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Letterina a babbo natale

 

Caro babbo natale,

ti scrivo questa letterina anche se preferirei telefonarti, spedirti una mail, un sms, qualcosa di più moderno e tecnologico. Mi pareva di capire che con l’avvento del nuovo che avanza, di personaggi che vogliono farla finita con il passato e le sue modalità, avrei potuto utilizzare metodi più aggiornati; ma sai com’è, con tutte le fregature che ci siamo presi, non so se sia il caso di fidarsi troppo. Non so, ho come il sentore che dopo aver buttato al cesso la vecchia biro, si corra il rischio che la tastiera si inceppi, che non ci sia campo, che a causa di problemi con i quali non ho eccessiva confidenza, la mia missiva non ti raggiunga in tempo utile o non arrivi proprio.

Come tanti, troppi, altri speravo non fosse necessario ricorrere alle richieste nei tuoi confronti, di riuscire a combinare per passare un natale tranquillo con le mie uniche forze, con ciò che fino ad oggi, bene male, ero riuscito a procurarmi e a guadagnarmi con il lavoro.

Pare non sia più così, almeno secondo quanto ci ha detto a chiare lettere il nostro primo ministro di fronte a pur semplici e minime richieste; “non sono babbo natale” ci ha risposto. Dunque, e di conseguenza, è a te che dobbiamo rivolgerci.

Come immagino tu sappia, siamo abituati a rispettare le tradizioni e a santificare, ognuno a modo suo, e feste che stanno per cominciare. Il problema è che anche se uno cerca di limitarsi e non esagerare, per celebrare degnamente i riti abituali, è necessario che in saccoccia rimanga qualche euro da spendere; stavolta, nonostante le accurate ricerche, la cassa suona tragicamente a vuoto. Si farà in ogni caso come si può, fingendo che tutto sia come al solito e armandosi di quella che pare essere rimasta la sola risorsa a disposizione: la fantasia.

Rimanendo in tema, di fantasia si intende, proverò allora ad immaginare una lista di desideri che mi piacerebbe si avverasse con il tuo aiuto.

Vediamo un po’ da dove cominciare, in ordine sparso e senza pretendere di dare priorità; tanto si tratta di fantasia, appunto.

Mi piacerebbe che la smettessero di raccontarci delle balle, come hanno sempre fatto, ma come in particolare stanno facendo da qualche anno. Ci dicono che se siamo praticamente alla fame (mica tutti ben inteso) è a causa del fatto che, invece di fare le formichine, ci siamo lasciati andare a gozzoviglie e pretese insostenibili. Non siamo stati capaci di darci un limite ed abbiamo preteso troppo dalla vita. Sarà pure vero, ma non ho ricordi di eccessivi sprechi da parte mia, né di essermi concesso sollazzi e vizi di cui certo ho sentito parlare e visto su rotocalchi e televisioni. Sì, si tirava a campare dignitosamente, si metteva in tavola senza eccessivi sforzi pranzo e cena, magari a fatica noi e i nostri coetanei siamo riusciti ad accedere ad una scuola di buona qualità e a trovare senza grandi fatiche un lavoro che ci permetteva perlomeno di vivacchiare e di usufruire di una sanità più che decente. Magari anche di sperare in una futura pensione, perché no.

Oggi invece tutto ciò sarebbe da considerarsi un privilegio; quello che permette all’1% della popolazione mondiale di affogarsi nei soldi, al contrario, pare essere diventato un diritto.

Allora ti chiederei di regalare non a me, ma a chi ci viene a raccontare queste pessime fiabe, di esprimersi a ragion veduta evitando di ripetere il mantra che hanno imparato a memoria sui testi dei Chiacgo boys. Oppure, molto meglio, se ne vadano di nuovo a scuola ad imparare a leggere la realtà, non l’assurda teoria. E perché no, a lavorare in fonderia, giusto per capire cosa possa significare una vita come quella. Così anche tu potresti risparmiare sul carbone che dovresti consegnare ai loro indirizzi. Lo troverebbero bello pronto in fabbrica.

Prima di formulare una nuova richiesta, ti pregherei di risolvermi un atroce dubbio. Ma chi è veramente che porta i regali, tu o gesù bambino? Non sorprenderti della domanda; perché quest’anno ci siamo ritrovati nella culla di paglia uno che somiglia ad un bimbetto e come quello famoso ci promette miracoli. Ci racconta che quando sarà eletto primo ministro ci farà uscire dalla crisi, cambierà la politica del nostro povero Paese ed altre cosucce del genere. Ti confesso che non mi convince troppo, non riesco a capire cosa dice esattamente, ma quel poco che mi è dato di intendere non mi piace affatto. Mi sembra di averlo già sentito da qualche altra persona che non ha lasciato certo buoni ricordi, non so. Preferirei fossi davvero tu a consegnare i pacchi dei regali, di quello non mi fido affatto.

