Ucraina e dintorni
2 marzo 2014
Bor (il nome della citta’ in cui sto) e Borco (il cane che ci tiene compagnia) mondo.
4 maggio 2014

Vacanze primaverili

Aria di primavera…

 

e di prima-vere/false ce ne sono state persino troppe; magari nate sotto i migliori auspici, ma troppo spesso finite in caciara. Ora si cerca di spacciare per una nuova primavera anche il casino che si sta consumando in Ucraina, ma sarà anche perché quello è un Paese generalmente freddino, quella primavera stenta a convincere. Se poi uno vuole credere a ciò che i nostri valorosi italici reporter ci vengono a raccontare sulle principali testate, prego, si accomodi, ma sappia che si tratta di solenni balle.

 

Cerchiamo subito di chiarire un concetto; qui non si tratta di difendere una figura losca come Putin o quel suo regime che puzza più di fascismo che di quel comunismo cui ancora credono i nostri giornalisti. Si tratta piuttosto di capire come si è arrivati a questo punto.

 

Da anni la Nato sta cercando di allargarsi a est dell’Europa in modo da mettere alle strette e limitarne il potenziale politico, economico e militare, della Russia, uno dei cosiddetti Paesi emergenti, nonché concorrente sul piano dell’influenza che quello stato potrebbe avere sul medio oriente e le repubbliche centro asiatiche. Da decenni soprattutto gli Stati Uniti (che di fatto controllano e comandano la Nato) stanno implementando una politica aggressiva nei confronti dell’immensa nazione russa, prima con il posizionamento dei missili, poi con lo scudo spaziale (ce ne eravamo quasi dimenticati, ma nel frattempo buona parte del progetto è stata realizzata), poi ancora con il posizionamento delle truppe sempre più vicine ai confini russi. Pare abbastanza ovvio che ai russi tutto ciò non faccia eccessivo piacere e che, a modo loro, reagiscano per contenere questa espansione.

 

Naturalmente, la Nato giura di non avercela con la Russia, ma di allargarsi a est per controllare una zona che sta invece da un’altra parte. L’Iran, uno degli imperi del male. Che poi la stessa Russia si offra come partner credibile per trovare una soluzione agli allarmanti attriti tra Usa e Iran e che agli Stati Uniti ciò non importi un acca, significa poco per i nostri attenti cronisti. Che infatti hanno le idee chiare in merito alle responsabilità di quanto sta accadendo in Ucraina. Come se la sicurezza della Federazione russa fosse del tutto estranea a quelle turbolenze. Putin è un guerrafondaio, ma a quanto pare non se ne va in giro per il mondo con i propri caccia bombardieri a fare macelli. Putin è un imperialista, il che può persino essere vero, ma non se ne va in giro a mostrare false prove di responsabilità su stragi che poi vengono metodicamente smentite. Leggersi l’articolo di Seymur Hearsh, che stranamente Repubblica ha pubblicato un paio di giorni fa, sulle responsabilità della strage commessa qualche mese fa in Siria e causata dall’uso del gas Sarin.

 

Probabilmente se si fosse venuti a sapere che l’attacco con il gas sulla popolazione civile era stato voluto e fatto eseguire da qualche personaggio scomodo e non da Erdogan, si sarebbe invocato immediatamente il Tribunale Criminale Internazionale. Non mi risulta che si sia alzata una sola voce che abbia chiesto la sua incriminazione, eppure i presupposti ci sarebbero tutti.

 

Tornando a Kiev, pare anche abbastanza chiaro chi abbia ordinato di sparare su civili e poliziotti, ma anche lì dopo un principio di finto scandalo, tutto tace. Eppure ci sono intercettazioni chiare che ne definiscono le responsabilità. Ma i cattivi ormai sono stati scelti e identificati e si procede così, anche di fronte alle evidenze.

 

C’è la faccenda del gas, così prezioso per l’Europa (e per la Russia per cui la vendita di gas rappresenta la voce più importante del suo bilancio) che fino ad oggi ha permesso di limitare gli eccessi e le prese di posizione concrete nei confronti di Putin & C. Ma Obama ha già fatto sapere che è pronto a portare nel nostro continente il suo gas ottenuto attraverso quel crimine che va sotto la definizione di fraking. Non sarà certamente così semplice, gli americani tendono spesso ed essere eccessivamente faciloni, per poi accorgersi (normalmente a spese soprattutto nostre e troppo poco loro) di avere fatto delle cazzate.

 

Insomma, la vicenda ucraina è ancora lungi dall’essere definita e ne vedremo ancora delle belle. Sarebbe però onesto guardare meglio la realtà delle cose e di non trattarle non si capisce bene se con superficialità o con ignoranza; magari pensandoci bene prima di andare a rompere le balle a chi ha tutte le possibilità (e di certo anche la volontà) di reagire a queste stupide (sempre per noi europei, mica troppo per gli Usa) provocazioni che ci portano esattamente nella direzione opposta rispetto a quella che ci dovrebbe essere più congeniale. Lasciare perdere gli interessi statunitensi che non corrispondono affatto ai nostri e cominciare a pensare seriamente ad una politica estera europea seria e centrata su obiettivi opposti a quelli che queste stupide avventure ci fanno credere siano quelli giusti. Smettiamola di raccontarci che abbiamo ancora debiti di riconoscenza abbondantemente pagati e che noi (e soprattutto chi ci sta dietro) siamo i portatori della democrazia; non se ne può davvero più.

 

Ridefiniamo l’Europa, ripensiamola completamente e diamole una dimensione e un’opportunità vera, democratica, di vera cooperazione economica, sociale e con confini che non tengano conto solo del recente passato, ma di una storia comune che non si ferma a Kiev, ma continua fino a Vladivostok. E sganciamoci finalmente da quell’immondo carrozzone che è la Nato, appendice militare degli interessi Usa e non certamente europei. Almeno di quell’Europa che dovremmo immaginarci seriamente e cercare di cominciare a costruire fin dalle prossime imminenti elezioni.

 

Bruno Viol

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