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Un’Alba (1) Mediterranea contro troika ed euro.

alba1

di Francesco Cecchini

(1)I paesi dell’ Alianza bolivariana para Las Americas ( ALBA) sono: Cuba, Venezuela, Bolivia,Ecuador, Nicaragua, San Vicente e Las Granadinas, Antigua, Barbuda e prossimamente Panamà. ALBA è uno strumento di integrazione tra i paesi che la compongono che ha cambiato il Sud America, costruendo rapporti economici e sociali non più fondati su un modello liberale e capitalista, ma sul mutuo appoggio e su rapporti solidali che hanno come obiettivo la liberazione di interi popoli fino ad allora ignorati nelle loro istanze e diritti.

L’ iniziativa, “L’Alba di una nuova Europa”, organizzata dal Movimento 5 Stelle e gestita da Manlio Di Stefanon ed Alessandro Di Battista (rispettivamente Vicepresidente e capogruppo 5 stelle nella commissione Esteri della Camera dei Deputati ), Venerdì 13 marzo, presso l’ Auditorium Sandro Pertini della Camera dei Deputati, è stata seguita da molte persone in sala o in streaming o poi guardando il video su You Tube. E non solo in Italia. . A Cuba,.su Cuba Debate, è stata pubblicata una nota informativa ed un video dell’evento. Hanno partecdipato il giornalista/scrittore Gianni Minà, gli economisti Luciano Vasapollo e Joaquin Arriola, il segretario di ALBA, il venezuelano Bernardo Alvarez; il viceministro Affari Esteri deel Nicaragua, Alba Beatriz e i rappresentanti diplomatici di Ecuador, Bolivia e Cuba.

Video completi dell’evento:

Intervento di Gianni Minà:

Intervento di Luciano Vasapollo

Intervento di Joquin Arriola:

Un’ altro breve video di Luciano Vasapollo sulla possibilità di uscita dall’ euro:

L’idea guida è stata quella di prendere ad esemipo il processo di rottura, avvenuto in America Latina dalla dominazione degli Stati Uniti e alla dolarizzazione e riproporlo, con le dovute differenze, all’ interno dell’ Unione Europea per liberare Portogallo, Italia, Grecia e Spagna, il sud dell’ Europa dalle politiche di austerità, dalla dittatura dell’ euro e da quella di istituzioni come la Bce e la Troika e di Germania e Francia.

I lavori sono stati introdotti da Di Stefano che sottolineato l’ insostenibilità del sistema euro innanzitutto per i paesi del sud europa ,l’ esempio dei paesi dell’ ALBA ,la possibilità di altre ipotesi di sviluppo, che il Movimento 5 Stelle vuole tradurre in atti legislativi.

Gianni Minà, ha esordito affermando che era presente, innanzitutto, per imparare come l’ esperienza di ALBA può essere utile per l’ Italia ed Il sud dell’ Europa. Ha criticato un informazione, o meglio una disinformazione che negli Stati Uniti ed in Europa ha raccontato le esperienze dei paesi dell’ ALBA secondo i punto di vista degli interessi politici ed economici dominanti, descrivendo i leader e i processi di cambio come folkloristici, populisti o , peggio, dittatoriali. L’Alba è una realtà pressoché sconosciuta nel nostro Paese, nota solo a piccoli gruppi “di nicchia”, ai movimenti sociali e politici marginali e con un peso nullo nella politica nazionale. Del resto, sorvolando sulla destra italiana che “di default” vede l’America Latina con gli occhi di Washington, se pensiamo che nei partiti di sinistra nostrani il defunto presidente venezuelano e Fidel Castro vengono platealmente dipinti nella migliore delle ipotesi come autocrati – se non come dittatori che hanno oppresso e affamato i loro popoli – capiamo quale possa essere il livello di interesse istituzionale per il fermento che da quasi 15 anni a questa parte sta cambiando il volto dell’America Latina.

Stesso trattamento riservato dalla stampa mainstream, vede e descrive l’America Latina attraverso le lenti deformanti del potere, quello che, descriveva (e descrive) Hugo Chávez come un dittatore evitando magari di riportare che al suo funerale erano presenti 33 tra capi di Stato e di governo da tutto il mondo e più di due milioni di venezuelani.

