DECRESCITA VS CAPITALISMO
10 luglio 2013

Dibattito sull’Accordo fra FARC e Governo Colombiano

Riportiamo il dibattito scaturiti dalla pubblicazione dell’articolo sull’ACCORDO “VERSO UNA NUOVA CAMPAGNA COLOMBIANA: RIFORMA RURALE INTEGRALE” fra Farc e governo colombiano. 

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Quando ho letto il comunicato qui sotto mi si è aperto il cuore. concretezza, coraggio, futuro…pace con giustizia sociale.

I latinoamericani hanno ancora altro da dirci e da insegnarci.

Il mio unico augurio, a questo punto, è che le FARC possano gestire la loro smilitarizzazione in maniera ponderata anche perchè la loro pluridecennale, tenace resistenza è l’unica ragione per cui ora si può parlare, in quel paese, di Riforma Rurale Integrale e di molte altre cose.

 Gregorio Piccin

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COMUNICATO CONGIUNTO FARC-GOVERNO SULL’ACCORDO “VERSO UNA NUOVA CAMPAGNA COLOMBIANA: RIFORMA RURALE INTEGRALE”.

I delegati del Governo e delle FARC-EP rendono noto che:Siamo giunti ad un accordo sul primo punto dell’Agenda contenuta nell’ “Accordo Generale per la conclusione del conflitto e la costruzione di una pace stabile e duratura”.Abbiamo concordato di denominarlo “Verso una nuova campagna colombiana: Riforma rurale integrale”.

Nel prossimo ciclo di conversazioni, presenteremo il primo rapporto periodico del Tavolo.

Abbiamo costruito accordi sui seguenti temi:

–         Accesso ed uso della terra. Terre improduttive. Formalizzazione della proprietà. Frontiera agricola e protezione delle zone di riserva.

–         Programmi di sviluppo con messa a fuoco territoriale.

–         Infrastruttura ed adeguamento delle terre.

–         Sviluppo sociale: salute, educazione, casa, sradicamento della povertà.

–         Stimolo alla produzione agroalimentare ed all’economia solidale e cooperativa. Assistenza tecnica. Sussidi. Crediti. Generazione di reddito. Commercializzazione. Formalizzazione del lavoro.

–         Politiche alimentari e nutrizionali.

Quanto convenuto in questo Accordo sarà l’inizio di trasformazioni radicali della realtà rurale ed agraria della Colombia, con equità e democrazia. Esso è incentrato sulla gente, sui piccoli produttori, sull’accesso e sulla distribuzione delle terre, sulla lotta alla povertà, sullo stimolo alla produzione agroalimentare e sulla riattivazione dell’economia delle campagne.

Persegue che il maggior numero di abitanti delle campagne senza terra o con terra insufficiente possa accedere ad essa, mediante la creazione di un Fondo di Terre per la Pace.

Il Governo Nazionale formalizzerà progressivamente, in modo aderente all’ordinamento costituzionale e legale, tutti gli appezzamenti occupati o posseduti dai contadini in Colombia.

Vengono creati meccanismi per risolvere conflitti di uso ed una giurisdizione agraria per la protezione dei diritti di proprietà con prevalenza del bene comune.

L’Accordo è accompagnato da piani per la casa, l’acqua potabile, l’assistenza tecnica, la formazione, l’educazione, l’adeguamento delle terre, le infrastrutture ed il recupero dei suoli.

L’Accordo si propone di invertire la tendenza degli effetti del conflitto e di restituire le terre alle vittime della spoliazione e dello sfollamento forzato.

Include la formazione e l’aggiornamento dell’informazione rurale per l’aggiornamento del rispettivo catasto, al fine di disporre di sicurezza giuridica e di informazioni migliori e più efficienti.

Pensando alle future generazioni di colombiani, l’Accordo delimita la frontiera agricola proteggendo le aree di speciale interesse ambientale.

Ci si propone una campagna con protezione sociale, e lo sradicamento della fame attraverso un sistema di alimentazione e nutrizione.

