La costituzione della baita
9 giugno 2013
Di male in peggio e al peggio purtroppo pare non esserci fine…….
20 luglio 2013

Niente di nuovo sul fronte occidentale.

Di ritorno da un paio di settimane di ferie, niente di nuovo sul fronte occidentale. Anzi, di male in peggio.

Non so neppure io perché mi ostino a mettere assieme due osservazioni, ma mi viene spontaneo. Sarà come per lo scorpione della rana: “è nella mia natura”.

 

Di bene in meglio. Dunque anche i “fieri osacchi” del PD, quasi tutti coloro che si erano schierati contro il folle acquisto degli F 35 hanno preferito assumere, una volta arrivati al sodo, una posizione che ricorda quella di un certo Pilato di un paio di millenni or sono. Gli aerei non si comprano ora, ma fra qualche mese. La coraggiosa decisione di far passare l’approvazione attraverso il parlamento è uno specchietto per le allodole; infatti anche se il parlamento dovesse decidere per la rinuncia, il governo potrà fare le scelte che meglio crede. Almeno non ci raccontino balle. Nella migliore delle ipotesi, magari sceglieranno di comprarne un paio di meno. Più interessante e intelligente la posizione di qualche grillino che vorrebbe non soltanto impedire lo sperpero di risorse per gli aerei che vanno in moto a spinta, ma anche il progetto di acquisto delle fregate (già la loro

definizione dovrebbe mettere in allarme) che costeranno altri 7 miliardi di euro (almeno). La lista della spesa poi sarebbe anche più lunga inserendo i sommergibili in previsione di acquisto.

L’unica speranza è che il nano unto (d’altra parte lui stesso si è definito tale) decida (ma lo farà solo quando gli verrà meglio) di far cadere questa finta di governo.

Una buona notizia è che, nonostante i buoni propositi, le riforme costituzionali difficilmente saranno fatte; il brainstorming che dovrebbe portare al cambiamento della Costituzione probabilmente corrisponde meglio ad

temporale estivo che ad un ciclone. Ciò per mancanza di materia prima e di una certa attitudine alla rissa da parte dei protagonisti. A volte, come si vede, non tutte le sfighe vengono per nuocere.

Come un tornado, invece, arriva la notizia che il famoso ente beneficiario che corrisponde a J.P. Morgan ci fa sapere che il grande problema dell’occidente è insito proprio nelle costituzioni dei Paesi del sud Europa, quelle Leggi supreme nate dalle lotte di Resistenza contro i fascismi. Infatti secondo il parere dei geni che rappresentano quell’associazione a delinquere, l’ideale per lo sviluppo sarebbe un sano sistema totalitario che impedisca le rivendicazioni delle classi meno abbienti e che garantisca l’ordine necessario per favorire il

business e neghi tutti i diritti (che evidentemente secondo loro sono inutile

privilegio) dei lavoratori e dei cittadini. Maaa, J.P. Morgan non è forse tra i maggiori responsabili della catastrofe economica (meglio sarebbe definirla finanziaria)di cui paghiamo e pagheremo a lungo le conseguenze e i cui debiti

abbiamo (NOI) pagato fino agli spiccioli? Maaa, il presidenzialismo o le forme di governo immaginate dai nostri eroi locali non portano forse verso un sistema autoritario che si avvicina a quanto previsto da quei rubagalline? E allora perché fingere di scandalizzarsi?

La grande notizia del giorno è però appresentata dalla conquista del guerriero Letta che se ne torna da Bruxelles con un miliardo e moneta da

spendere. Bene, ma vediamo un po’ come prevede di impiegarla e quanto ci costerà in termini di rinunce (insomma di tagli).

Qualcuno poi dovrà spiegarci anche un altro paio di questioni. La prima è quella dei derivati che a quanto pare, e tutto in segreto, qualche governo precedente ha usato per mascherare i veri conti e rendere alcune scelte fattibili; salvo poi, ora, doverne pagare le conseguenze. Ci stanno assicurando che non ci saranno prezzi da pagare, ma questa è la migliore garanzia che il prezzo ci sarà e sarà alto.

Sempre qualcuno dovrà farci capire come si intende “onorare” i debiti derivanti dal pagamento dei prestiti ricevuti dalle stesse banche che abbiamo salvato (NOI) e dai loro (pesantissimi) interessi. Una novantina di miliardi di debito e una quarantina di interessi ogni anno e per un po’. Questo mica tra dieci anni, ma nel 2014! In cielo stanno volando troppi avvoltoi pronti a precipitarsi sulle ambite prede. L’unico modo infatti di ripianare tali debiti sarà la privatizzazione dei gioielli di famiglia di cui lo Stato (cioè NOI) ha

ancora la maggioranza. Naturalmente una volta (s)venduti, ci saremo giocati pure quelli, ma i debiti dovremo continuare a pagarli. Come non si sa. Anche se qualcuno se lo può immaginare, e in questo J.P. Morgan potrebbe dare una mano.

