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Pino Agnetti

Picelli, l’eroe delle barricate di Parma, avrà il suo monumento

dalla Gazzetta di Parma - 5 gennaio 2010

Picelli avrà il suo monumento

Oggi si celebrava il 73° della morte di Guido Picelli, e l’assessore Sommi - intervenuto all cerimonia - ha annunciato che l’eroe delle Barricate avrà un suo monumento dopo l’estate:

Pino Agnetti

Con buona pace di Giuseppe Verdi, è stato l’unico parmigiano (e forse anche l’unico italiano) ad essersi meritato ben tre funerali di Stato. Uno più oceanico dell’altro.

E, come se non bastasse, celebrati lontano dalla sua terra natia: Madrid, Valencia e Barcellona. Le tre «capitali» della seconda patria per cui Guido Picelli combatté e, combattendo, morì. Fulminato però sulle colline di Guadalajara non da una pallottola franchista, come l’agiografia comunista ha perseverato a propagandare in pratica fino a ieri (ma siamo sicuri che sia finita?). Bensì, dal «fuoco amico». Che, nel caso dell’eroe delle Barricate di Parma, intervenne a togliere di torno una figura, al tempo stesso, troppo amata e amante della libertà.

Come tale, insopportabilmente scomoda. Tanto che, in epoca ancora recente, qualcuno è arrivato perfino a «dimenticarsi», nel fondo di un armadio di partito la sua maschera mortuaria. Che, per chi l’ha vista, ci restituisce l’immagine di un uomo straordinariamente nobile e bello, probabilmente adorato sia dagli uomini che dalle donne.

Ancora più affascinante, insomma, del Gary Cooper protagonista della versione cinematografica dell’indimenticabile «Per chi suona la campana» di Hemingway. Tra i soliti misteri mai definitivamente chiariti e gli ancor più soliti quanto ridicoli e inaccettabili imbarazzi, Parma celebrerà oggi l’anniversario della morte dell’uomo che, nell’arco della sua leggendaria ancorché breve esistenza, tenne testa a Italo Balbo e a Mussolini, alla polizia segreta di Stalin e a Togliatti. Prima di andare incontro al suo destino nell’inferno della guerra civile spagnola. Dove Guido Picelli - apprendista orologiaio, attore e autore teatrale, volontario della Croce Rossa Italiana nella Grande Guerra, medaglia di Bronzo al Valor militare, poi Sottotenente del regio esercito, fondatore degli Arditi del Popolo, comandante vittorioso e invitto delle «cinque giornate» di Parma contro le soldataglie fasciste, parlamentare socialista e quindi ancora deputato indipendente comunista, condannato a cinque anni di confino dal regime fascista ed esule in Unione sovietica da dove fuggirà un attimo prima di finire deportato a vita in un gulag - stupirà sia i nemici che i compagni di diversa nazionalità ai suoi ordini combattendo, ancora una volta, dalla «parte giusta». Il che non lo preservò - non poteva preservarlo - da quel fatale «colpo vagante» che riuscì dove neppure le camicie nere e le spie franchiste erano riuscite prima. In suo onore, sono state intitolate decine di piazze, vie e lapidi. Ne manca ancora solo una. Quella su cui bisognerà che, prima o poi, qualcuno si decida a scrivere: «Ucciso a tradimento». Ma speriamo che ciò accada presto e proprio nella sua città natale. Magari, avendo cura di incidere quella verità tanto scomoda e a lungo negata ai piedi di un monumento che questo eroe puro e romantico non avrebbe mai chiesto e voluto per sé. Ma che, a maggior ragione, gli dobbiamo. Prima che qualcuno torni a nascondere nel fondo ovattato e buio di un armadio il «no» alle dittature di qualsiasi colore o ideologia dell’eroe delle Barricate.

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vedi anche: Le "Barricate di Torre" del 1921


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