Quanto convenuto fino ad ora fa parte di un accordo più ampio, che speriamo di raggiungere nei prossimi mesi e che contiene sei punti. A partire dal seguente ciclo di conversazioni, che inizierà il prossimo 11 giugno, cominceremo a discutere il secondo punto dell’Agenda incluso nell’ “Accordo Generale” dell’Avana, denominato “Partecipazione Politica”.

Uno dei principi guida di queste conversazioni è che “niente è accordato fino a quando tutto non sarà accordato”. Ciò significa che gli accordi che stiamo costruendo sono condizionati dall’approdo ad un accordo sulla totalità dell’Agenda, e che nella misura in cui si avanza nella discussione gli accordi su ognuno dei sub-punti possono essere aggiustati e complementati.

Vogliamo sottolineare che in questi sei mesi di conversazioni non abbiamo solamente discusso il tema agrario; abbiamo anche dato vita al processo dei dialoghi, convenuto il modo di lavorare in plenaria, commissioni o separatamente, e messo in marcia diversi meccanismi di partecipazione e consulta cittadina per ricevere proposte ed opinioni di cittadini ed organizzazioni sociali. Tali meccanismi e procedimenti di lavoro e partecipazione sono già operativi, ragion per cui speriamo che da qui in poi si possa avanzare più celermente nella ricerca di accordi.

Diamo risalto ai contributi dell’Ufficio delle Nazioni Unite in Colombia ed al Centro di Pensiero per la Pace dell’Università Nazionale all’organizzazione dei forum realizzati a Bogotá sui temi Agrario e della Partecipazione Politica. A cui si aggiungono gli apporti dei tavoli regionali organizzati dalle Commissioni di Pace del Senato e della Camera dei Rappresentanti della Colombia.

Ringraziamo le migliaia di colombiane e colombiani e le organizzazioni sociali che ci hanno fatto pervenire le loro proposte ed opinioni sui punti dell’Agenda attraverso i forum, la pagina web o i moduli disponibili nei palazzi municipali e governatorati. Tutte ed ognuna di esse sono state ricevute dalle delegazioni all’Avana. Al Tavolo delle Conversazioni è stato deciso ed attivato un procedimento per riceverle in modo ordinato, classificarle ed averle a disposizione su supporto elettronico.

Vogliamo ringraziare in special modo Cuba e la Norvegia, paesi garanti di questo processo, per il loro permanente appoggio e per il clima di fiducia che propiziano. La presenza dei loro rappresentanti al Tavolo delle Conversazioni è un fattore fondamentale per lo sviluppo delle stesse. Ringraziamo ugualmente il Cile ed il Venezuela, paesi accompagnatori, ai quali le delegazioni danno aggiornamenti periodici sulla marcia dei dialoghi.

Questi quattro paesi compongono un gruppo di nazioni amiche del processo che teniamo altamente in considerazione; inoltre, ringraziamo altre nazioni, organismi e leaders internazionali per le loro espressioni di appoggio, che rafforzano la fiducia nel cammino che stiamo percorrendo.

L’Avana, 26 maggio 2013

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Ciao e buon pomeriggio !!!

Se questi sono i risultati, che non servano proprio queste FARC – EP anche in Italia ?

Cordialmente, Gianfranco Cozzi

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Tieni conto gianfranco che le farc sono in clandestinità da almeno 50 anni (cinquanta). sono passati per diversi accordi poi tramutatisi in trappole mortali, sono infine stati inseriti nella black list dei terroristi (nel paese campione del mondo per l’ammazzamento di sindacalisti e lottatori sociali e dove l’esercito si è inventato la pratica dei falsi positivi – civili assassinati a sangue freddo e poi travestiti da guerriglieri per dimostrare improbabili successi militari…).

