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Ucraina e dintorni

Cosi’, per continuare quello che si diceva a proposito di controrivoluzione globale, fermandosi per ora all’Ucraina.

Saluti da Bor, Sud Sudan.

Bruno Tassan Viol

oborona_sevastopolya

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La storia si ripete, non c’e’ che dire. E’ passato piu’ di un secolo e mezzo, ma pare non sia cambiato niente da allora. Ne’ la regione in cui spirano i venti di Guerra, ne’ la sacra alleanza che si schiera contro il solito nemico. All’epoca l’Italia ancora non esisteva, almeno dal punto di vista politico, ma ci pensarono i Savoia a mandare le loro truppe a difendere, oltre che i luoghi sacri all’interno dell’impero ottomano, i propri futuri interessi.

Insomma, Crimea allora, Crimea ora. Rispetto ai bei tempi andati, probabilmente chi ha, avra’, piu’ da rimetterci oggigiorno non sara’ la Russia, che comunque si gioca buona parte della credibilita’ politica, ma probabilmente incrementera’  (neppure ce ne fosse bisogno) quella militare. Direi che perdere la Crimea per la Russia sia fuori discussione, significherebbe perdere parecchia influenza sul Mar Nero e poi sul Mediterraneo. Alla Nato, invece, non basta ancora evidentemente la figuraccia rimediata qualche tempo fa quando aveva tentato un’operazione simile a quella attuale in Georgia con il risultato di uscirne con le ossa piuttosto rotte e con il rafforzamento della presenza e dell’influenza della Russia nelle regioni che si erano gia’ di fatto separate da Tiblisi. Nemmeno la lezione siriana pare servire alla Nato. La volonta’ di allontanare Russia e Iran dal Mediterraneo ha ottenuto il risultato di spianare un’intera nazione, di provocare un esodo della popolazione enorme e di lasciare la cosiddetta opposizione nelle mani di fanatici. Non male, vero?

Oggi con l’Ucraina cosa si vorrebbe ottenere? Un’altra Guerra? Un’ulteriore scissione di una nazione? L’isolamento politico di Mosca? Se i primi due obiettivi sono senza dubbio a portata di mano, l’ultimo pare meno abbordabiile. Dova cazzo va l’Europa senza il gas russo? Certo nemmeno la Russia andrebbe lontano senza la vendita di gas all’Europa. Ma la Russia qualche alternativa, a meno che non si pensi che tutti sarebbero disposti a boicottare Mosca, ce l’ha. Ed ha pure dalla sua parte almeno mezza Ucraina; quella meta’ che nemmeno si sognerebbe a lasciare l’abbraccio russo e non perche’ l’altra meta’ sarebbe per buona parte governata dai fascisti, ma perche’ storicamente e culturalmente parte integrale di quell’impero.  E dunque, che si fa ora? Ci si limitera’ a dare del cattivo a Putin che di quella nomea non ha certo bisogno? Oppure ci si affidera’ al glorioso esercito ucraino (la cui fedelta’ all’attuale governo e alla Nato e’ tutta da verificare). Certo, l’alleanza atlantica e’ da anni che sta lavorando ai fianchi gli ucraini e qualche risultato l’ha certo ottenuto, ma ho come l’impressione che stia sopravvalutando i suoi nuovi alleati. Senza contare che un colpo di mano come quello attuale non sara’ senza conseguenze anche per altri soggetti dell’area. Basti pensare che la Moldavia e’ gia’ di fatto divisa in due, la Transnistria e’ praticmente indipendente da Chisinau e senza l’appoggio russo non andrebbe lontano.

Ma ancora l’Europa… come al solito l’Europa e’ la grande assente da questo contesto, non tanto per quello che fa (seguire scodinzolando le pretese degli USA), ma per quello che non riesce a fare. Saro’ noioso, ma e’ questo il punto; l’Europa che non esiste, che non ha forma politica, che e’ tutt’al piu’ un agglomerate instabile di Nazioni con pretese e poteri diversi, che non ha capito che per prendere forma deve necessariamente staccarsi dagli interessi degli altri e seguire un progetto, un’idea di Europa non solo politicamente diversa, con equilibri diversi rispetto a quelli attuali, ma anche geograficamente differente. Continuare a pensare che l’immenso territorio della Federazione Russia vada oltre ai confine dell’Europa e’ l’errore piu’ clamoroso che si possa immaginare. Da qui bisogna ripartire, da qui allora potrebbero prendere forma anche pretese di diritti politici e umani condivisi, di un continente piu’ forte anche dal punto di vista economico. In assenza di un progetto del genere c ontinueremo solo a fare gli interessi degli altri e a subirne le conseguenze. Pensiamoci; ora.

3 Comments

  1. bruno viol ha detto:

    segnalerei questo articolo molto interessante: http://www.carmillaonline.com/2014/03/06/13250/

  2. Sebastiano Comis ha detto:

    Una signora un po’ immatura in un momento di mona si è lasciata sedurre da un irresponsabile che però non intende né portarsela in casa né mantenerla. E adesso? Se il marito autoritario non se la riprende, che fa? (il seguito al prossimo numero)

  3. CdP ha detto:

    Secondo me, l’Unione Europea è retta da una banda di ubriachi, ebbri di reddite finanziarie e di invidia per la “gloria” colonialistica degli avi. Basta vedere su wikipedia lo stridente contrasto tra l’origine proletaria e laburista e gli attuali titoli nobiliari di Catherine Margaret Ashton, Baronessa Ashton di Upholland, ministra degli esteri europea. Cosa c’entra una carriera di dirigente del movimento pacifista inglese, il mitico CND di Bertrand Russel ed E.P. Thompson, con l’attuale sostegno alle bande nazionaliste e neonaziste ucraine (e molte altre cose), se non come significante rivelatore della crisi della sinistra europea post-novecentesca? Se questi sono gli effetti dell’ascesa al potere delle vecchie generazioni pacifiste (si scrive che ci sia passata anche l’attuale neoministra italiana della Guerra…), allora àridàtece i militari, come affermavano nei loro deliri da cretinismo parlamentare i Bertinotti ed i Menapace, quando stavano al governo, e qualcuno ancora se li filava con le loro incoerenti variazioni sul tema.
    Almeno i governanti sabaudi sapevano cosa facevano, quando mandavano il loro contingente a morire di epidemie in Crimea. Un reparto sacrificato in cambio di consistenti aiuti anglofrancesi futuri. Ora, cosa pensano di ottenere gli ottusi governanti europei di oggi? Altri milioni di impoveriti emigranti per abbassare le paghe occidentali? Ulteriori universi di fabbriche chiuse (il 90% dell’economia ucraina è legata all’interscambio con la Russia) in cui de-localizzare altre fabbriche da chiudere qui? Oppure, veramente, la risoluzione dei problemi di vita di intere popolazioni attraverso il loro sterminio in un’ulteriore guerra? La Jugoslavia non ha insegnato proprio nulla? Sentire politici come la Merkel o il presidente della commissione europea (come diavolo si chiama?) rivendicare l’intangibilità delle frontiere ucraine fa ridere, dopo l’appoggio accordato alle secessioni slovena, croata, bosniaca, macedone, montenegrina ed infine perfino del Kossovo, una semplice regione autonoma della Serbia. In fondo la Crimea è almeno una repubblica autonoma…
    Ai politici europei due proposte. Una ridicola: mandateci Renzi, con il suo cesareo “veni, vidi, vici”. Ed una seria: guardatevi per un istante questo quadro del pittore sovietico Aleksandr Djeynjeka, ambientato nella Sebastopoli del 1942. Vi fa venire qualche idea?
    Caino

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