La responsabilità della stampa nel raccontare il mondo latinoamericano così come lo vediamo dipinto è pesante da decenni impegnato nel cercare di divulgare quel che accade in America Latina. Ma gli spazi per raccontare la realtà delle cose sono praticamente inesistenti e in Italia, dove l’editoria indipendente è stata massacrata. A Minà che da tempo segue l’evolversi delle vicende latinoamericane, è sembrato un miracolo che in un luogo come il Parlamento italiano si parli finalmente e con i diretti interessati, della Alianza Bolivariana.

Minà ha inoltre ricordato che se qui il nemico è la Troika, BCE, Comissione europea e Fondo Monetario, prima della formazione di ALBA, vi era anche in Sud America una Troika costituita da Washington, Banca Mundiale a devastare economie e popoli.

Luciano Vasapollo, docente di Economia all’Università La Sapienza ed esponente del Centro Studi Trasformazioni Economiche e Sociali CESTES,. ha rivendicato l’inizio, ormai cinque anni fa, di un dibattito scientifico e politico su un’area euromediterranea alternativa all’Unione Europea e all’Eurozona, agganciato alle dinamiche dei movimenti sociali e delle rappresentanze sindacali.. Nel libro “Il risveglio dei maiali”, scritto con Joaquin Arriola e Rita Martufi (edito da Jaca Book tradotto e pubblicato ormai in diverse lingue) e insieme a pochi altri intellettuali militanti a livello europeo, hanno cominciato a proporre la rottura dell’Unione Europea e la formazione di ‘un’Alba euromediterranea’ come via d’uscita radicale ma credibile ad una crisi del modo di produzione capitalistico che ha assunto un carattere sistemico. Una proposta che considera necessaria una fuoriuscita dall’euro non di un singolo paese, la cui economia sarebbe immediatamente danneggiata dagli attacchi speculativi, e non per tornare alla vecchia moneta nazionale, il che avrebbe effetti disastrosi. Ciò che si propone è un’alleanza di paesi – quelli della sponda sud del Mediterraneo, i più indeboliti dall’euro e dalle politiche rigoriste imposte dalla Germania orientate a costruire una periferia interna all’Ue che fornisca al centro manodopera a basso costo e assorba i prodotti esportati da Berlino – che rompa con la moneta unita europea e con il meccanismo di dominazione economico-politica dell’Unione Europea per costruire un altro aggregato di paesi, con una propria moneta comune e un sistema basato sulla complementarietà e l’equilibrio. Occorre, ha spiegato Vasapollo, che le banche vengano nazionalizzate così come altri settori chiave dell’economia come le telecomunicazioni, l’energia o i trasporti, in maniera da ridare al settore pubblico e allo stato la capacità di intervenire in campo economico per contrastare gli effetti della crisi e gli interessi dei poteri forti.

Sullo stesso tema è intervenuto Joaquin Arriola, docente di economia dell’Università del Pais Vasco è intervenuto sullo stesso tema, ricordando  che le storture economico-sociali provocate dall’introduzione dell’euro erano già note prima ancora che la moneta unica entrasse in vigore.

Per esempio il premio Nobel Franco Modigliani nel 1996 lanciò un preoccupato allarme sulle conseguenze nefaste provocate dall’introduzione di quella che chiamò “la moneta tedesca”, cioè l’euro.

In molt pensavano che l’ euro, moneta unica, avrebbe accelerato un processo di creazione e rafforzamento di una Europa federale, democratica e solidale che in realtà non è mai nata Oggi l’Ue è un organismo costruito sulla base degli interessi delle classi e dei paesi dominanti e dell’egoismo dei potenti. La moneta unica è stata utilizzata da Francia e Germania per rafforzare le proprie economie e il proprio potere. In particolare la Germania ha utilizzato il processo di unificazione europeo e l’introduzione della moneta unica per assorbire e socializzare i costi dell’assimilazione della Germania e della sua espansione nell’Europa orientale dopo la caduta del blocco socialista. Da anni Berlino utilizza una sfacciata politica di dumping per favorire i propri prodotti e le proprie esportazioni desertificando così le economie dei paesi della sponda meridionale del Mediterraneo finalizzate alla mera importazione di merci e di macchinari tedeschi. D’altronde la Germania è l’unico paese tra i più importanti dell’Ue che in questi anni non ha visto diminuire il suo tessuto industriale. In riferimento al duro braccio di ferro in corso tra la troika e Atene, Arriola ha affermato che Syriza sbaglia a pensare che sia possibile contrastare l’austerità e ridurre gli effetti delle politiche imposte dalla troika senza mettere in discussione la propria permanenza all’interno dell’Eurozona e senza bloccare del tutto processi di privatizzazione stoppati solo in parte dal nuovo esecutivo.