È come se qui da noi la guerra civile e di liberazione non fosse finita nel 45 ma si fosse conclusa negli anni 90…

al di la di diliberto, ferrero ecc.il problema qui è che i governi di centrodestrasinistra-tecnici (servi delle oligarchie come in colombia) non ci sparano  addosso (per fortuna) ma sono riusciti a disarticolare le nostre capacità di lotta imbottendoci il cervello di individualismo, consumismo e revisionismo. quello che mi fa ben sperare per i colombiani è che in questa tornata di accordi sono stati coinvolti partner internazionali importanti, società civile, ong e chi più ne ha più ne metta. entrando nel merito dell’accordo si scorge davvero il meglio del pensiero politico-sociale attuale. è triste che siano le armi e l’organizzazione militare delle farc a rendere possibile tutto questo, ma tant’è: la nostra costituzione è costata vent’anni di clandestinità e due di lotta armata…

ribadisco per una pace con giustizia sociale in colombia!

gregorio piccin

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quando ho letto il comunicato, mi sono rimaste parecchie perplessità. Non c’è dubbio che un accordo del genere sia la base indispensabile da cui partire per qualsiasivoglia idea di un futuro migliore (ci vuole davvero poco) e più giusto.

Rimane il fatto che il presidente della Colombia Santos non è altro che il naturale successore e prosecutore degli stessi piani del suo predecessore, Uribe. Ne è prova il fatto che in questi giorni a Bogotà è ospite del locale governo il capo dell’opposizione venezuelana, Capriles. Che Santos non ha affatto ridimensionato la collaborazione con gli Usa nella “lotta alla droga” che prevede l’uso di una dozzina di basi militari sotto il controllo yankee, che continua senza sosta l’assassinio di sindacalisti, politici dell’opposizione e che la politica economica colombiana è tra le più spietate e ultraliberiste.

Oltretutto la lotta delle Farc si è notevolmente indebolita a causa delle esecuzioni dei loro principali leaders, e dunque sarà difficile far rispettare ciò che sulla carta è scritto, ma che nella realtà sarà molto più difficilmente applicabile. Naturalmente mi auguro che quanto previsto dal documento venga applicato, ma troppe esperienze passate (prendo ad esempio gli accordi di Oslo tra Israele e Palestina) insegnano che ci sarà da andare con i piedi di piombo.

E’ altrettanto vero che l’America Latina rappresenta il principale riferimento o laboratorio politico per ogni idea di sinistra, ma dubito che per ora i “ricercatori” che lavorano a tali esperimenti possano trovarsi nel governo colombiano.

Vorrei davvero condividere l’ottimismo di Gregorio e la speranza comunque rimane, ma attenderei un attimo.

  Bruno Viol

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la mia è una speranza, di cuore appunto. il gramsciano pessimismo della ragione non mi abbandonerà mai. ma non me la sento di augurare al popolo colombiano di continuare sulla strada della guerra civile fino alla fine (perchè non ci sono altre strade: o si combatte fino alla vittoria o alla morte o si cerca un accordo e la strategia adeguata per sostenerlo).

se avessero potuto se lo sarebbero preso il potere di realizzare una riforma agraria integrale e tutto il resto, credo. chi sia santos è chiaro, quale sia la situazione in colombia pure (anzi lo

sanno bene loro molto più di noi). che le farc siano indebolite anche questo è abbastanza chiaro (non fosse per i cinquant’anni di guerriglia…) e forse proprio per questo cercano di chiudere.

mi auguro, anzi sono convinto che le farc sapranno procedere alla smilitarizzazione con grande cautela (se gli accordi andranno in porto) proprio alla luce dei tranelli già subiti sulla loro pelle in passato.

