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Questua a Pordenone: concorrenza sleale?

La stampa locale odierna ci informa di una polemica tra i chierici di San Marco – il duomo concattedrale dove le signore del centro di Pordenone usano sfoggiare le loro pellicce – ed i questuanti che affollano sempre di più il centro cittadino.
Questi uomini di chiesa così diversi dai “preti di strada” impegnati nell’organizzare la solidarietà agli ultimi, chiedono provvedimenti di polizia contro gli abusivi, che affollano l’ingresso del tempio per chiedere la carità. E lo scandalo è la loro questua, non il fatto che i benpensanti tengano ben stretto il tacquino.
Ben lungi dal rilevare che ci saranno pur delle cause serie (disoccupazione, smantellamento del welfare pubblico e profuganza da guerre ed “effetto serra”, che poi è una guerra ecologica dei paesi più industrializzati verso quelli meno) per la povertà, i chierici sanmarciani chiedono la repressione verso i poveri stessi!
Immaginiamo poi le solite acute osservazioni sull’esistenza di un “racket della questua”: come se le altre forme di lavoro capitalistico fossero libere, e – nel caso – ci fossero posti di lavoro a disposizione di chi non volesse più chiedere la carità.
Bene, è questa la chiesa che ci convince di più: che non si maschera dietro il marketing finto-alternativo del papa francescano, ben ferma dalla parte dei ricchi, e soprattutto gelosa delle proprie elemosine (quelle per mantenere la “struttura”) messe in pericolo dal canale alternativo della questua diretta.
“Sepolcri imbiancati!” avrebbe urlato quello, mentre scacciava i mercanti dal tempio.

Caino

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