Alessandro Di Battista ha chiuso la sessione della mattina, rivendicando il carattere ‘postideologico’ di M5s e sottolineando la possibilità di portare avanti una battaglia comune su una proposta in grado di costruire nel nostro paese e nel resto dell’Europa un’alternativa alla sottomissione alla troika e all’austerity. Di Battista, ha affermato che la pur importante vittoria di Syriza in Grecia potrebbe risolversi in un nulla di fatto se il nuovo governo non prenderà atto dell’impossibilità di rispettare il suo programma elettorale all’interno dei vincoli posti dall’Eurozona:. “Stampa e politica affermano – ha ricordato Di Battista – che se i nostri paesi abbandonassero la moneta unica le nostre economie crollerebbero: la disoccupazione aumenterebbe, le esportazioni collasserebbero, il debito schizzerebbe in alto… Esattamente ciò che sta succedendo da anni nei Pigs integrati nella zona Euro”.
Di Battista,ha inoltre attaccato il Jobs Act e il Ttip che danno mano libera alle imprese a danno dei lavoratori. l’Europa del Sud deve ‘fare cartello’ come hanno fatto a suo tempo i paesi dell’America Latina e costruire una nuova aggregazione di paesi che funzioni con parametri economici e politici completamente diversi da quelli imposti finora dall’Ue. “Dov’è Sel, dove sono le minoranze del Pd, quelle dove c’è un Fassina che prima ha fatto il consulente dell’Fmi e ora dice di essere contro la troika e a favore del governo greco?” ha chiesto Di Battista, il quale ha difeso la proposta di un reddito di cittadinanza criticando chi definisce la misura populista negando che possa esistere una copertura economica per garantirla. “Come mai quando bisogna comprare gli F35 la copertura finanziaria si trova sempre e invece quando proponiamo di dare un reddito ai precari e ai disoccupati ci accusano di essere degli assistenzialisti?”.  Di Battista ha concluso dichiarando che serve «una banca pubblica nazionalizzata che emetta e stampi moneta. E’ un modo per dare a un popolo, a un governo, un potere: una politica monetaria, fiscale, valutaria. Sono degli strumenti per uscire dalla crisi, giocarci, tutti lo fanno, ma oggi non abbiamo questo potere».

Nella seconda sessione del convegno, quella pomeridiana, hanno preso la parola le ambasciate dei paesi latinoamericani che hanno dato vita all’ ALBA. Il segretario generale dell’Alba-TCP (Tratado comercial entre los pueblos) Bernardo Alvarez, ha raccontato questo formidabile strumento di integrazione, gli inizi dell’Alianza, le ragioni della sua istituzione, gli obiettivi raggiunti: «Dieci anni fa ci rendemmo conto che di fronte a una crisi enorme non c’era un modo convenzionale per uscirne, doveva essere un modo di rottura. Dicevano che una rottura ci avrebbe portati nell’abisso, in realtà la rottura ci portati fuori dall’abisso. L’ ALBA fu una rottura «iniziata da una battaglia sociale gigantesca e politicamente fu una trasformazione altrettanto gigantesca».

 

Intervista a Manlio di Stefano, sulla possibilità che l’Alba possa essere un riferimento per cercare di cambiare l’Europa, a cura di Alessia Lai e Francesca Dessì di Appunti dal Sud/
Perché un incontro sull’Alba?

«Perché crediamo che il modello europeo che stiamo vivendo sia profondamente sbagliato e soprattutto iniquo per i cittadini, perché è incentrato sulle multinazionali e sull’interesse economico. Come ho detto aprendo la conferenza ci siamo chiesti se ci fossero altre realtà simili che avessero però superato il nostro problema e una di queste è l’Alba. Siccome abbiamo già trattato l’Alba anche in commissione, abbiamo fatto approvare la risoluzione che indirizzava il governo a parlare di più con i Paesi che la integrano. E abbiamo voluto ascoltare dal loro punto di vista come hanno fatto a diventare quello che oggi sono, ovvero delle società più incentrate sull’essere umano piuttosto che sul commercio.»

