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1900 ESUBERI ALLA NATUZZI

Lo scorso 17 Maggio, la Natuzzi ha annunciato ai sindacati di avere circa 1900 esuberi tra i vari stabilimenti in Italia, quindi il numero più alto di lavoratori in eccesso rispetto alla capacità produttiva fin’ora dichiarato dalla stessa azienda santermana.

Secondo l’omonimo Presidente del gruppo industriale, le cause di tale tragico record negativo sono da addebitare a diversi fattori: la crisi economica che attanaglia da tempo tutto l’occidente, l’euro che continua a tenere testa al dollaro, il costo industriale (tra cui, quindi, il costo del lavoro) non competitivo con quello di concorrenti sleali, ma parte della colpa l’avrebbero anche i suoi dipendenti che non raggiungono gli standard di produttività e qualità del prodotto preventivati. Pertanto, l’ultima slide, tra quelle che evidenziavano i sopracitati dati, si concludeva con una minacciosa accusa “ci state costringendo a lasciare l’Italia”.

E’ davvero curioso che un’azienda che da sempre, oltre a godere di tutti i possibili finanziamenti pubblici, ha pressappoco unilateralmente organizzato e delocalizzato la produzione e selezionato il personale da tenere in fabbrica, anziché collocare in Cigs, oggi non senta il dovere di ammettere le proprie responsabilità e scarichi su altri colpe che, invece, derivano unicamente da un’errata strategia industriale.

Ciò che più inquieta è che si mette da subito in guardia le Oo.Ss. dal proclamare scioperi o azioni di protesta, invitando loro piuttosto a collaborare e a venire incontro alle aspettative della controparte. Ma questo è esattamente ciò che è avvenuto fin’ora. Alla Natuzzi, infatti, tranne eccezionali e limitati scioperi, ha sempre regnato la pace sociale e la conflittualità non è mai stata aspra o persistente. E’ probabile, viceversa, che proprio quest’ultimo punto abbia contribuito non poco all’emorragia dei posti di lavoro. A tal proposito, non sembra sia stata molto lungimirante la remissiva sottoscrizione di accordi di Cigs che ormai ininterrottamente, e con gli stessi contenuti, si sono susseguiti dal 2004, sperando che arrivasse prima o poi dall’azienda un segnale di inversione di tendenza, speranza puntualmente dimostratesi vana.

La Natuzzi presenterà un piano industriale degno di questo nome e si assumerà la propria responsabilità sociale, anziché scaricare soltanto i costi sulla collettività, se si aprirà una vertenza che la costringerà a farlo. Altrimenti, continuerà a perseguire il suo naturale interesse, che è quello di ciascun imprenditore, ovvero spostare la produzione dove sono assicurati i più lauti profitti e non certo quello di tutelare i livelli occupazionali. Dunque, si auspica che le organizzazioni sindacali accantonino ogni velleità di patti sociali e che si apra una vera stagione di lotta, l’unica difesa possibile contro la perdita dei posti di lavoro.

 

Felice Dileo

RSU Natuzzi

Direttivo Fillea-Cgil Bari

 

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