Se fossi di strada, ti pregherei di passare un attimo da Brusselles e da Francoforte, avrei qualcosa da chiederti di consegnare da quelle parti. Nemmeno tanta roba, solo alcuni suggerimenti per quel mucchio di gente rispettabile che frequenta quei posti. Quella gente così elegante che quotidianamente, dall’alto del suo palco, ci dice cosa e come dobbiamo fare per vivere degnamente e rispettando le regole. Quali siano queste regole e chi le debba stabilire a me ancora non è chiaro, però qualche idea io ce l’avrei. E non coincide con le loro, non capisco per quale motivo. Sarà che quando loro ci raccontano che non dobbiamo aver paura di cambiare lavoro, di farci licenziare liberamente, di pagare i debiti che ci dicono aver contratto non si sa bene con chi e perché, di tagliare sulle pubbliche spese, di ridurci paghe e pensioni, non parlano di loro stessi ma di quelli che dai loro consigli hanno tutto da rimetterci. A loro che gliene frega, con la paga di un operaio ci vanno a cena una sera e magari nemmeno lasciano la mancia al cameriere.

Per dirla tutta, non mi riesce ad entrare l’idea per cui si debba prendere il danaro da chi non ne ha e a chi invece non sa nemmeno cosa farne, non si domanda nulla. Anzi, sono proprio loro che si pigliano tutto il banco e se lo portano a casa. A me pare di ricordare che nel vecchio West, tipacci come quelli, dei bari per capirci, venivano presi, denudati, impastati di pece e piume e portati appesi ad un bastone in giro per il paese. Non vorrei osare oltre, ma un trattamento del genere mi parrebbe almeno adeguato, ma forse sono io che sbaglio. Chi avrà ancora i denti potrebbe perlomeno ridere di gusto.

Mi piacerebbe che trovassi il tempo anche di farti un giro dove nonostante la stagione fa caldo. Non sempre a causa delle condizioni meteorologiche, ma spesso per altri motivi non esattamente legati alla natura. Cioè in qualche modo sì, ma qui si parla della natura umana. Quella che concepisce solo la violenza come metodo di risoluzione dei problemi, quella che vede nei conflitti un ottimo modo per fare affari e che per poterli fare i conflitti li provoca. Pecunia non olet e tanto basta. Intanto il medio oriente è in fiamme e l’Africa continua a bruciare nell’indifferenza totale dei più. Salvo di quelli che in quei casini, dopo averli abbondantemente se non provocati almeno considerati inevitabili, hanno degli interessi da difendere e con la scusa di aiutare le popolazioni coinvolte nelle mattanze, cercano di consolidare posizioni derivanti dalla mai sopita politica coloniale.

Non ce la faresti a distribuire un po’ di bromuro a tutte quelle teste calde, bianche e nere che siano, che si affannano a spolpare le ossa di quel grande e, forse purtroppo, ricchissimo continente? In fin dei conti si tratta delle stesse persone che l’altro giorno stavano nelle tribune a commemorare e celebrare la più grande personalità che l’Africa abbia partorito. Ora che però Mandela è finalmente sotto terra, tutti si sentono più rilassati. Forse ce ne sarebbero stati altre di figure di cotanta statura e forse la storia sarebbe cambiata se i difensori virtuali dei diritti umani non avessero sistematicamente eliminato altri personaggi che promettevano bene per i loro Paesi, da Lumumba a Shankara giusto per citarne un paio; ma fino ad oggi è andata così. Ecco, ti domanderei solo che le potenze, quelle reali e quelle nostalgiche, mondiali si facessero di più i fatti loro e lasciassero in pace chi prima o poi potrebbe anche trovare la via giusta ad un proprio progetto di sviluppo. Si chiede troppo?

Un’ultima cosa, come vedi non te ne chiedo molte; me lo faresti il favore di far capire a quelle testacce dure dei nostri politici, che tornino ad imparare l’aritmetica come si faceva alle elementari?

Basterebbe che si applicassero un attimo a far di conto e a leggere i risultati del loro operato. Non ci vuole un genio per capire che tutto quello che ci hanno raccontato essere giusto e utile per l’Italia (non solo ovviamente) è di fatto un risultato sbagliato. La vita della maggior parte di noi sta diventando un inferno, i disoccupati crescono come i funghi in autunno, le paghe sono da fame (per quasi tutti, non per tutti), le scuole cadono a pezzi, per farsi curare ci vuole un investimento, le banche non ti cacciano una lira. Sì, scusa la sto tirando per le lunghe. Ma il fatto è che nonostante tutto il debito cresce e noi siamo sempre più nella merda.

Allora, ti pregherei di illuminare le menti di quelle persone, quelle che hanno ricevuto, non si capisce nemmeno bene da chi, la delega a prendere le decisioni e farle ragionare.

Ma mi rendo conto che la tua competenza non arriva a tanto; dunque, tu che sicuramente conosci l’ambiente (sai come siamo fatti noi italiani..), metti una buona parola e convinci lo spirito santo a porci una pezza. In fin dei conti ci hanno sempre detto che è compito suo.

Se neppure lui ce la fa, vedi se almeno tu riesci a convincerli a tornarsene a casa.

Grazie di cuore. Almeno ora e fino a dopo le feste ho qualcosa di cui illudermi.

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