Secondo Lei quello dell’Alba è un modello replicabile in Europa?

«È un modello replicabile se ci sarà la volontà politica di tanti governi, quelli del sud Europa. Noi avevamo al terzo punto del programma per le elezioni europee del 2014 un’Alleanza tra i Paesi mediterranei per una politica comune. Non è semplicissimo però nascono fortunatamente sempre più dei movimenti anti-sistema in Europa e noi siamo uno di questi, speriamo di poterci alleare con gli altri per un obiettivo comune post-ideologico. »

 

Cosa impedisce questa unione, che Lei definisce post-ideologica, che potrebbe portare in Europa uno strumento simile all’Alba?

«Lo impedisce la schiavitù dagli Stati Uniti d’America e dalla Germania. E lo impedisce il fatto che ogni partito politico senza nessuna distinzione, tranne quelli ai quali mi riferivo prima, i nuovi movimenti post ideologici, sono servi di questa ideologia filo statunitense e filo tedesca. Speriamo che si possa uscire da questa logica, noi non abbiamo paura di attaccare i poteri forti  e speriamo che altri ci seguano in questo. Da questo punto di vista sono un po’ preoccupato da una mezza retromarcia già fatta da Syriza nei primi mesi di governo.»

Il Movimento Cinque Stelle è l’unico presente nel Parlamento italiano a manifestare interesse per quel che accade in America Latina. Eppure in Italia c’è un governo di centrosinistra, formato dal Pd in alleanza con Sel ( Sinistra e Libertà), che in teoria dovrebbe fare quello che fate voi.

«Non abbiamo un governo di centrosinistra. Il governo Renzi è un governo neanche di centrodestra, è un governo sul modello americano liberalcapitalista che però non ha il tessuto sociale americano, quindi di impresa dinamica. Di conseguenza è un governo che schiaccia di più i cittadini. Ovviamente andare in una direzione come quella dei Paesi Alba, la cui visione è invece centrata sull’essere umano, è impensabile per loro. Sel appare ogni quattro anni, quando ci sono le elezioni, o ogni cinque, dipende da quanto dura il governo. E entra in Parlamento grazie all’alleanza con il Pd, quindi non può fare a meno di questo servilismo verso il Pd. Basta dire che anche nelle ultime elezioni non sarebbe entrato in Parlamento perché ha ottenuto il 2,68% dei voti, e la soglia di sbarramento era del 3%. Ma Sel è entrato in coalizione con il Pd quindi non ha libertà di azione. La più grande veri tà e bellezza del Movimento 5 Stelle è che siamo liberi di dire quello che pensiamo e di fare quello che diciamo.»

Intendete fare altre iniziative sull’Alba Tcp e in generale sulla realtà latinoamericana?

«Noi abbiamo un progetto, che è quello di fare informazione e di portare avanti un’attività legislativa in tal senso. Quindi siamo in continuo contatto con tutte le ambasciate del Sudamerica e abbiamo dei rapporti concreti con tutte queste realtà. Speriamo di poter concretizzare qualcos’altro ma purtroppo non siamo al governo e quindi la strada sarà più lunga.»

Conclusioni: L’ Alba per una nuova Europa e’ stata un’ iniziativa più che mai opportuna che va diffusa e continuata, data la crisi dell’ Unione Europea e che impone a organizzazioni politiche, sociali e culturali che hanno come obietivo il bene dei popoli di trovare alternative. Positivo è stato il Movimento 5 Stelle per averla organizzata e l’ essersi imegnato a darle un seguito costruttivo nella prospettiva di una unità fra tutte le forze che esprimono il crescente malessere dei popoli europei. Insomma si è aperto uno spazio politico importante. La proposta politica del segretario della FIOM, Maurizio Landini basata su un blocco sociale e che tanto interesse sta suscitando deve tener conto di un modello sociale di sviluppo. Anche altri movimenti politici in Europa che lottano contro l’ auesterità imposta dalla Troika devono prendere in considerazione un modello di sviluppo alternativo di società che prenda creativamente modello dall’ esperienza di ALBA.

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