Penso infatti che le farc in quanto tali siano più preziose degli accordi stessi: sono l’unica organizzazione popolare dotata di un minimo di contrattualità; senza le farc l’orda di gran bastardi che controlla l’altra parte della colombia non avrebbe più freni.

ed è pur vero che la partita colombiana non si gioca solo in colombia: sta nel mezzo di una partita continentale dove gli usa, da diversi anni, perdono metro dopo metro (paese dopo paese, mercato dopo mercato)…

insomma, nonostante il pessimismo della ragione c’è di che sperare.

ricordo un faccia a faccia alle presidenziali tra obama e mc cain che mi fece raggelare: obama stese mc cain sul tema dell’impero dicendogli più o meno così: “ma che avete da dire voi repubblicani che con l’afghanistan e l’iraq vi siete impantanati perdendo terreno in america latina e africa…”.

bisogna ammettere che obama, forte del nobel per la pace, ci sta provando a porre rimedio ai guai repubblicani; ma mentre in africa la partita è forse per loro ancora aperta penso che in america latina (messico escluso) ce l’avranno sempre più dura.

adelante companeros, almeno da quelle parti, in un modo o nell’altro, ci stanno provando a praticare il futuro.

non sarà un pranzo di gala, non lo è mai stato.

gregorio piccin

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boh, non vorrei essermi espresso male, ma la mia intenzione era solo di definire meglio la situazione in Colombia e di sostenere che quel processo di pacificazione potrà incontrare moooolti ostacoli. Che non si prescinda da quelle dinamiche o da quella possibilità mi pare chiaro.

Solo che oggi sono altre le cose che mi frullano per la testa. Per la precisione, quelle che seguono.

Bruno Viol

E così siamo arrivati al delirio, la riforma costituzionale che sarà redatta dai famosi saggi. Di gente del gruppetto degne di quel titolo, a guardare bene, non ce n’è poi molta, anzi. Saggi venivano definiti anche coloro che ormai circa un decennio fa, avevano abbozzato un altro tentativo di riforma costituzionale, rintuzzato poi in particolare dal referendum del 2006. E per fortuna; basta dare un occhio ai loro nomi per rabbrividire.

Niente, nonostante tutto e nonostante i risultati emersi dall’improbabile brainstorming dei protagonisti di allora, ci si riprova imperterriti. Ciò che risulta maggiormente sconcertante, è che il progetto è condiviso sia da chi ne avrebbe i maggiori benefici (e non è difficile individuarne il nome), sia da chi semplicemente è incapace di governare e si difende dietro una mancanza di opportunità dettate da un sistema evidentemente troppo democratico per la valenza intellettuale piuttosto scadente di chi è incaricato di gestirlo. Nemmeno in grado, tra le altre cose, di trovare un sistema che sia originale, e magari che tenesse, nell’eventualità, conto delle differenze tra il nostro Paese ed un qualsiasi altro. Differenze storiche, culturali talmente radicate da non poter rendere applicabile un sistema vigente in altri contesti. Sistemi di governo e di bilanciamento tra poteri resi possibili da percorsi storico-culturali (appunto) decisamente differenti. Pare sia indispensabile una “figura forte”; i precedenti si sa quali effetti nefasti abbiano portato, ma la memoria, si sa, è corta. E altrimenti sarà necessario rimuoverla.

Tutto ciò con il pieno appoggio (anzi con la decisa iniziativa) del presidente della Repubblica che nemmeno dovrebbe occupare il posto che si è ripreso. Un presidente, sia detto chiaramente, che spesso è andato oltre a quanto concessogli, se non dal suo mandato (inteso come prerogative in senso stretto), almeno dal buon senso che dovrebbe porre limiti etici dove non ci siano riferimenti a quelli scritti. D’altra parte, è lo stesso politico che sosteneva la necessità di una “casa comune” con i socialisti di Craxi. Come direbbe Totò: “e ho detto tutto!”. Il presidenzialismo è già cominciato.

