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Primo report di Bruno Viol dal Sud Sudan

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Sud Sudan; la sintesi di questa nuova nazione potrebbe essere: “fata la cheba, morto l’osel”. La cheba, l’indipendenza, e’ cosa fatta un paio abbondante di anni orsono; ricordo bene l’enfasi  con cui veniva celebrata da queste parti e quel risentimento misto ad ironia con cui veniva considerata nel nord che fa riferimento a Kharotum, dove mi trovavo, e da cui il Sud si separava.

L’osel, la democrazia che in realta’ da queste parti, come in gran parte delle nazioni africane, e’ morto prima di nascere, aborto provocato da appetiti voraci che a queste latitudini (mica solo) certo non mancano. In effetti parlare di democrazia in questi ,per noi, remoti luoghi e’ un’esagerazione; puro esercizio di retorica.  Non c’e’ dubbio che pero’ qui, a mancare, e’ la stessa base su cui almeno le speranze dovrebbe appoggiarsi ; le illusioni si erano spente gia’ durante la guerra civile per l’indipendenza. Infatti gli stessi attori che oggi si scannano per il potere e per il controllo delle risorse, all’epoca si menavano ugualmente e di santa ragione per il dominio all’interno dei ranghi del cosiddetto esercito di liberazione.

Insomma per farla breve e per non rompere I coglioni oltre il limite, come spesso altrove, qui si e’ cercato di mescolare personaggi, etnie, interessi, che stridevano tanto quanto un tram in corsa sui suoi binari. Almeno, al tram, i binari consentono di seguire il percorso con la necessaria stabilita’; in questo caso, lo stridio e’ solo il preludio allo schianto.

Ma e’ proprio sulla locale mescolanza che vale la pena di soffermarsi. Se esiste un luogo in cui tutto si intreccia, forse alla cazzo, questo e’ quel luogo, non c’e’ dubbio .  Qui l’Africa araba ha il suo capolinea, arriva in lunga frenata, un po’ come la traccia di una pesante scoreggia sulle mutande, e poi finisce. Il nero cupo prevale decisamente su ogni altro colore della pelle, anche se deve fare i conti con il marrone della gente delle italiche (e qui davvero viene da ridere al solo pensarci) ex colonie imperiali. Eritrea ed Etiopia rappresentano non solo i confine orinetali di questo novello stato (che le ben informata televisione italiana, in un serivizio, e’ riuscita a definire piccolissimo mentre e’ due volte l’Italia), ma anche i luoghi da cui c’e’ stata una decisa emigrazione verso qui. Gurdandosi in giro ad uno verrebbe spontaneo chiedersi che cazzo ci sono venuti a fare, ma come in buona parte del’ Africa occidentale sono gli arabi (soprattutto libanesi) a controllare i commerci e le attivita’ piu’ remunerative, qui a fare la parte del leone sono soprattutto I “browns”. 

La lingua poi, non i dialetti, e’ decisamente un  mix di arabo e altre parlate locali. Mix che si riflette anche sui credi della gente, alcuni con tendenze al fanatismo Cristiano (I missionari italiani hanno fatto un discreto macello; basti pensare che una mia collega si chiama Maria Goretti e questo e’ solo il nome proprio), parte invece che punta sull’islam tradizionale, che pure ha le sue belle pecche da scontare. Sia come sia, mi sento un gran figo quando riesco a capire le poche parole arabe che consoco (fondalmente numeri e poche sentenze) e poi mi spaccio per un profondo conoscitore dell’idioma autoctono. Naturalmente alla prima verifica o domanda che mi viene fatta, casca il palco e rimane la figura di merda. Ma solitamente il senso dell’umorismo non manca e tutto finisce in una gran risata. Certo e’ che alla vista di quei denti, uno si immagina gia’ il solito pentolone che bolle e la carota infilata non mi ricordo dove. Le belle faccione tonde di alcuni, poi, rimandano ai neri disegnati nei fumetti di topolino dei primi anni con tutti i luoghi comuni dell’epoca. Ma a questo punto sono solo i miei ricordi che si confondono e mescolano.

Poi, questo e’ il Paese dove la polvere del Sahel, mentre si diluisce nella savana, ti entra dappertutto, e arriva fino alle foreste tropicali. In questa stagione va pure di culo che c’e’ solo il polverone che ti ottura e rinsecchisce le narici, ma appena ricomincia a piovere, meta’ del Sud Sudan finisce sott’acqua e l’elemento su cui ci si muove, se ci si muove, e’ la fangazza limacciosa. Il limo, elemento che mi riporta alla storia che ci insegnava la maestro delle elemntari, la maestra  Balarina, quando ci raccontava che una delle ricchezze dell’antico Egitto (che arrivava fino qui) derivava dal residuo delle inondazioni stagionali che rendevano quaste terre cosi’ fertili. Ora, quando il Fiume e i suoi affluenti esondano, combinano solo casini e devastazioni. Ma tutto diventa di un verde smeraldo e regno inconstrastato degli animali. Un vero peccato, o forse alla fine nemmeno, che tutte le bellezze naturali, a causa delle continue guerre e guerrette, si possano tutt’al piu’ immaginare e non visitare.

