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Risiko

Non sono mai stato un gran giocatore di Risiko; mai avuto la pretesa di capirci granche’ di strategia, infatti dopo massimo 20 minuti mi trovavo privo di risorse e dunque fuori dalla competizione. Mi e’ pero’ sempre piaciuto provare a ragionare ad applicare al ragionamento una possibile logica. Ecco, qui a provare a ragionare ti viene il mal di testa. La situazione, invece che diradarsi piano piano, si complica e si ingarbuglia ogni giorno di piu’. Per provare a intuire qualcosina, mi limito ad ascoltare chi in Siria ci vive da sempre, e a cercare di interpretare cio’ che sento sulla base di cio’ che vedo.

Diciamo che la situazione e’ perlomeno confusa e in continuo evolversi. Partiamo dagli ultimi eventi, la presa di Afrin da parte dei turchi, ma con l’importante contributo da parte dell FSA (Free Syrian Army), un’ accozzaglia di canaglie legate un po’ ad Al Qaeda (anche qui in forme diverse) e un po’ all’Isis (altro che sparito, ma ci torneremo). Tra le altre cose, questa compagnia di bontemponi dalle lunghe barbe trovano anche il tempo di scannarsi tra di loro (JTS contro HTS), perche’ combatteranno anche nel nome del loro dio, ma se si tratta di spartirsi il bottino di guerra e di coltivare i propri interessi materiali, state pure tranquilli che il galateo lo mettono da parte. Ma lasciamo stare per ora. Dunque Afrin nell’indifferenza dei piu’, e’ stata occupata e i kurdi (buona parte) se ne sono dovuti andare da casa loro. Molti hanno trovato solidarieta’  ed ospitalita’ dai loro parenti ed amici che vivono in Rojava, anzi NES (North East Syria); altri meno fortunate, sono temporaneamente ospitati in campi profughi nella zona a nord di Aleppo. Poi si vedra’. Si trattera’ di capire con chi i turchi rimpiazzeranno i kurdi, se con quei galeotti che hanno combattuto per loro, oppure con i disgraziati profughi che stanno in Turchia o con chi altri ancora.

Giu’a sud, zona di Ghouta, esercito siriano (SAA) e russi hanno praticamente liberato tutta l’area dei sobborghi di Damasco fino ad un paio di settimane fa saldamente nelle mani dei “ribelli”. Ci sono ancora alcune sacche che resistono agli attacchi e ai bombardamenti degli alleati di Assad, ma e’ questione di tempo. Gli altri gruppi, principalmente  Ahrar al Sham e Faylaq al Rahman, non un club di gentiluomini si sappia, hanno preferito fare armi (non in senso metaforico purtroppo) e bagagli, e con un servizio di autobus, se ne sono andati verso Idlib.  Tutto cio’ suona come una specie di accordo tra russi e turchi alle spalle specie dei kurdi.

Mambij, ultima zona controllata da YGP (Unita’ Protezione Popolare) ad occidente dell’Eufrate, rimane uno dei progetti di Ankara, nel senso che da sempre i turchi sostengono che ad ovest del fiume non ci debba essere alcuna presenza del SDF (Self Defense Forces), praticamente la coalzione a maggioranza kurda (YPG) che vede nelle sue fila combattenti anche arabi, assiri ed altre minoranze. Dunque, il prossimo passo della missione ramo d’ulivo (pensa un po’…) dovrebbe essere la conquista anche di quel lembo rimasto di Rojava. Un problemino potrebbe essere la presenza da quelle parti di circa 2000 marines Usa che in teoria dovrebbero rappresentare una garanzia per i kurdi. Come recentemente dimostrato ad Afrin, di garanzie da quelle parti ce ne sono pochine e gli Usa stanno cercando il modo migliore per andarsene e lasciare piazza pulita ai turchi, senza perderci troppo la faccia. Nel frattempo, cosi’ per far in modo che chi vuole intendere intenda, i turchi stanno smantellando una parte del muro (di cui immagino i piu’ non siano a conoscenza..) che delimita praticamente la stragrande maggioranza del confine tra Turchia e Siria. Questo avviene dalle parti di Tal Abyad piu’ o meno a meta’ tra Derek e Kobane, i due estremi del NES. In parole povere, un’ eventuale invasione turca in quella zona, taglierebbe in due la regione, mettendo ulteriormente in crisi gli interessi Usa nella zona e dando un’ulteriore martellata alle speranze di gloria kurde. Direi che per ora un atto del genere sia fuori discussione, ma un avvertimento non fa mai male.