Nel frattempo si continua a cedere ai ricatti di chi ha avvelenato (e continua a farlo) un’intera comunità per garantirsi il massimo del profitto (per poi portarsi tranquillamente all’estero qualche miliardo di euri) nel più profondo menefreghismo rispetto agli obblighi che doveva rispettare. Non sono evidentemente bastati i precedenti di Casale Monferrato o di Marghera o, caso più vicino ancora, di Monfalcone (ma di molti altri ancora). Lavoro di merda in cambio di morti e distruzioni. E chi deve pagare forse lo farà tra venti, trent’anni, o magari muore prima, ma di morte naturale. Lui! Nel frattempo finalmente si “commissaria” l’azienda, ma con un nome che stride se si pensa al ruolo che Bondi ha già nell’Ilva; che non è la Parmalat che moriva di guai del tutto diversi (anche se a causa del solito cavaliere della Repubblica o del Lavoro il cui unico principio era arraffare a più non posso). La morale è sempre la stessa: non si tocca la proprietà privata, nemmeno quando si fa beffa delle regole e provoca morte e dolore. Non si capisce per quale motivo non si sequestrano i capitali (tutti e tanti) di chi è responsabile del disastro e con quelli si comincia il lungo lavoro di conversione della produzione e si nazionalizza l’impianto. Magari rilanciandolo con una produzione qualitativamente più all’avanguardia come la succede nella maggior parte dell’industria siderurgica europea. E magari con la politica che si riprende responsabilità che fino ad oggi sono state sbolognate alla sola magistratura, ottenendo di fatto solo l’indebolimento di quell’istituzione.

In Italia la classe imprenditoriale è forse (forse) meno inetta solo di quella politica, mai è stata (almeno da Olivetti in poi) in grado di pensare al guadagno attraverso l’innovazione, la ricerca e il collegamento con la contesto in cui opera. Si pensa di stare al passo con gli altri risparmiando sul costo del lavoro, abbuffandosi di contributi statali, solo con prodotti in concorrenza con Paesi in cui i lavoratori sono ipersfruttati e devono accontentarsi delle briciole. Quantità al posto della qualità, ma in questo modo prima o poi si collassa o si fa collassare la società. Consiglierei la lettura dell’illuminante articolo di Marcello De Cecco su Affari e Finanza (inserto di lunedì scorso di Repubblica), non certo un giornale con ambizioni rivoluzionarie.

Il nostro Paese che ha a disposizione un patrimonio con cui nessuno al mondo può competere e lo lascia andare in rovina. Una Nazione che dovrebbe essere il centro delle attività culturali, riferimento per tutto ciò che di innovativo a livello di pensiero e di cambiamento si elabora e succede nel pianeta e che invece vede questi suoi beni più preziosi andare in rovina. Non di solo cultura e turismo si vive, ma se si lasciano perdere queste opportunità, si muore di certo.

Lasciamo perdere per una volta le follie delle spese militari, c’è anche molto di altro.

Intanto ci si continua ad esaltare l’andamento della borsa che va in direzione opposta rispetto all’economia italiana. In un anno la borsa milanese ha guadagnato circa il 35% (micacazzi!), mentre l’economia reale del Paese crolla inesorabilmente. Dunque, ci dovranno pure spiegare perché dovremmo esultare per i brillanti risultati del Mib (o addirittura delle borse mondiali) quando sono evidentemente scollegati dal benessere di una Nazione. Eppure, i titoli di giornali e telegiornali sono sempre dedicati alle performance della borsa. Che questo interessi più alle banche (sempre più distanti dal loro ruolo iniziale e da recuperare) e a chi ha soldi per speculare che non ai comuni cittadini, è dunque un dettaglio. Ma non diciamolo in giro… la gente potrebbe addirittura svegliarsi.

3 Comments

  1. giada ha detto:

    Questo e’ il blog giusto per tutti coloro che vogliono capire qualcosa su questo argomento. Trovo quasi difficile discutere con te (cosa che però in realta’ vorrei… haha). Avete sicuramente dato nuova vita a un tema di cui si e’ parlato per anni. Grandi cose, semplicemente fantastico!

  2. marta ha detto:

    Ho trovato questo blog su google, sto leggendo con gusto tutti i post che riesco… il blog e’ semplicemente fantastico, complimenti.

  3. […] Dibattito sull’Accordo fra FARC e Governo Colombiano […]

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