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Il triangolo maledetto: Aleppo, Mosul Kirkuk.

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Giusto per non perdere il vizio, cerchiamo, vediamo di, di capire cosa sta succedendo dall’altra parte del Mediterraneo, o appena più in là.

Pare che finalmente (si fa per dire, ovvio) le cose stiano prendendo una qualche loro forma. Sul campo non c’è competizione, almeno in termini di superiorità militare. In Siria, le truppe governative, le milizie (Hezbollah e altre sciite) e i bombardieri russi, stanno conquistando terreno o rafforzando quello già in loro controllo. Aleppo rappresenta il principale teatro delle battaglie, sicuramente è quello più importante; Aleppo è sotto assedio, gli aerei russi martellano incessantemente dall’alto e a terra l’esercito continua la sua difficoltosa avanzata. Di mezzo, quelli che sono ancora rimasti nella parte orientale della città, mescolati con il cosiddetto Esercito Libero Siriano (di fatto, se si fa fede all’interpretazione occidentale, mai esistito), cioè Jabhat Fateh al Sham, cioè Al Nusra, cioè Al Qaeda. È chiaro che in mezzo a quell’inferno c’è una valanga di gente che, pur senza una minima colpa, ci lascia le penne. Si tratta di un massacro? Sì, non c’è dubbio, senza distinzione tra uomini, donne, vecchi e bambini. Personalmente credo che la morte di un vecchio o di un bimbo abbia lo stesso identico valore, ma ognuno è libero di pensarla come vuole. Naturalmente, dall’altro capo della città, quella sotto il controllo governativo, le artiglierie dei “ribelli”, fanno ugualmente strage di altri civili, anche se probabilmente con numeri diversi.

Il fatto è che immagini provenienti da quella zona, non passano nei nostri media che preferiscono invece denunciare (per certi versi giustamente) i morti provocati dai “governativi” e chiedere ulteriori sanzioni nei confronti della Russia. Kerry (a proposito, se non compravate un’auto usata da una faccia come quella di Nixon, con quella di Kerry nemmeno una bici usata…), forse un attimo smemorato, dichiara solennemente che Aleppo rappresenta il peggior crimine umanitario del dopoguerra. La lista dei misfatti USA, in realtà, sembra un po’ più lunghetta della sua memoria. Citiamo, così buttando lì, Korea, Viet Nam, prima e seconda guerra in Irak, Yugoslavia, Afghanistan, Libia. Forse ha perso una buona occasione per tacere; sicuramente ha approfittato della credulità della gente e della disponibilità degli organi di informazione per proclamare il nuovo ed ennesimo Hitler. Vuoi vedere che il baffetto ex imbianchino non è morto per davvero… In ogni caso, per sciogliere qualche inevitabile dubbio e ravvivare la memoria sul ruolo USA nei vari massacri, allego un interessante link: https://www.youtube.com/watch?v=omnskeu-puE

Le immagini che invece arrivano nelle nostre tv e nei nostri giornali, ci fanno vedere e ci raccontano dei mitici “Caschi Bianchi”, nella rappresentazione ufficiale Ong indipendente sia dal punto di vista ideologico che finanziario, nonchè corpo volontario e disarmato; nella realtà un’accozzaglia di gentaglia che gira armata, inneggia alla Jihad, e (secondo dichiarazioni ufficiali del Pentagono)è  finanziata con circa 160 milioni di dollari dal Pentagono stesso. Oppure la realtà ci viene raccontata da sedicenti rappresentanti dei diritti umani che (parole dell’unico responsabile e factotum dell’associazione) da 15 anni non mette piede in Siria.Tutte le immagini, tra l’altro, vengono automaticamente prese per buone, anche se nessuno (tranne qualche rara occasione) è in grado di verificarne le fonti. Ripeto, nessuno intende mettere in discussione la tragedia che la popolazione sta vivendo; si tratta solo di capire come veniamo informati e cercare di saperne di più. Le colpe di questo macello non vanno addossate solo ad una parte perchè così la nostra politica ha scelto,  bevendosi la bugia di una rivoluzione popolare e dell’ennesima primavera araba che da quelle parti (e raramente anche da altre) non è mai sbocciata.

Fin dall’inizio quella rivolta ha preso le forme di una guerriglia contro Assad e i suoi scagnozzi; un’azione alla pari degli altri interventi occidentali pseudo umanitari era già programmata e prevista dal piano di ridisegnare il Medio Oriente da qualche decennio. Tale pseudo rivoluzione è stata, oltre che fomentata, provocata da paesi quali Arabia Saudita, Qatar, Kuwait e dagli Emirati Arabi, nonchè, dulcis in fundo, dalla Turchia del liberale Erdogan. La regia, naturalmente affidata agli esperti USA. Tutti paesi che fanno della democrazia il loro faro di riferimento. Sia chiaro ancora che Assad non è migliore di questa combriccola di simpaticoni, ma se si scatena un massacro per liberarsi di lui, non si capisce perchè si dovrebbe continuare a vendere decine di miliardate di euro in armamenti ai paesi di cui sopra e a molti altri come loro. Armi che poi, naturalmente all’insaputa dell’occidente naturalmente, vanno direttamente a finire nelle mani dell’Isis e di Al Qaeda, fino a ieri i nostri peggiori nemici ed ora, a parte l’Isis almeno ufficialmente, nostri più fidati alleati. Basta cambiare il nome, ed il gioco è fatto.