A sud del NES poi, parliamo dell’area che ve da Hasaka giu’ verso Raqqa, Tabka fino alla parte orientale di Deir Ez Zor, cominciano le prime scaramucce, per ora a livello di dimostrazioni e di qualche omicidio importante, tra la maggioranza araba e i governi cittadini del Civil Council, organo  amministrativo voluto dalla coalizione (dimenticavo, a guida statunitense e francese ma anche di altri minori Stati stranieri). Tra kurdi e arabi, soprattutto quegli arabi parecchio conservatori, non e’ mai corso buon sangue e che i rapporti non siano migliorati lo dimostrano i commenti nei confronti della popolazione araba da parte dei kurdi e viceversa. Comunque sia, le zone petrolifere piu’ importanti della Siria sono a nord est, zona di Ruselan (Karachok oil fields) al confine con il Kurdistan iracheno e, guarda un po’, proprio nella zona di Deir ez Zor, dove senza troppo clamore gli Usa e i governativi (appoggiati anche da mercenari russi) si stanno menando. Qualche mese fa gli Usa hanno bombardato un convoglio delle SAA causando qualche centinaio di vittime per poi scusarsi dicendo che avevano sbagliato obiettivo. Sta di fatto che quella zona e’ strategicamente, ovviamente, importante perche’ se tutte le risorse di gas e petrolio, nonche’ il granaio del Paese (Rojava) venisse tolto dal controllo di Damasco, e’ ovvio che la Siria di Assad o chi per lui rimarrebbe con le pezze al culo.

Ora, pare che gli Usa, come si diceva poc’anzi, cerchino un compromesso con i kurdi; il PYD e’ legato al PKK del Kurdistan turco. Ocalan e’ il capo spirituale indiscusso di entrambe le formazioni politiche. Il fatto e’ che questo legame fa si’ che I turchi considerino PKK e PYD con la sua estensione armata il YPG, la stessa cosa, ed entrambe organizzazioni terroriste. Dunque gli statunitensi premono per appoggiare la formazione di un nuovo partito kurdo che cambi sicuramente nome e prenda le distanze dale sue origini. In questo modo, la Turchia potrebbe fingere che le cose siano cambiate e gli Usa potrebbero continuare a farsi gli affari propri in NES. Che poi le idee di Ocalan e la sua filosofia che prevede l’amministrazione autonoma, ma soprattutto democratica, si siano diluite abbondantemente e siano forse sepolte con Apo nelle galere dell’isoletta dal Bosforo che lo ospitano, lasciando spesso spazio ad interessi privati e personali sia una realta’ purtroppo piu’ diffusa di quanto vogliamo pensare, a me pare abbastanza una verita’. Come spesso accade in contesti del genere, le lotte che partono anche con le  migliori prospettive ed intenzioni, finiscono per perdersi di fronte ad interessi maggiori e ad appetiti sempre abbondanti. Una cosa, poi, che magari rappresenta una ineludibile necessita’, ma allo stesso tempo un paradosso, e’ che parte del petrolio che si estrae nei campi dell’estremo nord est, finisce prima in Kurdistan iraqeno e poi da li’ sottobanco, in Turchia!! La coalizione a guida Usa, ha pensato bene che tra i principali obiettivi da sabotare e dunque bombardare, ci fosse l’oleodotto che parte da lassu’ e finisce alle raffinerie di Homs, molto piu’ a sud e sotto il controllo governativo. Insomma, da una parte Afrin, dall’altra il business. L’altra parte della produzione finisce via terra, unica alternative all’oleodotto interrotto, verso altre destinazioni, principalmente la zona di Homs.

Vediamo poi che fine ha fatto l’Isis. Ci sono ancora (almeno) due grosse sacche in mezzo piu’ o meno al niente, una delle quali al confine con l’Iraq e l’altra a sud ovest di Deir ez Zor dove gli uomini del califfo hanno trovato rifugio e dove a quanto pare, nessuno va a rompere le balle. Non so se sia un caso, ma la maggiore concentrazione di quella gentaglia e’ proprio a ridosso dei maggiori campi petroliferi e di produzione di gas. Questi signori sono gli stessi che hanno terrorizzato mezza Siria e che sono stato fatti scappare da Raqqa con tutti i loro armamenti accompagnati dalla coalizione. C’e’ un bel servizio della BBC che ricostruisce quei fatti. Ognuno li giudichi come crede; rimane il fatto che la cosa qualche dubbio lo lascia. Non e’ un caso pero’ che negli ultimi tempi ci sia stata una recrudescenza di attacchi e attentati da parte dell’Isis giu’ di la’.  Di sicuro quei signori non sono scomparsi e prima o poi ne risentiremo parlare.

Naturalmente tutto quanto sopra non e’ che un breve e assolutamente incompleto quadro della situazione. Basta e avanza per doversene preoccupare.

 

Docbrino

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