti nei colloqui di pace tra le due Koree che francamente non gli spettano) ce lo ha immediatamente fatto capire; dopo aver venduto armamenti all’Arabia Saudita per cifre colossali ed averli appoggiati nella folle guerra allo Yemen, ora ha fatto carta straccia dell’accordo sul nucleare iraniano JCPOA. Come dare carta Bianca ad un intervento diretto che da anni Israele e Arabia Saudita aspettano con ansia. Per ora il teatro rimane quello siriano, con la differenza che i soggetti che fino ad oggi si sono confrontati erano principalmente dei “rappresentanti”, proxy come si dice; ora invece la faccenda si fa piu’ complicata con l’entrata in campo dei titolari.

Niente di positivo, in parole povere; solo orizzonti sempre piu neri. Forse sarebbe ora che gli eruopei, su questa Europa si puo’ traquillamente mettere una pietra tombale, si svegliassero un attimo per capire che, al di la’ di quanto sostiene Gentiloni, gli equilibri vanno rinnovati e non fatalmente lasciati quali sono anche a costo di farci portare verso scenari ad oggi difficili da interpretare con precisione, ma che sicuramente non lasciano supporre davvero nulla di buono.

Docbrino

1 Comment

  1. Sebastiano Comis ha detto:

    Dopo la normalizzazione di Egitto e Irak e la demolizione, in corso, della Siria, l’Iran è rimasto l’unico grande paese islamico a difendere i palestinesi dalle porcate che Israele commette quotidianamente contro di loro. Un appoggio che da ai palestinesi coraggio e speranza, mentre Israele li vuole avviliti e disperati. Per questo l’Iran, che oltretutto ha 80 milioni di abitanti, è diventato la bestia nera di Israele. Quella della bomba atomica che l’Iran, a stare a sentire Netanyahu, ormai da quindici anni l’Iran sarebbe stato sul punto di costruire, era solo una scusa per giustificare la solita aggressione difensiva che è nella tradizione dello stato ebraico. Ma Obama ha preso Netanyahu in contropiede, cioè in parola, e ha concluso con l’Iran il trattato del 2015, che l’Iran ha rispettato. Ma evidentemente non era questo l’obbiettivo di Israele. Arrivato il nuovo presidente americano, questa volta con genero ebreo sionista, altra sceneggiata di Netanyahu che risfodera senza pudore le accuse di cinque anni prima. Nessuno gli crede, ma non importa. Trump fa coriandoli del trattato formato dal suo predecessore, minaccia sanzioni all’Iran e ai paesi che non le rispettassero e in pratica dà carta bianca a Israele per una possibile guerra diretta o indiretta all’Iran. Ce n’è abbastanza anche per la pavida Europa per tracciare una linea rossa per Israele e Stati Uniti:economica, politica, morale. Se non lo facciamo adesso, con personaggi impresentabili come Bibi e Don, non lo faremo più. E chissà che un nuovo governo italiano, magari per motivi diversi, non arrivi a prendere posizioni impensabili per una ‘sinistra’ ormai decotta.

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