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“Oggi è il compleanno degli ebrei” (!?!)

Capita perfino di sentire questa, la mattina del 27 gennaio. E non da parte di buzzurroni avvinazzati, ma di apparenti studenti universitari vestiti trendy. E pure sorridenti e scherzosi, senza apparente malizia.

Di che lamentarsi? E’ un “effetto collaterale” della spettacolarizzazione e ritualizzazione della celebrazione del 27 gennaio, anniversario della liberazione dei sopravvissuti del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau da parte dell’Armata Rossa. Con le scolaresche che interrompono i programmi per celebrare (tanto poi si torna subito al programma scolastico), i massmedia monomaniacali neanche fossimo al silenzio-tv sotto Natale e Pasqua, e le vetrine delle librerie che rispolverano vecchie e nuove edizioni in materia. Con una cifra interpretativa: si è trattato “solamente” della Schoah ebraica. Sei milioni non sono pochi, ma serve a quattro scopi ideologicamente precisi: a) dimenticare le altre 44 milioni di vittime della seconda guerra mondiale, scatenata dai fascismi italiano, tedesco, giapponese e satelliti; b) cancellare gli altri stermini di cui è costellata la storia;  c) dimenticare le responsabilità della borghesia ebraica – soprattutto triestina – nell’avvento del fascismo italiano, in funzione antioperaia, e: d) giustificare quella incredibile operazione di maquillages storicopolitico che è stato pigliare a guerra finita i sopravvissuti ebrei, cacciarli dall’Europa e mandarli a colonizzare la Palestina araba.

Un bel disastro, nel complesso. Con un 27 gennaio (in Italia anestetizzato dall’intollerabile aggiunta, a far da contrappeso a destra, della “giornata del ricordo”, oscenamente collocata il 10 febbraio, data dell’accordo di pace che concluse politicamente la guerra nel 1947) che sta inesorabilmente diventando come il 25 aprile: data di consenso formale, sempre più annacquata nei contenuti, tendenzialmente controproducente e votata al completo omnubilamento della memoria. Per capirlo, bastava sentire stamane il nuovo rabbino di Trieste in tv: scarso di argomenti, quando il giornalista gli ha fatto notare la vastità della persecuzione nazifascista contro una pluralità di minoranze, ha semplicemente cambiato argomento.

Siamo di fronte ad un fenomeno simile a quello che i mass-media del neoliberismo hanno realizzato con l’11 settembre: quello del 2001 a cancellare quello del 1973, con i dieci volte più numerosi morti del golpe statunitense in Cile che cancellò il governo di Unidad Popular. Tanto, in tempi di “grande fratello”, il lavaggio del cervello garantisce un cancellino totalitario. (“e poi quei i xe negri, no i conta”)

Comunque, quanto a date, possiamo almeno consolarci. Questo 27 gennaio coincide con una doppietta insperata. Domenica la prima vittoria della sinistra (quella vera, non l’ossimoro socialdemocratico-neoliberista, che per altro in Italia manco abbiamo, visto che è stato sostituito da un partito centrista doc) in Grecia. Una sinistra che ha memoria, come dimostra questa frase di Tsipras: “La Germania deve pagare per l’occupazione nazista, è un impegno che abbiamo nei confronti della generazione che ha fatto la Resistenza”. Ed ieri abbiamo visto nuovamente sventolare la bandiera kurda su Kobane liberata dai fascisti islamici dell’Isis. Una bandiera che non è più rossa (da Atene al Rojava i colori della sinistra sono ormai molti, come quelli dell’Arcobaleno pacifista), ma che ha la stessa stella dei carri armati che liberarono Auschwitz.

Abbiamo un futuro, quindi, a dispetto dei teorici della “fine della Storia”. E possiamo pure permetterci di essere indulgente con i ggggiovani coglionazzi che scherzano sul “compleanno degli ebrei”. Buon compleanno: agli ebrei ed ai loro compagni di sventura: negri, arabi, gay e lesbiche, handicappati, pazienti psichiatrici, zingari, socialisti e comunisti,testimoni di geova. Siamo in buona compagnia, e non ci hanno sconfitto.

Caino

1 Comment

  1. Sebastiano Comis ha detto:

    In questi giorni la comunità ebraica di Torino ha protestato con veemenza perché il soprintendente ai monumenti aveva limitato a 15 giorni la presenza in piazza Castello, in occasione della mostra su Primo Levi, di un vagone ferroviario simile a quelli usati per deportare gli ebrei dall’Italia alla Germania. Il soprintendente è stato addirittura minacciato di perdere il posto (v. La Stampa). Immediato sdegno di Fassino contro l’antisemita, il ministro Franceschini è intervenuto minacciando ispezioni, e a quel punto il soprintendente ha dovuto rimangiarsi il provvedimento. Il carro merci resterà lì per tre mesi. In novembre dell’anno scorso la stessa Comunità aveva protestato perché nel Museo della Resistenza veniva ospitata una mostra dell’UNRWA, che è l’Agenzia ONU per i profughi palestinesi, sulla situazione della Palestina occupata: è vero che la mostra era stata già fatta a Roma, ma in una sede periferica e non visibile come a Torino. La mostra era anche squilibrata, perché ad esempio mostrava foto della demolizione di case palestinesi, senza spiegare che si trattava di case delle famiglie dei terroristi (cioè dei palestinesi che resistono all’occupazione). Gli organizzatori si sono affrettati e mettere all’ingresso della mostra un grande cartello dove si dice che la comunità ebraica considera quella mostra come inopportuna e non obiettiva. Si è anche saputo che il PD è spaccato sul riconoscimento della Palestina perché Renzi e Gentiloni, come Salvini, sono contrari. Io credo che tra vent’anni non ci sarà più il giorno della memoria ma i 365 giorni della memoria (già oggi i nostri maggiori quotidiani ospitano un giorno sì e uno ni articoli sulla scioah e/o sull’antisemitismo). Inolttre i Colosseo sarà permanentemente avvolto da una rete collocata per l’80° anniversario della retata degli ebrei del ghetto di Roma, e mai più tolta. Quella volta oltre a Gaza ci saranno altri cinque campi di concentramento per palestinesi, con reti elettrificate, torrette etc., per garantire il diritto alla sicurezza dello stato di pura razza ebraica. Renzi, ancor giovane Presidente (del consiglio o di una repubblica presidenziale?), ripeterà che la Palestina non deve essere riconosciuta senza il consenso della Comunità ebraica… Scommettiamo?

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