Un episodio di micro-micro storia locale
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Mario Bettoli

Riportiamo l’intervista a  Mario Bettoli che è stato presidente della Casa del Popolo fino alle dimissioni  decise da Bettoli stesso per limiti di età.


IL GAZZETTINO Domenica 13 Novembre 2011, Il ricordo dei Martiri di via Montereale – l’ha assicurato l’amministrazione comunale – non sarà toccato. Come reclamato con forza dagli ex partigiani e da molti altri cittadini, resterà al suo posto «per costringere chi passa – spiega il presidente dell’Anpi, Mario Bettoli – a chiedersi che cosa rappresenta e per essere una lezione affinché non si ripetano vicende storiche così atroci. I nomi delle dieci vittime – scrive Bettoli Bettoli nel volume dedicato al luogo della memoria – devono costituire il ricordo di quanto è costata la conquista dei valori del nuovo Stato italiano e devono essere l’avvertimento che i cambiamenti istituzionali, quando stravolgono il significato della Carta costituzionale nata dalla Resistenza, sono un pericolo per la continuità della nostra democrazia».
Ma se, nella difficile stagione politica e sociale in corso, c’è chi – anche nell’Anpi – ha cercato di accostare gli «indignados» di oggi ai partigiani di ieri, Bettoli guarda con diffidenza alle piazze: «I movimenti spontanei di questo tipo che obiettivo hanno, se non la protesta fine a se stessa?».

– Perché è così importante salvare quel monumento? Che cosa rappresenta?
«Perché è un documento storico, la cui esistenza costringe chi passa a chiedersi che cosa rappresenta. E poi perché il sacrificio di coloro che sono stati fucilati non solo merita rispetto, ma è una lezione per tutti, affinché non si ripetano vicende storiche così atroci».
– Che Paese immaginava quando combatteva? I partigiani avevano un’idea di quello che si voleva costruire o la priorità era, semplicemente, quella di liberare il Paese dall’occupazione?
«La Resistenza dopo l’8 settembre 1943 è stata prima di tutto un fatto politico. Sono stati i partiti antifascisti che, riuniti nel Comitato di liberazione nazionale, hanno garantito la direzione unitaria della lotta di liberazione. L’obiettivo dei partigiani era, semplicemente, quello di rendere la vita impossibile agli occupatori nazisti e ai fascisti italiani e di dare un contributo affinché la vittoria degli alleati – e la sconfitta dei nazifascisti – in Italia fosse opera anche della Resistenza italiana. Poi, dopo la liberazione, chiamare gli italiani a costruire uno Stato democratico nel quale, attraverso il pronunciamento popolare, cacciare la monarchia e dare vita a una Repubblica fondata su principi di libertà, solidarietà sociale e pace».
– Ritiene che quella Costituzione che è il frutto più elevato della lotta partigiana sia stata adeguatamente attuata? Ed è ancora attuale o andrebbe in parte «aggiornata»?
«Sicuramente in molte parti non è stata attuata, ma meno modifiche si fanno e meglio è. I principi sui quali l’assemblea Costituente ha scritto la legge fondamentale della Repubblica italiana sono validi anche oggi. Se qualcuno vuole modificarla – come appare da alcune irresponsabili dichiarazioni di Silvio Berlusconi – è perché pensa che il potere permetta l’uso arbitrario e personale della cosa pubblica. In ogni caso, quando nella dialettica politica qualcuno avanza proposte di modifica della Costituzione, si apre una discussione, e tutti possono giudicare se si tratti di un aggiornamento legato all’evoluzione della società oppure di una provocazione contro i principi di democrazia e libertà che sono il fondamento della Costituzione».
– Giorgio Bocca, a sua volta partigiano, sostiene che la democrazia italiana è fallita. È d’accordo?
«Giorgio Bocca ha ragione quando esamina lo stato della democrazia in Italia e considera come viene maltrattata in rapporto ai principi contenuti nella Carta costituzionale».
– Come si è arrivati da quella Repubblica che i partigiani hanno contribuito a costruire a un Paese che si scopre oggi quello della casta, dei privilegi e dell’interesse personale anteposto al pubblico?
«Nel corso del tempo, con la scomparsa dei protagonisti della lotta antifascista e della Resistenza, si sono presentati come attori e innovatori della vita politica personaggi portatori di interessi personali o di gruppo, quelli che una volta si chiamavano interessi corporativi, che hanno instaurato quella che si può definire una demagogia autoritaria».
– I momenti storici e le situazioni sono profondamente diverse, ma fatte le dovute proporzioni si può trovare un filo che lega i partigiani di allora e gli «indignados» che oggi, in tanti Paesi, scendono in piazza per difendere diritti, richiamandosi fra l’altro al pamphlet dell’ex partigiano Stephane Hessel?
«Non credo. I partigiani hanno vissuto in un momento drammatico – fascismo, guerra, occupazione nazista – e avevano il compito di contribuire a costruire uno Stato democratico sul disastro nel quale il fascismo e la monarchia avevano portato l’Italia. Non penso sia possibile raffrontare i due momenti storici. Movimenti come quelli degli «indignados», inoltre, sono importanti solo se si muovono nel rispetto dei principi della Costituzione».
– Non crede dunque nelle piazze come risposta alla crisi della politica e della società?
«La protesta in sè, senza obiettivi definiti, è inutile. Sul piano politico ha senso solamente quando c’è un fine preciso. I movimenti spontanei di questo tipo che obiettivo hanno se non la protesta fine a se stessa?».

Una nota sulla biografia di Mario Bettoli pubblicata su Il Gazzettino

L’Innominato del battaglione Buzzi

Pordenonese, Mario Bettoli è stato partigiano delle formazioni garibaldine della Destra Tagliamento e vicecommissario del battaglione Buzzi – nell’ambito della Brigata unificata Ippolito Nievo A – con il nome di battaglia «L’Innominato». Il 3 agosto del 1944, a Madonna del Monte di Aviano, fu uno dei protagonisti del primo – e unico – scambio di prigionieri fra tedeschi e partigiani: assieme ad altri due detenuti politici delle carceri di Pordenone (tra cui l’azzanese Agostino Mestre «Pedro», che sarà pochi mesi dopo uno dei partigiani fucilati in via Montereale) fu scelto per essere liberato in cambio di altrettanti tedeschi. Di fatto, si tratto del primo riconoscimento ufficiale dell’esistenza delle forze partigiane. Dopo la fine della guerra e la nascita della Repubblica, fu per dieci anni deputato, poi consigliere comunale a Pordenone, sindaco a Porcia e vicepresidente del Consiglio regionale. Oggi è presidente dell’Associazione nazionale partigiani di Pordenone e della Casa del Popolo di Torre.

 

 

5 Comments

  1. Lo ricordo con emozione; è venuto a casa mia per conoscere la giovane controcorrente di Casarsa. Io ho saputo dopo chi fosse. Si era presentato come il compagno Mario di Pordenone. Io non conoscevo i vertici!

  2. […] del Popolo Flickr » CommentiCiao Mario… « Il blog di Sara R su Mario BettoliEsposito su Mario Bettoli (7 marzo 1925 – 25 novembre 2012)Vincenzo su Mario Bettoli (7 marzo […]

  3. […] Tu che ci hai avvicinato all’ANPI, che ci hai dato ascolto e parola, che ci hai messo all’erta, che ci hai tramandato la storia. […]

  4. sara ha detto:

    E adesso chi è il presidente o la presidentessa della Casa del Popolo??
    (ah che bella foto :))

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