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TRIPOLI BEL SUOL D’AMORE

Non c’e’ niente da fare, gli italiani devono essersi proprio presi una cotta bestiale per Tripoli e la Libia. E’ da un bel po’ che ci provano a conquistarsela, ma da altrettanto tempo si beccano gran calcioni nel culo e sono costretti a rinunciare alle avances. Nonostante tutto stia a dimostrare che non c’e’ corresponsione a questo nobile sentimento, l’Italia ci riprova a costo di rischiare una denuncia per stalking. O forse qualcosa di peggio!

I motori sono caldi e la possente macchina da guerra italica e’ pronta ad affrontare l’ennesima avventura in terra libica con maschio sprezzo del pericolo e del ridicolo. Ad onor del vero l’armata tricolore oggi sarebbe rappresentata non da un vero uomo con tanto di virili attributi, ma da una carneade Pinotti che tali attributi si suppone non abbia. Poco male, l’importante e’ il fiero piglio che si mostra quando si passa in rassegna la truppa eccitata e sull’attenti, pronta ad addentare la gola del perfido nemico. E alla Pinotti, certo questo senso dell’avventura non manca, conscia del ruolo che il futuro di sicuro non manchera’ di riconoscerle.

Tutto e’ pronto, dunque ; si attende solo un segnale che dia il via all’eroica esperienza. Il bastone del comando e’ ben stretto nelle mani degli impavidi generali, orgoglio della patria. Il nemico va combattuto e sconfitto, e nulla potra’ fermare il glorioso destino. Si proceda, allora!

Si’, ma dove si va, a combattere chi? In favore di chi? A primo acchitto queste infami domande parebbero disfattismo, una vogata contro l’inevitabile gloria. Ci sara’ pure un vile nemico da sterminare per portare finalmente a quel paese quella stabilita’ che gli manca?! Da quanto manca? Beh, ad occhio e croce da quando la stessa armata che oggi si propone di mettere a posto le cose, ha prodotto il casino cui ora si vorrebe rimediare. Pero’, fermi tutti, certo che ora c’e’ l’avversario giusto; l’ISIS, un frutto buono per tutte le stagioni. Infatti da un po’, da quando qualche bontempone ha fatto in modo che queste formazioni di analfabeti si formassero, questi sanguinari appaiono un po’ dappertutto e in qualsiasi momento. Sara’ un caso?

Comunque sia, ora il comando delle operazioni e’ italiano, almeno cosi’, tra una risata e l’altra si racconta in giro e si rassicura. Ormai per quanto costano le telefonate internazionali, si spendera’ poco anche per chiamare Washington. In fin dei conti i droni partiranno si’ da Sigonella, ma telecomandati da chi tra un caffe’ e l’altro, si divertira’ con il joystick da qualche base del deserto del Nevada.

Ma tornando un po’ a noi e a ritroso, quale sarebbe il governo legittimo che si dovrebbe difendere? Quello di Tripoli, di Bengasi di Misurata, oppure le bande di tagliagola che imperversano un po’ dappertutto e che controllano ognuna una parte del territorio, delle armi provenienti dai depositi pre Gheddafi e delle enormi risorse che quel martoriato paese custodisce? Come si comporteranno coloro (parlo dell’occidente e dei loro amichetti sauditi e del golfo, la Turchia, nonche’ dell’Egitto)che sono alleati in un’altra zona del pianeta ma che qui difendono interessi (e bande) perlomeno poco convergenti tra di loro?

Mettiamo anche per assurdo che si riesca a sconfiggere l’ISIS (ma ci sara’ senza dubbio qualcuno pronto a difenderlo come succede altrove), cosa succedera’ poi ? Tutti gli altri attori che sono parte di quell’enorme ed intricato puzzle si metteranno come per incanto d’accordo e l’amore trionfera’ come nei finali dei film hollywoodiani ? il bottino verra’ fraternamente spartito tra i vari avvoltoi che parteciperanno al massacro? Davvero le esperienze di un passato (e di un presente) nemmeno troppo remoto non hanno nulla da inseganrci ? Siamo veramente cosi’ somari da ignorare le lezioni che quotidianamente ci vengono impartite da episodi che dovremmo esserein grado di comprendere e assimillare e su cui invece glissiamo con finta eleganza ?

Gli ultimi episodi ci raccontano di una realta’ piuttosto intricata ; due serbi (senza contare ovviamente i locali di cui nessuno pare preoccuparsi) rimasti vittime dei bombardamenti statunitensi e due italiani uccisi durante un tentativo (cosi’ raccontano le fonti ufficiali) di liberazione da parte non si sa bene di chi e nei confronti non si sa bene di chi.

Ma ci sono gli scafisti che devono essere fermati, immagino bombardando metodicamente qualsiasi cosa galleggi nei porti libici del Mediterraneo. Chi e’ fuori e ‘ fuori, chi e’ sotto e’ sotto. Senza neppure sapere nulla di una realta’, anche questa, molto piu’ complicata di quanto non ci venga raccontato. Capita infatti spesso che gli scafisti, non certo i trafficanti, siano dei poveri disgraziati che sanno condurre piu’ o meno una barca e lo fanno per pagare l’altrimenti salato trasporto. Che facciamo, buttiamo a mare anche loro ?

Ma poi, anche ammesso che arrivi un nuovo Bush che vestito come un pilota a carnevale ci venga a dire : «mission accomplished!», gli crederemo ancora ? Cosa faremo una volta che avremo gloriosamente bombardato un po’ alla cazzo e riconosciuto un governo che, oltre a fare i propri interessi e quelli del proprio clan, ci concedera’ di sfruttare gas e petrolio ? pensiamo veramente che tutti gli altri diranno « basta, abbiamo perso e dunque ce ne facciamo una ragione » ? Cosi’, a naso, non mi pare abbia funzionato in nessun altro posto in cui ci siamo ripromessi di portare il macello (pardon, la democrazia) e dove stiamo pagando (in realta’ stanno pagando loro piu’ che altro) salatamente le conseguenze.

Mi verrebbe spontaneo un consiglio se solo mi fosse permesso : «Pinotti, ma lassa perde! Rinfodera la pistola da cow boy (anzi girl), che rischi di farti male ».

Bruno Tassan Viol

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