Non c’e’ pace in questi luoghi ormai da decenni, le varie tribu’ o etnie come le definiamo noi, si scornano da sempre; una delle stranezze di questi luoghi corrisponde al gran numero di capi di bestiame, soprattutto vacche, che la gente possiede. La stranezza ovviamente non e’ il loro numero, ma il fatto che le vacche non si mungono ne’ tantomeno generalmente si ammazzano per nutrirsi; servono quasi esclusivamente per fare I fighi e pagare la dote di chi vuole prendere moglie (tira piu’ un pelo di figa che eccetera eccetera). Se poi vuoi diventare uomo, un po’ come i riti delle nostre mafie, devi dimostrare di essere in grado di rubacchiarne qualcuna ai tuoi vicini; tanto meglio se sono della tribu’ diversa. E qui scattano le rappresaglie e gli scambi di gran legnate che poi finiscono a morti ammazzati, che poi chiamano vendetta, che poi vengono magistralmente usati come motivi scatenanti di cose piu’ grosse che poi provocano situazioni come quelle attuali.

Vogliamo dunque parlare dell’origine dei recenti fatti? Di quelli ufficiali ovviamente. Bene, allora parliamo delle due etnie dominanti, i Dinka e i Nuer senza pero’ addentrarsi in ulteriori specificazioni o altre minoranze piu’ o meno importanti. Diciamo che non sono mai andati d’amore e d’accordo, che si sono reciprocamente rubacchiati vacche in continuazione, che si sono sempre fatti dispettinia vicenda, che si sono sempre allegramente scannati tra di loro, ma cio’ che piu’ conta e’ che I loro referenti politici sono  due lazzaroni che stanno (o stavano) al vertice dello stato: presidente(Dinka) e vicepresidente (Nuer). Gente che normalmente dovrebbe frequentare le galere (locali o extraterritoriali che siano) piuttosto che le ambasciate e Ie istituzioni. Ma questo continente, purtroppo, e’ ricettacolo di personaggi di dubbia reputazione che occupano e abusano di cio’ che doverbbe essere il governo dell’interesse commune. Mica solo qui, sia chiaro, ma certo qui piu’ spesso che altrove.

Avete presente un John Waine con la barba e nero? Non Jango dell’ultimo Tarantino, ma certamente atrettanto splatter; non un vendicatore dei torti subiti da lui e dalla sua stessa razza, quanto piuttosto la figura che Samuel Jakson interpreta nello stesso film. E l’altro simile a Lotar, il servo di Mandrake che solo a vederlo si capisce che potrebbe staccarti un braccio a morsi.

Due che pur di garantirsi le tasche piene, regalano le briciole alle loro comunita’ di appartenenza (ai loro capi in particolare) e svendono le risorse alla, sempre pronta ad accettare di buon grado i regali, magnifica (comein piancavallo) comunita’ internazionale. Che e’ degnamente rappresentata dalle multinazionali che, sensibili ai problemi di questi galantuomi, e’ pronta a difenderne l’impresentabilita’. Che poi ci possa scappare qualche migliaio di cadaveri nelle risse (che poi si spacciano per, ma a  volte diventano veramente, guerre civili), ecchecazzo, amen. In fin dei conti e’ sempre stato cosi’, so’ negri!

Vallo a spiegare tu a chi ha avuto la sorella con la gola tagliata, il fratello sbudellato, il cognato machetato, che deve vivere in pace e tranquillita’ con quelli della stessa tribu’ che gli ha riservato questi favori. E quando anche i primi si incazzano e violentano tua madre, giocano a palla con la testa di tuo zio e affettano tuo nonno, che succeede? Chi li ferma? Ma naturalmente i cachi blu. Per un errore di battitura mi e’ uscito cachi e non caschi, ma lascerei decisamente cosi’. Non credo sia necessaria altra spiegazione.

Tanto, giusto per tornare alle diffrenze che la logica razionale vorrebbe far incotrare, ma quella piu’ spietata lascia divise, ci sara’ sempre qualcuno che gira scorazzando tra le voragini delle strade con i macchinoni da cento mila euro e la gran parte che si becca la polvere sollevata dagli stessi immensi fuoristrada. La risposta a questa curiosa situazione sara’ invariabilmente la stessa: so’ negri!

E basta alzare il naso verso il cielo per essere certi che lassu’ c’e’ sempre qualche avvoltoio che svolazza I cerchio scrutando il terreno per individuare la prossima carogna.

 

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