FRAMMENTI SULLA GUERRA
5 dicembre 2016

Terremoti, bufere e guerra

I sindaci del centro Italia, travolti insieme ai loro cittadini da terremoto e bufere di neve, invocano l’intervento dell’esercito.

Per quale ragione? Non certo per un rigurgito militarista ma perché si rendono conto che Protezione Civile, Vigili del Fuoco e Corpo Forestale (fatta salva la generosità e dedizione dei volontari e del personale addetto) non ce la possono fare di fronte ad un disastro di simili proporzioni.
Forse ciò che hanno in mente è il “modello Friuli” dove, in occasione dell’esteso e devastante terremoto del1976, l’esercito fu per lungo tempo insostituibile nei soccorsi e nella rimozione delle macerie (che infatti fu rapidissima); da quella esperienza nacque poi la Protezione Civile.
Ma ancora oggi la Protezione Civile vive una cronica carenza di mezzi ed una capacità operativa/logistica nemmeno paragonabile a quella delle forze armate di allora.
Nel frattempo abbiamo deciso di trasformare l’esercito in un costosissimo corpo di spedizione hi-tech impegnato a supportare le guerre statunitensi post ’89 oltre confine. Per far fronte a questa nuova funzione neocoloniale è stata organizzata la professionalizzazione della truppa e necessariamente sospesa la leva costituzionale, l’obiezione di coscienza e il servizio alternativo nei Vigili del Fuoco.
Il risultato è che l’esercito oggi è un’organizzazione pressoché inutile per affrontare emergenze acute come quella che abbiamo sotto gli occhi ne tantomeno è in grado di offrire un supporto logistico massiccio ed efficiente in cui inserire sinergicamente anche le altre risorse.
Aggiungiamo a questo quadro desolante l’aziendalizzazione del comparto elettrico che da servizio pubblico strategico si è convertito alla massimizzazione del profitto cessando di destinare risorse alla manutenzione nelle zone periferiche con poche utenze perdendo conseguentemente capacità di intervento.
Ecco spiegato il disastro nel disastro ed il comprensibile e terribile senso di abbandono vissuto dai sindaci e dalla popolazione colpiti da emergenze multiple.
Ma la domanda è anche un’altra: e se scoppiasse un’altra emergenza ambientale, anche di minore livello, in un’altra regione? Considerato che il massimo dell’operatività è quella dimostrata in centro Italia le conseguenze sarebbero definitivamente catastrofiche.
Senza una riforma organica che riporti l’esercito alla sua funzione costituzionale difensiva/territoriale, puntando su concrete sinergie con Protezione Civile e Corpo Forestale piuttosto che su capacità offensive e di proiezione, l’Italia rimarrà un paese sempre in prima fila nella belligeranza e strutturalmente incapace di difendere sé stessa dalle vere minacce alla sicurezza dei suoi cittadini: terremoti, alluvioni, incendi, dissesto idrogeologico, avvelenamento dei territori.

Gregorio Piccin

1 Comment

  1. Sebastiano Comis ha detto:

    Assolutamente d’accordo. Ma ancor prima del terremoto del’76 va ricordata la catastrofe del Vajont, nella quale l’esercito di allora, territoriale perché di leva, e in particolare il corpo degli alpini, svolse un prezioso lavoro nel soccorso ai superstiti, nell’apprestamento di alloggi provvisori, nel ripristino della viabilità etc. Per questo il caro e rimpianto amico Silvano Zucchiatti, allora sottotenente di complemento, ebbe una medaglia d’argento al valore civile.

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