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L’8 marzo e l’aborto in Veneto

8 marzo

L’aborto, il momento più esclusivo di affermazione di volontà da parte di una donna, dà l’esatta misura del livello di oppressione delle donne nel sistema capitalistico: la legislazione borghese (che sull’argomento riesce a sbizzarrirsi in restrizioni e tempistiche ai limiti del ridicolo) lo rende strumento ideale per relegare maggiormente la donna nella sua funzione riproduttiva, soprattutto in questo momento in cui per la crisi economica è necessario “liberare” posti di lavoro in favore degli uomini e sopperire ai tagli ai servizi sociali con manodopera gratuita.
In molti Paesi è ancora una pratica illegale, in altri si sta cercando di ridurne fortemente l’applicazione, come in Italia dove è ostacolato dalla massiccia diffusione dell’obiezione di coscienza da parte dei medici: l’analisi di alcune situazioni recenti dimostra come sia funzionale all’oppressione femminile, quanto qualsiasi altra forma di violenza. Punto avanzato di questa offensiva contro l’aborto è il Veneto, corresponsabile anche il Partito Democratico.

 

La situazione in Veneto.

 

Il 6 giugno 2013 è stata presentata un’importante mozione contro l’inesorabile processo di vanificazione della legge 194, che regola l’interruzione volontaria di gravidanza e il diritto di autodeterminazione di donne e uomini. Precedentemente una mozione simile era stata presentata da SEL alla Camera.

Lo scorso lunedì 3 marzo 2014 il Collettivo ZTL WAKE UP di Treviso ha manifestato davanti all’ospedale Ca Foncello contro la preghiera anti-abortista organizzata dal Movimento per la vita. Obiettivo degli attivisti di Ztl, si legge nella pagina Facebook del Collettivo, «contrastare la preghiera organizzata dal Movimento Mariano che ogni lunedì si riunisce alle porte dell’ospedale pregando (…) intrisi di quella retorica fondamentalista e reazionaria che vorrebbe tornare a tempi oscuri in cui l’aborto era clandestino e portava troppo spesso alla morte delle donne che vi si sottoponevano».

Scrive ancora il collettivo Ztl: «Rivendichiamo il diritto di autodeterminazione sui nostri corpi, l’applicazione piena della legge 194 e l’abolizione dell’obiezione di coscienza, la valorizzazione e il rifinanziamento dei consultori laici e gratuiti, il diritto delle persone di scegliere sulla propria vita dall’inizio alla fine e il diritto dell’individuo a una sessualità libera e consapevole. Soprattutto non siamo più disponibili ad accettare la presenza dentro i consultori pubblici, fuori dagli ospedali, nelle nostre città, di movimenti e associazioni che cercano di imporre la loro visione medioevale della società e del ruolo degli uomini e delle donne all’interno di questa».

 

La lotta contro la vanificazione della 194 continua dunque nella società, grazie a movimenti od organizzazioni come ZTL WAKE UP di Treviso.

Ma continua anche l’offensiva catto-reazionaria. Il 19 luglio 2012, il Consiglio Regionale del Veneto ha approvato la legge regionale 27, che autorizza organizzazioni di volontariato, come il Movimento per la vita, a esporre materiale informativo e a promuovere iniziative divulgative contro l’aborto, nelle cliniche dove questo viene praticato. Mentre la le legge 194 consente questa possibilità ma deve essere approvata dalle autorità sanitarie che per ragioni ovvie mai l’hanno concessa, ora in Veneto, grazie a questa legge, organizzazioni come il Movimento per la vita sono autorizzate a esporre materiale informativo e inviare volontari all’interno delle strutture sanitarie. La differenza fra la legge di iniziativa popolare e quella approvata è che la prima autorizzava solo il Movimento per la Vita mentre quest’ultima autorizza tutte le organizzazioni con uno status legale e quindi anche il Movimento per la vita. Per questo escamotage Pettenò di Rifondazione Comunista, motivando il proprio voto contrario, ha definito il consiglio regionale “incoerente” e “truffaldino”. .

La senatrice Laura Puppato, allora capogruppo del Partito Democratico nel Consiglio Regionale veneto, approvò la legge 27/2012. Dunque Puppato, firmataria della mozione del 6 giugno 2013, l’anno prima aveva inveceapprovato una legge che afferma: «La Regione del Veneto promuove e garantisce nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie e nei consultori la diffusione e la divulgazione dell’informazione sui diritti dei cittadini con riferimento alle questioni etiche e della vita, riconoscendo a tutte le associazioni di cui al comma 2, pari opportunità di comunicazione» . Quindi anche al Movimento per la vita, ripeto.

Limitare la libertà di scelta delle donne, o azzerarla come accade in molti Paesi, è un ottimo strumento di controllo dell’ordine sociale per cui una classe riesce a dominarne un’altra. In Veneto la legge 27/2012 è uno degli strumenti di questa oppressione. Molte donne venete, anche in vista dell’8 marzo, pongono all’ordine del giorno la questione dell’oppressione femminile in tutte le forme in cui essa si manifesta e lottano per il pieno impiego contro flessibilità e precarizzazione, per servizi pubblici sotto il controllo delle donne e degli operatori, per consultori pubblici con libero accesso (senza limite di età), per una educazione sessuale libera, accessibile a tutti e diffusa nelle scuole, in difesa della legge 194 sull’aborto e per la sua piena applicazione.

Francesco Cecchini

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