Da un Paese che pare esistere solo nei fumetti ad uno in cui nemmeno il fumo e’ piu’ buono
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Poveri noi.
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Peggio di cosi’…

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Quando ti sembra di avere detto tutto, ti accorgi di non avere detto nulla; percio’…

 

Boh, come al solito avranno ragione loro ma a me qualcosa non quadra. Gente che non si e’ mai mossa da casa nemmeno la domenica e che ora sta li’ a sentenziare sul perche’ il “movimento” si mobilita solo per la causa palestinese e non protesta per le violenze e per i morti della guerra in Siria. Detto che il famoso (una volta) movimento ormai non si muove neppure per la strage che Israele sta compiendo, se non in modo sporadico e poco organizzato, a Gaza, a me pare che qualche differenza tra una situazione e l’altra alla fine ci sia.

 

Ho avuto modo di frequentare parecchi contesti e zone di guerra e di vederne i nefasti risultati. Premetto che non sono mai stato in Palestina, ma quello che si vede dalla televisione, pare il risultato di un tremendo terremoto piuttosto che l’effetto di una guerra. Una distruzione cosi’ meticolosa e spietata neppure nella periferia di Kabul o di Grozny di qualche anno fa si vedeva. Al di la’ dei morti, e hai detto niente.., cio’ che maggiormente sconcerta e’ proprio il metodo usato per radere al suolo completamente case, palazzi, interi quartieri; quella violenza vendicativa che nemmeno tra i peggiori criminali puo’ alloggiare.

 

Pero’ Hamas lancia i suoi razzi sul territorio israeliano. A parte che dovremmo cercare di capire cosa significa territorio israeliano. Vallo a spiegare a quelli che da quel territorio sono stati cacciati e che ora vivono confinati in quella che a ragione viene definita la piu’ grande prigione a cielo aperto del mondo. Proviamo a metterci per una volta nei loro panni, proviamo ad immaginare di non potere neppure pensare di poterci muovere da li’ e che se si vuole qualcosa si deve cedere al ricatto (ed ai relativi prezzi) imposto da chi quel qualcosa riesce a procurartelo. Che di lazzaroni profittatori ce ne siano dappertutto e che quelli diventano ricchi alla facciaccia tua e che tu per avere due litri di benzina devi diventare matto e pagarla uno sproposito, capita, ma che cio’ avvenga con estrema regolarita’, quella e’ solo la conseguenza dell’isolamento totale. Che l’acqua ti arriva quando arriva, magari piu’ frequentemente della corrente elettrica, ma solo perche’ la corrente elettrica rimane un miraggio. Che se vuoi coltivare qualcosa lo fai a tuo rischio e pericolo, che se pensi di trovare un lavoro e lo dici in giro ti prendono per matto. Quella e’ la conseguenza della politica israeliana. A quel punto, che cazzo fai? Non ti girano le ostie e se poi ti fanno secco chissenefrega? Non ti pare che tra un travaso di bile e un’incazzatura, l’unica cosa che ti rimane da fare e’ portarti dietro qualcuno? Sono civili? E chi ci arriva ai militari? E dunque, bummm! Sparacchi qualche razzo e speri che serva almeno a farti notare da qualcuno. Almeno sanno che esisti, che quella non e’ vita, che vivere cosi’ chissa’ se ha senso. Pare idiota e inumano? Perche’, la vita che fanno a Gaza e’ umana?

 

Ma ci stiamo allontanando da dove avevamo iniziato. L’indignazione di chi non si e’ mai indignato prima,la pretesa di paragonare la strage mirata di un popolo ad una, per quanto bastarda e infame, guerra civile. In Siria le persone passate a migliore vita superano di gran lunga (sono 140-170 mila) quelle di Gaza. Il fatto e’ che Gaza e’ un fazzoletto, mentre la Siria e’ un Paese intero. Inoltre, vogliamo vedere chi le ha provocate queste vittime? A Gaza il rapporto tra morti di una e dell’altra parte e’ di uno a venticinque, in Siria e’ difficile stabilire un rapporto, ma siamo lontani un abisso e si tratta di una guerra combattuta fondamentalmente da due eserciti (che fanno strage di civili), magari uno regolare e uno meno, ma entrambi bene armati. Israele e’ un Paese occupante da 47 anni e poco importa se da Gaza si e’ ufficialmente ritirato, per gli abitanti della striscia e’ anche peggio di prima. Israele e’ uno stato in cui si pratica l’apartheid e se non sei ebreo, non sei nessuno. Come diceva il marchese del Grillo: “io so’ io e voi nun siete un cazzo”. Questo e’ il democratico Israele. La gente di Gaza, che qualche tempo fa aveva democraticamente (non si capisce perche’ Israele debba essere democratico perche’ elegge il proprio governo e i Palestinesi che fanno lo stesso sono dei fanatici antidemocratici) votato compatta per Hamas. Lasciamo stare che Hamas rappresenti il lato integralista della politica, nulla a che vedere con i tagliagole finanziati dall’occidente oltre che dall’Arabia Saudita, che combattono il governo siriano e che stanno massacrando sistematicamente chi non e’ d’accordo con la loro legge della sharia (rivista e corretta), e poco propenso ad applicare sistemi democratici e a difendere i diritti umani; era il governo che quella gente si era scelto tanto quanto avvenuto piu’ recentemente in Egitto dove un presidente democraticmente eletto non andava a genio all’occidente (e all’Arabia Saudita) e dunque e’ stato sbattuto in prigione. Che cazzo di lezioni di democrazia vogliamo dare? A chi? Hamas e’ il prodotto e non la conseguenza della politica israeliana che l’ha creato e nutrito (tanto quanto il forse defunto Bin Laden, creato e istruito e foraggiato dagli statunitensi) e poi, alla fine, usato come pretesto e come nemico da cancellare per tenere sempre piu’ sotto scacco una intera Nazione palestinese. Una quindicina di risoluzioni di condanna di Israele da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU non sono servite a nulla; nessuno ha nemmeno lontanamente pensato di intervenire, mentre altrove evidenti falsi pretesti bastavano per sterminare un popolo intero. Basta vedere come hanno, abbiamo, ridotto uno Stato (per quanto guidato da un lazzarone) laico e moderno come l’Iraq. O se si vuole, la Libia.

 

L’atteggiamento di Israele appare sempre piu’ in linea con quello dei tedeschi durante la seconda guerra mondiale; tu mi uccidi un soldato? Io ne ammazzo dieci dei tuoi (mica soldati…). Ricordiamo le Fosse Ardeatine? Bene, a me pare che una guerra combattuta per l’autodeterminazione di un popolo vessato da mezzo secolo di indegna occupazione, sia un attimo diversa rispetto anche da una piu’ sanguinosa guerra civile iniziata, continuata e foraggiata anche da noi e che comunque meriterebbe un’attenzione comunque maggiore. E che sarebbe necessario tornare in piazza piu’ numerosi e piu’ organizzati a far sentire che abbiamo ancora voce e, nonostante tutto, voglia di dissentire.

 

Bruno Tassan Viol

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