Ma tornando a ciò che succede in generale nel vicino Medio Oriente, in contemporanea con l’avanzata dell’esercito siriano ad Aleppo, è partita l’operazione che mira alla liberazione di Mosul. Pare che anche da quelle parti sia piuttosto complicato tirare addosso ai fanatici dell’Isis senza colpire anche i civili. Pare anche che lì, a Mosul, l’Isis si faccia scudo con i civili, cosa che capita ovviamente ad Aleppo con gli altrettanto fanatici di Al Qaeda. Evidentemente in un luogo i civili sono martiri, mentre nell’altro sono effetti collaterali. Fare capire la sottile differenza a chi quei colpi li riceve non deve essere cosa eccessivamente facile. Mentre le truppe di diversa estrazione e con diversi obiettivi marciano su Mosul (secondo la Rai pare che facciano tutto i Peshmerga), sembra che gli eroici combattenti del califfato se ne vadano alla chetichella dalla città, appoggiati dagli espertoni Usa e turchi che hanno tutto l’interesse che quei pessimi soggetti riparino in Siria dove saranno estremamente utili a rafforzare i loro soci ultimamente piuttosto in affanno. Ad Aleppo si richiede con forza una tregua che permetta ai civili di ricevere perlomeno gli aiuti che non li facciano morire di fame, a Mosul ancora non si sente nulla di simile ma si dà ampio spazio all’arivo degli aiuti ad Erbil. L’unico modo di poter far arrivare i beni a chi ne ha bisogno, sarebbe la proclamazione di una tregua; il fatto è che una tregua deve risultare da un accordo tra le parti in conflitto, mentre nulla di ciò è mai stato accettato da Al Nusra & company che anzi, quando una tregua è stata proclamata e tentata, ne hanno approfittato  per riorganizzarsi e riarmarsi. Chi quelle armi gliele abbia fornite, rimane (almeno per la nostra stampa) un mistero.

Cerchiamo almeno di non raccontarci balle; il piano dell’occidente, dei suoi alleati sauditi e del golfo, è di riuscire a dividere la Siria in tre regioni indipendenti e possibilmente di rovesciare Assad. Quello della Turchia non collima per niente. Quello della Russia è di mantenere i suoi alleati Alawiti al governo e di rinsaldare un’alleanza strategica con l’Iran, garantendosi così l’approdo sul Mediterraneo, e riproponendosi come inevitabile interlocutore nei vari campi di battaglia e all’interno delle diplomazie che contano. Naturalmente conta molto il fatto che se il progetto di portare il gas del Qatar direttamente al Mediterraneo, attraverso un gasdotto da anni pronto per partire, dovesse realizzarsi, i russi dovrebbero rivedere i progetti di fornire l’Europa con il loro di gas. E ciò rappresenterebbe un bel problema. Rimane il fatto che la Russia è il solo attore esterno che non viola le convenzioni internazionali in quanto chiamato in causa dal governo siriano al contrario di tutti gli altri (a partire dalla Turchia) che hanno illegalmente portato in Siria le loro truppe senza esserne invitati e infrangendo dette regole e convenzioni.

Tirando un po’ le somme, direi che ne vedremo ancora delle belle da quelle parti. La conquista di Mosul, che è solo questione di tempo, aprirà nuovi problemi e finirà inevitabilmente di coinvolgere anche la città di Kirkuk, altro nodo strategico ed economico di estrema importanza per l’Irak, facendo esplodere tutte le contraddizioni e le diverse mire di chi (per ora e in modo disorganico) ha lo stesso obiettivo immediato, ma non a lungo termine. Entrambe le città fanno gola sia al Governatorato di Erbil che allo stato centrale di Baghdad ed entrambe vengo considerate come irrinunciabili dai due contendenti. Non a caso appena cominciata l’operazione su Mosul anche a Kirkuk sono iniziate le autobomba e gli attentati.

Insomma, la questione è ancora ben lungi dall’essere definita e, purtroppo per quei poveri cristi, ci saranno ancora parecchie bombe e parecchi morti prima che una soluzione possa essere ipotizzata. Nel frattempo, non sarebbe male cercare di vedere quella situazione per ciò che è; un immenso casino, dove le responsabilità principali sono nostre e soprattutto degli Usa che non intendono rinunciare al loro piano di ridisegnare il Medio Oriente a seconda del loro folle sogno che li porta a definire strette alleanze con soggetti che prima o poi (come dovrebbe insegnare anche il passato) si riveleranno per quello che sono. E allora quegli alleati ridiventeranno di nuovo i peggiori nemici fino a che non ci sarà un nuovo Hitler che i media butteranno in pasto all’opinione comune. Insomma la vita, condita dalla morte, continua.

