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qualcuno….bara!
22 ottobre 2013

la tortura continua…

 

Siamo ancora in piena scorpacciata pulp relativo alla dramma/soap/opera che va in onda a Lampedusa. Duole pensare che l’unica voce sincera sia quella di papa Francesco, un tipetto che pare avere idee piuttosto chiare su un fracco di cose. Speriamo che non ci deluda, anche se, vale la pena ripeterlo sempre, non è da lui che ci si devono aspettare decisioni e scelte che interessino tutti.
Ciò che però mi frulla per la testa in questo periodo, è qualche altra questione; ce ne sarebbero tante, troppe in realtà, ma alcune che a primo acchito appaiono come minori, a me sembrano invece indicative del comune pensare.
Mi pare, per capirci meglio, che ci siano troppe questioni discusse e buttate lì come si trattasse di cose di assoluta importanza (e a volte è vero e sono inserite in contesti che davvero lo sono), mentre sono per lo più fatti estrapolati da vicende che, se analizzate con cura, mostrerebbero un quadro molto più complesso e tragico.
Qualche tempo fa accennavo alla legge sui diritti degli omosessuali, all’aggravante che la legge dovrebbe prevedere nel caso in cui i soprusi venissero commessi nei loro confronti e dei diritti a cui i gays dovrebbero giustamente avere accesso. Provvedimento degno della massima attenzione, non v’è alcun dubbio, ma io ho la sensazione che si cavalchi solo un argomento che fa parte di un aspetto molto più complesso e che si tenda, appunto, ad evitare la complessità di cui l’argomento è solo una delle punte dell’iceberg. Insomma per evitare di addentrarsi nei meandri dei diritti di tutti, si preferisce concentrarsi solo su un punto, tralasciando tutto il resto che risulterebbe troppo difficile e scomodo.
Ora, soprattutto da quando siamo precipitati (mica tutti) in questa crisi, si parla spesso dei cosiddetti “cervelli in fuga”. Telegiornali, giornali, lettere ai quotidiani, ti spiegano giornalmente del dramma di coloro che, laureati, in possesso di master, e titoli di studio vari, sono impossibilitati a trovare un lavoro in Italia, se ne vanno dove un ‘occupazione riescono a trovarla. Certo si tratta, volendola vedere con un occhio meramente economico, di capitali su cui l’intera società ha investito (far studiare costa a tutti i cittadini) che non si possono sfruttare (brutta parola, ma mica estranea alla realtà) e che favoriscono altri Stati che ne approfittano a sbafo. E naturalmente di potenziali che potrebbero esprimere innovazioni e trovare soluzioni per la nostra economia e scienza.
Che l’Italia nella ricerca e nel premiare le eccellenze sia in ultima fila, è un dato di fatto, come lo è la certezza che di questo passo non andremo lontani. Ma io credo che a ben guardare e continuando ad adottare i paraocchi, non ci si accorga e si trascuri quell’infinità di competenze, magari di livello più basso ma non meno importanti, ci si dimentichi completamente di tutto il sapere di operai, tecnici, altri lavoratori che in questi tristi anni hanno perso il posto di lavoro nelle fabbriche, nelle botteghe artigiane, in mille altri luoghi e che hanno fatto la fortuna e, spesso, creato la specificità del mondo produttivo italiano.
Ho molti amici, tra l’altro della mia età e dunque con speranze di essere riassorbiti nel mondo del lavoro pari a zero, che nei lunghi anni passati nelle fabbriche e nei loro posti di lavoro hanno acquisito conoscenze che non sono meno importanti rispetto a quelle degli scienziati; solo che di questo non gliene frega nulla a nessuno. Gente al cui confronto e di fronte alla cui conoscenza mi sento una mezza nullità, persone che conoscono a menadito macchine, processi produttivi, tecnologie che io non riesco neppure ad immaginare. E che se ne andranno perse assieme al loro lavoro. Un’enormità di sapere che se ne va al diavolo.
Forse perché non più necessario, forse perché si pensa di poterlo sostituire con manodopera meno competente ma meno pagata; probabilmente perché si pensa follemente ad un modello di società in cui conterà solo la finanza che dovrà sostituire la produzione. Ma il danno che ci stiamo auto infliggendo sarà enorme e non si recupererà più. Magari molta di questa conoscenza apparirà un po’ obsoleta, forse ci sarà bisogno di aggiornamento, ma allora cerchiamo di riconvertire anche la capacità e la competenza di tutta questa miriade di persone.
Forse sarà il caso di pensare ad un modello produttivo che tenga conto delle nuove esigenze, della necessità che abbiamo di intervenire sul nostro disastrato territorio, del recupero della nostra vera ricchezza che è il patrimonio urbanistico-storico e artistico dell’Italia.
Di puntare maggiormente su ciò che ha sempre contraddistinto la nostra penisola, quella capacità di applicare la fantasia alla tecnica. Non basteranno solo i “cervelli fuggiti”, sarà necessaria tutta quella sapienza “minore”, ma che rappresenta il vero tessuto nobile su cui si basa un modello che per tanti versi e tanto tempo si è rivelato vincente.
Stiamo parlando della capacità di centinaia di migliaia di persone che potrebbero essere utili se non indispensabili al nostro futuro e di cui poco interessa ai soliti soloni che ci vengono ad insegnare come si deve vivere. Un mondo di piccola-grande scienza che rischia di essere buttato nel cesso e sacrificato ad un modello di vita che, è già sufficientemente chiaro, è insostenibile per l maggior parte del pianeta e dei suoi abitanti. Se non si capisce l’importanza della complementarietà delle diverse conoscenze, siamo messi davvero male.
Bruno Tassan Viol
Teniamolo in mente, per favore.

 

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