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“Se non vuoi mangiare OGM, non mangiare Friulano” ?

A nome e per conto dell’UpBio (Unione Produttori Biologici) vi chiedo la disponibilità a rendere noto questo comunicato stampa. Per noi e per tutti gli agricoltori del Friuli e d’Italia è di vitale importanza sollevare la questione prima che la Regione dia il via libero alla coltivazione di OGM.
Vi ringrazio in anticipo.

La Regione FVG si accinge a varare con solerte e sospetta sollecitudine regole di coesistenza fra coltivazioni OGM e coltivazioni tradizionali. La motivazione, almeno quella dichiarata, sta nell’intenzione di assecondare la volontà di uno sparuto gruppo di agricoltori a coltivare mais OGM Mon810, a discapito dell’ intera agricoltura locale ed in contrasto con i decreti interministeriali. La conseguenza di questa scelta politica è un vero e proprio attentato nei confronti dei produttori biologici friulani ed è una minaccia che incombe sull’ecologia e sull’economia locale, ma anche sugli equilibri naturali dell’intera penisola, sulla difesa delle piccole e medie imprese agricole e su quella dell’alta qualità del Made in Italy.
Noi di UPBIO ci sentiamo traditi e comprendiamo lo scoraggiamento del popolo friulano che si sente defraudato del diritto alla salute, perchè è proprio in FVG che si vuole creare, forzatamente, un territorio promiscuo, addirittura contravvenendo alle disposizioni interministeriali che vietano le coltivazioni dei semi geneticamente modificati in tutta Italia per diciotto mesi.
Ci sfuggono le ragioni della scelta nel favorire le culture monopolistiche e multinazionali degli OGM a discapito dei piccoli e medi produttori biologici e convenzionali. Ugualmente ci sfugge la logica di tanta sollecitudine nel varare una regolamentazione regionale che addirittura combatte le scelte governative. Nemmeno riusciamo a capire perché vengano ignorati i recenti studi scientifici sull’ impossibilità di ridurre l’impatto inquinante delle coltivazioni OGM. Sono recenti le indagini del Corpo Forestale sulla contaminazione nei campi limitrofi alle coltivazioni di mais OGM Mon810 e mostrano chiaramente, come attraverso i venti e gli insetti pronubi, diverrebbe inesorabile l’ inquinamento genetico della campagna friulana. Un inquinamento mai più bonificabile perché andrebbe a mischiare ineludibilmente i geni prodotti in laboratorio con quelli propri della natura circostante, modificandone per sempre le particelle cromosomiche. Stiamo parlando della graduale perdita del patrimonio genetico della campagna friulana, di quel patrimonio unico al mondo che la natura ha costruito attraverso i millenni. E stiamo parlando della diretta, grave, storica responsabilità della Regione FVG di diventare consapevolmente il canale attraverso il quale le multinazionali degli OGM potrebbero espandersi nelle altre regioni e invadere l’intera agricoltura italiana, col rischio reale di perdere per sempre il patrimonio genetico dell’intera agricoltura italiana e con esso la salubrità e l’unicità dei nostri alimenti, ossia di una delle risorse e delle ricchezze più consistenti della nostra penisola, emblema storico del Made in Italy. Di fatto il FVG sta spianando la strada agli OGM per assaltare, occupare e distruggere il nostro patrimonio naturale e alimentare.
Addirittura si vorrebbe far passare questa sciagurata decisione facendo appello al principio della libertà di semina, per cui ognuno sarebbe libero di seminare nel suo campo quello che gli pare. Ma di quale libertà si tratta? Della libertà del più forte (le multinazionali estere proprietarie delle sementi) di invadere, con geni prodotti in laboratorio, il frutto del lavoro di produttori agricoli convenzionali e biologici, che coltivano da secoli quelle terre? Della libertà di distruggere la sovranità dell’unicità agroalimentare locale? Della libertà di inquinare in maniera definitiva il millenario patrimonio genetico della campagna friulana e Italiana e di rendere col tempo produttori e consumatori del tutto dipendenti dagli strapotenti stregoni della riproduzione della vita in laboratorio?
La politica Regionale rifletta a lungo sulle scelte epocali che sta per prendere, interroghi nel profondo la gente, la sua giunta e la sua coscienza, si chieda una volta per tutte in nome e per conto di chi vuole governare, torni sui suoi passi. In caso contrario UpBio è pronta a far valere in sede legale la libertà ad esistere e i diritti dei produttori biologici friulani. Inoltre si riserva di chiedere eventuali risarcimenti pecuniari a tutti i soggetti indicati per i danni materiali e d’immagine subita, perché la delusione iniziale si sta velocemente trasformando in protesta e sta montando in tutta Italia. Sarà infatti difficile evitare un’imponente operazione di boicottaggio di tutti i prodotti agricoli friulani (“Se non vuoi mangiare OGM, non mangiare Friulano”), un’operazione che travolgerà inevitabilmente anche tutti quei produttori agricoli friulani, colpevoli solo di essere stati ingannati da quella politica che avrebbe dovuto tutelarli.

Il Presidente UPbio
Michele Monetta

presidente.upbio@federbio.it

 

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