A proposito, anche se nessuno ne parla e a nessuno pare fregargliene niente; la guerra continua a mietere vittime a palate anche in Yemen dove la coalizione capitanata dall’Arabia Saudita (ma va…) continua a vomitare bombe sulla testa dei civili che muoiono esattamente come capita a Mosul e Aleppo. Ma questa è un’altra storia. Oppure è la stessa?

Bruno Tassan Viol

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2 Comments

  1. Francesco Cecchini ha detto:

    Da tempo in Medioriente, Siria e Iraq, e Africa, Libia, l’imperialismo Stati Uniti e NATO, quindi anche l’Italia in prima fila, sta causando morte e distruzione, crea conflitti religiosi e etnici e da questi drammi situazione trae pretesto per pianificare nuove aggressioni, aumentare la produzione e la vendita di armi, accrescere la militarizzazione del mondo società. Un esempio Leonardo-Finmeccanica, prima industria italiana di armamenti, ha raddoppiato gli utili nel primo semestre 2016.

    L’ultimo capitolo di questa guerra permanente, è l’offensiva imperialista sulla città irachena di Mosul, dal 2014 governata da milizie dell’ISIS sfuggite al controllo americano. Incurante del bagno di sangue di civili che l’operazione implica, uno degli effetti è ricacciare le milizie ISIS in Siria, verso Aleppo e Damasco, per rilanciare l’obiettivo che persegue da oltre cinque anni, ovvero la caduta del governo siriano di Assad e quindi il logoramento del nemico russo.

    La carne da cannone per l’offensiva su Mosul è fornita dall’esercito di Baghdad, dai peshmerga curdi, dalle milizie scite e da altre fazioni arabe. Unana guerra fratricida tra popoli oppressi per conto delle grandi potenze continua.

    L’Italia ha circa 7000 militari impegnati in missioni militari all’estero mascherate da missioni di pace, di cui 1400 in Iraq, alcuni in prima linea nell’offensiva su Mosul. La loro principale missione è di combat search and rescue, ovvero compiere blitz in zone di combattimento per evacuare i combattenti curdi o alleati feriti. Sostanzialmente una missione di guerra a tutti gli effetti.Gli elicotteri militari da trasporto Nh-90 dell’esercito sono scortati da elicotteri da attacco A-129 Mangusta armati di missili e cannoncini rotanti e a scendere a terra sono gli incursori del 17° stormo dell’aeronautica, cioè forze speciali da combattimento. Costo della missione 700.000 euro al giorno (L’ITALIA OGNI GIORNO SPENDE 55 MILIONI DI EURO PER ESERCITO E ARMAMENTI!).

    . La base operativa di questo gruppo, composto in tutto da 130 uomini, è l’aeroporto di Erbil, un’ottantina di chilometri a est di Mosul. Altri 500 militari italiani difendono l’appalto della ditta Trevi per i lavori alla diga di Mosul, 20 chilometri a nord della città. Altri ancora addestrano forze speciali irachene, o sono coinvolti in operazioni clandestine di cui nulla si sa perché coperte da segreto di stato.

    Va anche sottolineato che recentemente il governo Renzi ha votato Sì alle armi nucleari. Accodandosi agli Usa, il governo italiano si è schierato contro la Risoluzione, approvata a grande maggioranza nel primo comitato dell’Assemblea generale, che chiede la convocazione nel 2017 di una conferenza delle Nazioni Unite al fine di negoziare uno strumento legalmente vincolante per proibire le armi nucleari, che porti verso la loro totale eliminazione.

  2. Per la Siria ricordo il numero di Left datato 8 ottobre 2016, ed intitolato “OLOCAUSTO SIRIA”. Ed alla Siria sono dedicati i primi 4 articoli del numero. Left è leggibile anche online, ma credo a pagamento. A p. 14 Martino Mazzonis ricorda le “conseguenze terribili per i civili” della guerra. Interessanti anche gli articoli sul sito pressenza, ove viene riportata anche l’ accusa a Governi e Media occidentali del vescovo maronita cattolico di Aleppo. (Luca Cellini, Guerra Siria: Ferma accusa Arcivescovo di Aleppo a governi e media occidentali, in http://www.pressenza.com/it/2016/10/guerra-siria-ferma-accusa-arcivescovo-di-aleppo-a-governi-e-media-occidentali/ e “L’altra verità su Aleppo e la guerra in Siria”, in: http://www.pressenza.com/it/2016/10/laltra-verita-aleppo-la-guerra-siria/). Altri articoli interessanti si trovano digitando Siria sul motore interno al sito http://www.pressenza.com/it/. Prego diffondere, se possibile, fonti importanti, che tutti pososno trovare (Left esce anche settimanalmente in cartaceo) e per pressenza che si può leggere gratuitamente.

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