Senza titolo-2
20 febbraio 2018

Raqqa

Bel lavoro, complimenti. Mi riferisco al alvoro che e’ stato fatto a Raqqa. Ci sono stato ieri, abbiamo delle attivita’ laggiu’ e dunque, magari in giornata per ora, e’ necessario andarci. Necessario in realta’ lo sarebbe molto di piu’, nel senso che da quella parti c’e’ praticamente bisogno di tutto. Ho dei ricordi di altri scenatri dove l’essere umano si e’ ridotto a livelli di bestialita’ che noi affibbiamo agli animali ma che dubito che gli animali posseggano. Sarajevo e’ l’esempio piu’ eclatante, sia per la vicinanza geografica rispetto a noi, che per un’ esperienza vissuta da quelle parti. Chi ha visto e si e’ scandalizzato, commosso, indignato per come era stata ridotta quella citta’, non so francamente cosa potrebbe pensare alla vista di come sia stata ridotta Raqqa. Il viaggio per arrivarci, noi stiamo di base molto piu’ a nord, e’ assolutamente tranquillo, un fracco di posti di blocco, le strade sono da sistemare un po’, ma c’e’ di peggio in Italia, pero’ niente che possa dare l’impressione che ci si possa trovare in mezzo ai casini o alla devastazione. Il paesaggio e’ incredibilmente piatto, persino monotono e tutto attorno e fino dove si esaurisce lo sguardo, e’ coltivato […]
20 febbraio 2018

Donald TrumPet (inteso come flatulenza)

Ci si può provare, ma risulta difficile riuscire a non parlare del biondo che fa impazzire il mondo (chiedo venia per la citazione presa da una vecchia pubblicità). Ora ci delizia con i suoi commenti sugli Stati da lui definiti come “cessi”, nemmeno si fossero ridotti in quelle condizioni, oggettivamente disastrose, senza il consistente contributo degli Stati Uniti, che il nostro eroe rappresenta al massimo livello. Diciamo che che se i “green berrets” non si fossero presi la briga di andare a rompere le balle all’intero universo, sarebbe ragionevole pensare che il resto del mondo, compresa quella parte portata alla ribalta dalle ultime esternazioni lisergiche che immancabimente il soggetto in questione ci fa avere, starebbe decisamente meglio. Che gli Stati Uniti non abbiano affatto preso in considerazione l’ipotesi di lasciare in pace quella parte del pianeta (shitholes), è piuttosto facile da dimostrare. Giusto per restare nell’area geografica di un paio di paesi tra quelli definiti cessi, San Salvador e Haiti, gli States hanno deciso prima, di intervenire nel colpo di stato che aveva a suo tempo defenestrato il presidente democraticamente eletto, Zelaya, e poi di avallare i giganteschi brogli che hanno portato a far vincere le ultime elezioni a Hernandez. […]
20 dicembre 2017

PE.S.CO o N.A.T.O? seconda parte: ognuno per sé

PE.S.CO O N.A.T.O? parte seconda: ognuno per sé. Uno dei punti indicati nella premessa al protocollo PESCO recita testualmente: “…L’Unione europea e i suoi Stati membri si impegnano nella promozione di un ordine mondiale basato sulle regole con il multilateralismo come principio chiave e l’Onu come centro…”. Se così fosse, sarebbe davvero un buon punto di partenza. Tuttavia la storia degli interventi militari e più in generale di tutta la politica estera dei principali paesi europei (compreso il nostro) dopo il 1989 ci dimostra come né il diritto internazionale, né il multilateralismo, né tantomeno l’Onu siano stati tenuti in debita considerazione. Hanno aderito alla PESCO 24 paesi dell’Unione Europea: Italia, Francia, Germania, Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Cipro, Estonia, Finlandia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svezia. Restano fuori, per il momento Danimarca, Irlanda, Portogallo e Malta. Un folto gruppo di stati molto eterogeneo ha quindi deciso di assumere impegni concreti nel settore militare anche se, come abbiamo già accennato nella prima parte di questo lavoro, dal punto di vista operativo la PESCO non rappresenta certo una svolta verso una maggiore autonomia europea rispetto alla NATO. Il cuore di questa operazione è una […]
20 dicembre 2017

PE.S.CO o N.A.T.O?

PE.S.CO o N.A.T.O? Prima parte: istantanea di un bluff. E’ nata la tanto agognata Difesa comune europea. Ma è proprio vero? Partiamo dal dato più ovvio: perché si possa davvero parlare di difesa comune sarebbe utile partire da una politica estera comune, la quale evidentemente non esiste e con buona probabilità non esisterà mai nell’attuale contesto politico. L’Europa è infatti un’aggregazione di stati che condividono moneta e ideologia neoliberista ma in politica estera ognuno fa per sé. Ogni paese ha infatti le sue minime o estese aree di influenza e relativi interessi, spesso in conflitto o in competizione con quelli degli altri, che vengono difese seguendo uno schema neocoloniale. Ogni paese poi ha la sua (più o meno) sviluppata industria nazionale degli armamenti e sue proprie direttici di sviluppo dello strumento militare, direttrici che sono strutturalmente legate all’assorbimento della produzione della propria stessa industria. E’ vero che esistono scampoli di condivisione e coordinamento in alcuni settori strategici come programmi di acquisizione, tecnologie, industrie, esportazioni, ricerca, missioni internazionali. E’ pur vero che l’80% delle acquisizioni e il 90% dei progetti di ricerca si sviluppano su basi saldamente nazionali e che le missioni internazionali di un certo rilievo ossia le guerre di […]