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i richiedenti di Pordenone in Comune per richiedere l’iscrizione anagrafica

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Non è solo un pezzo di carta.
Ieri mattina sono state consegnate 63 richieste d’iscrizione anagrafica al Comune di Pordenone​.
Tranquillamente e compostamente, i richiedenti asilo, qui da parecchi mesi e ancora qui per parecchi mesi in attesa di una risposta alla loro richiesta di permesso di soggiorno, almeno umanitario e di almeno un anno, si sono recati in Municipio per chiedere l’iscrizione nei registri anagrafici, primo passo per poter avere la carta d’identità, un documento che attesti dunque la loro esistenza, qui e ora. Hanno chiesto al Comune di Pordenone semplicemente di prender atto che loro abitano a Pordenone da un pezzo e che molti dei loro appuntamenti con la Commissione di Gorizia, sono per la fine del 2016.
In mezzo a tutte le chiacchiere, anche scandalizzate sull’ardire della richiesta, mi pare valga la pena ricordare che:
– l’iscrizione anagrafica, oltre che un diritto, costituisce un dovere a cui cittadini italiani, stranieri dimoranti, rifugiati e richiedenti asilo in attesa di audizione (Linee guida sul diritto alla residenza dei richiedenti e beneficiari di protezione internazionale), sono chiamati ad ottemperare (art. 2 Legge Anagrafica 1228/1954)
– l’iscrizione anagrafica inoltre, non è un provvedimento concessorio, ma un diritto soggettivo, come afferma la giurisprudenza (sentenza della C. di Cassazione SS.UU, n. 449 del 19.6.2000). E’ dunque la semplice rilevazione di una situazione di fatto e l’ “ufficiale di anagrafe deve accertare la corrispondenza tra quanto dichiarato dal cittadino e la presenza abituale dello stesso” nella dimora indicata
– quanto al luogo da considerarsi come dimora (circolare del Min. dell’Interno 8/95), non vi sono particolari limiti e le sue caratteristiche sono “irrilevanti” ai fini dell’iscrizione anagrafica. Deve essere data anche “in fabbricato privo di licenza abitativa ovvero non conforme a prescrizioni urbanistiche” (anche grotte, alloggi in roulottes, o con precarie condizioni igienico-sanitarie. Inclusi CIE e centri vari di accoglienza). Niente scuse quindi, in merito agli alloggi in cui i richiedenti asilo vivono, l’unico criterio è quello “dell’abitualità della dimora”, “qualsiasi altra richiesta di ulteriori requisiti ai richiedenti iscrizione anagrafica, per il solo fatto di essere stranieri, potrebbe costituire discriminazione diretta” (UNAR 15.1.2012)
– ogni richiedente asilo, una volta che abbia presentato la domanda, deve intendersi comunque regolarmente soggiornante, perché ha il diritto di soggiorno nel territorio dello Stato durante l’esame della domanda di asilo (art. 9 direttiva 2013/32/UE, attuato dall’art. 7 D. lgs. n. 25/2008)…..anche in mancanza di un permesso di soggiorno.” O con permesso provvisorio scaduto, visti i tempi dei rinnovi, sempre più dilatati.
Aldilà di tutto comunque, voglio ricordare che nel periodo dell’emergenza Nordafrica (guerra di Libia), il Comune di Pordenone è stato il primo in Italia a dare iscrizione anagrafica e carta d’identità ai richiedenti asilo, seguito poi da parecchi altri comuni e che il nostro Sindaco ha saputo recentemente sfidare Prefettura e Ministro dell’Interno sulla registrazione dei matrimoni tra omosessuali. Questo mi rende fiduciosa, sicuramente ora saprà far valere un diritto così fondamentale della persona, qual è quello dell’esistenza anagrafica. Per chi ha lasciato i suoi affetti e ha perso tutto nell’attraversare paesi in guerra, deserti e mare, anche l’iscrizione anagrafica e una carta d’identità con il proprio nome e la propria foto, sono pezzi di vita e di visibilità.
Pordenone è sicuramente migliore di quel che a volte ci appare.
Luigina Perosa – Associazione Immigrati di Pordenone

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