Una volta, sembra passato tanto, troppo, tempo, si parlava di cancellazione del debito. Questo nei confronti soprattutto dei Paesi che allora si definivano del terzo mondo e che ora si chiamano in via di sviluppo. Che lo sviluppo di

cui si parla non abbia una data immaginabile, fa pensare che se magari si fosse veramente cancellato il loro debito (e adottato certo altre scelte) forse la via sarebbe ora più breve. E fa pensare che considerare la rinegoziazione del debito per (soprattutto) i Paesi del sud Europeo magari potrebbe essere

un’idea. Il Portogallo, che non è certo l’Italia, in qualche forma  si è pure

opposto ai diktat dei vari BCE, FIM e Commissione. Dunque la cosa non è impossibile, ci si potrebbe perlomeno pensare, no? Naturalmente sarebbe necessario provare a vedere se e come ci potrebbero essere politiche comuni tra i cosiddetti PIIGS (aggiungendoci magari la Francia) e, considerando le ovvie diversità, qualche Paese tra gli ultimi entrati nell’Unione Europea. Chissà, forse anche l’idea di rivedere l’euro potrebbe venire a ragione considerata;

non sarebbe l’Italia a pagare il prezzo più alto dell’eventuale riconsiderazione della moneta comune. La Germania avrebbe molto più da

rimetterci e forse, assieme al famoso asse dei virtuosi, sarebbe costretta a scendere a più miti consigli. Un’Europa così com’è non serve a nessuno, anzi sì ma non certo alla maggioranza della popolazione del continente e probabilmente

rivederne i meccanismi e il futuro sarebbe l’unica soluzione seria.

Ci sarebbe poi la questione delle ultime rivelazioni di Snowden, ex agente o contractor della Nsa , una delle tante o troppe agenzie di spionaggio statunitensi; tutti giù a scandalizzarsi per la fuga delle notizie. Ma se uno Stato se ne fotte delle regole della democrazia, deve o meno rendere conto ai

cittadini che hanno subito il sopruso e l’invadenza della loro vita privata? Ma

se uno Stato commette un reato (e grave), il reato rimane tale e deve risponderne o no? Se si mette in discussione anche questo, sarà meglio lasciare perdere qualsiasi idea di normale convivenza, immagino. In più, l’Europa e

l’Italia in particolare, ospitano i principali centri di “origliamento” (Echelon, il MUOS) a sbafo controllati dagli stessi USA. Quando si dice volersi bene… Speriamo almeno che questo ennesimo scandalo metta in discussione il

trattato di libero scambio che UE e USA vorrebbero firmare al più presto. Prima

naturalmente che dopo le elezioni del 2014 il Parlamento Europeo cominci finalmente ad avere un peso maggiore nelle decisioni da prendere. Solo la Francia fino ad ora, ed in maniera molto parziale, ha posto paletti alla bozza di accordo. Italia non pervenuta; Germania unico Stato ad averci da guadagnare. Pardon; le banche tedesche.

Berlusconi: secondo una legge del ’57 (w la classe!) non potrebbe essere eleggibile; secondo il parere di chi ha sempre ignorato tale legge, invece, pare ridicolo, dopo tanto tempo, ricorrere a quel riferimento legale. Secondo i

secondi, però, gli imputati dei processi per “devastazione” (furtarelli in supermercati e danneggiamento di bancomat) a Genova nel 2001, possono essere condannati (fino a 14 anni, peggio che per la colpevolezza di omicidio!) grazie al codice Rocco , di fascista memoria. Mentre naturalmente i veri autori del macello, le forze dell’ordine (sigh) vengono addirittura promossi. Chapeau! Evidentemente la scuola J.P. Morgan ha già le sue applicazioni pratiche. Ma anche questa non è una novità.

Dulcis in fundo, se anche i quattro soldi a disposizione e raggranellati in questi giorni non saranno destinati con intelligenza, saranno buttati al cesso (e comunque sono un’inezia rispetto alle reali necessità). Sarebbe auspicabile, ma forse si pretende troppo, che si cominciasse a capire quali sono le vere

necessità immediate (a partire dal reddito minimo o di cittadinanza) e avere un piano per il futuro economico-produttivo del nostro (e non solo) Paese che preveda, almeno, la rinuncia alle assurde opere faraoniche, agli acquisti

destinati solo a soddisfare gli infiniti appetiti dei soliti quattro e finalmente cominci ad immaginare investimenti in progetti diversi dal modello a cui ci siamo riferiti fino ad ora. Naturalmente sarà indispensabile discutere

del futuro immaginandolo come futuro comune ed inserito in una visione realmente europea, ma tenendo conto della realtà di un Paese, il nostro, in cui il territorio è devastato e continuamente colpito da calamità che, con una

gestione intelligente dello stesso territorio, ci risparmierebbe lutti ed enormi spese per riparare i danni provocati.

Se pensiamo di potere competere con i Paesi emergenti o con quelli in cui la mano d’opera si riduce allo schiavismo, siamo definitivamente fuori strada. Ridurre gli stipendi (per non parlare delle pensioni), i fondi per la cultura,

la scuola, la sanità, i servizi (welfare, insomma) servirà solo a tornare ulteriormente indietro nel tempo per la gioia dei cosiddetti riformisti (risigh) e costringerci a condizioni di vita insostenibili. Foraggiare imprese che pretendono di imporre prodotti obsoleti e, chissà, realizzati localizzando altrove, si spera non  sia nelle intenzioni di un governo che però non dimostra (e come potrebbe, del resto) di avere un minimo di progetto serio. L’attuale sistema produttivo, non illudiamoci, non è più in grado di assorbire grandi numeri di lavoratori; non in occidente. Sarebbe poi ora che anche il sindacato tornasse a fare il suo lavoro, senza lasciare in perfetta solitudine l’unica sua branca, la FIOM, che fino ad oggi ha cercato di resistere alle prepotenze dei nostri baldi imprenditori o capitani coraggiosi. Ma anche qui, forse, si pretende troppo, nonostante qualche recente piccolo scatto di reni.

Oppure rimane da seguire J.P. Morgan che le sue idee le ha sempre chiare.

 

Bruno Tassan Viol

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