Bor (il nome della citta’ in cui sto) e Borco (il cane che ci tiene compagnia) mondo.
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Da un Paese che pare esistere solo nei fumetti ad uno in cui nemmeno il fumo e’ piu’ buono
8 luglio 2014

I pensieri di Bruno

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Non ho ancora capito se e’ piu’ deprimente vivere, pur se temporanemente, in un Paese che non riesce ad emergere dalla melma in cui si trova, oppure sentire cio’ che succede nel nostro di Paese che nella melma sta sprofondando sempre di piu’.

 

Comunque sia, tie’ , beccatevi queste due righe.

 

Bruno Viol

 

 

Che cacchio si potrebbe dire ancora? Pare che se uno dice qualcosa di sensate, stia vaneggiando; poi quando cio’ che veniva interpretato come una cazzata invece si avvera, tutti cascano dal pero. Che la faccenda dell expo 2015 fosse solo una nuova occasione per sperperare le poche risorse delle denutrite casse di uno stato in saldo, da una parte, e invece una grassa occasione per loschi affairi, tangenti, corruzioni e infiltrazioni mafiose in una citta’ che ormai e’ diventata la vera capitale del crimine organizzato, dall’altro, era chiaro fin dall’inizio. Che sarebbe stato meglio lasciare perdere anche a rischio di fare l’ennesima figuraccia ed evitare di finire nel tranello di un disastro economico, ambientale e legale, era cosa che anche un imbecille avrebbe dovuto capire. Invece abbiamo un governo ed un’accozzaglia di forze politiche che evidentemente riescono ad andare oltre il limite dell’imbecillita’. O forse si tratta di qualcosa d’altro che sarebbe ingenuo definire imbecille…. Un Paese in cui la gente in numero sempre piu’ preoccupante (perlomeno dovrebbe preoccupare qualcuno) e’ al limite della fame, in cui nonstante un impressionante numero di case risultino vuote e disabitate (e dunque non ci sarebbe affatto necessita’ di ulteriore consumo di teritorio), migliaia di persone vengono sbattute in mezzo alla strada perche’ hanno perso il lavoro, perche’ la modernita’ fa si’ che le stesse persone risultino in sovrappiu’ per le esigenze di un mercato che arricchisce all’infinito qualche unita’ e riduce sul lastrico milioni di persone. In questo Paese si pensa che la soluzione sia nelle grandi opere (come appunto l’expo 2015), oppure a scelta l’alta velocita’ tanto cara al nostro piccolo primo ministro che vuole che tale progetto passi sotto la sua stessa citta’, compromettendo la stabilita’ delle strutture che ne hanno determinato la fama, la storia e la bellezza. Senza naturalmente tener conto dell’enormita’ della folle spesa. Fantastico davvero.

 

Che dire poi della svendita delle aziende pubbliche che meglio funzionano, con la scusa che i soldi che se ne ricaverebbero vanno a ridurre il debito pubblico? 5 miliardi contro piu’ di 2000; che cazzo si riduce? E intanto si regalano alla speculazione finanziaria i gioielli di famiglia; che non torneranno piu’, sia chiaro. Un ennesimo omaggio a coloro che ci hanno messo sul lastrico, con la scusa di pagare i debiti che loro (mica noi) hanno fatto. Ma ci vengono a raccontare che siamo nella merda perche’ abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilita’ NOI! Con stipendi poco piu’ che da fame, mica loro con i simpatici giochetti di finanza creativa (cosi’ l’avevano definita) che hanno creato un buco colossale che abbiamo pagato NOI! E’ ora che cominciamo a ridiscuterlo quel debito prima che ci ammazzi del tutto.

 

Oppure, giusto per continuare con il tormentone, buttiamo nel cesso decine di miliardi di euri per comprare quattro baracche volanti o sommergibili e fregate varie, che dovrebbero difendere il patrio suolo; da chi non si e’ ancora capito. Certo, quelle sono le priorita’; se poi la gente e’ ridotta sul lastrico e non ha di che mangiare (tra l’altro trascinandosi nel baratro l’economia che senza soldi che circolano non puo’ che morire), bisgnera’ portare pazienza, senno’ i generali e i lobbisti delle multinazionali delle armi piangono. Non si tratta neppure di fare del semplice, ma sempre valido, antimilitarismo, ma di dare un ordine di importanza alle cose. E’ piu’ importante comprare armamenti che dare alla gente qualcosa da mettere sotto I denti, cercare di fare ripartire l’economia, riconvertire aziende asfittiche in altre produttive, intervenire su un territorio massacrato da decenni di politiche dissennate che ci fanno spendere ogni anno miliardi di euri per riparare i danni che quelle stesse politiche hanno provocato e continuano a provocare? Per non parlare della scuola (mica quella privata a cui non si fa mancare nulla), della sanita’, della spesa sociale in genere. Diceva il titolo di un film: “Non e’ un Paese per vecchi”. Ma questo non lo e’ nemmeno per i giovani, basta dare un occhio alla percentuale di disoccupazione (o per i piu’ “fortunati”, sottoccupati) per capire che questo e’ purtroppo solo un Paese per chi riesce a fottere gli altri senza esclusione di colpi.

 

Che sia ora di comicniare a cambiare, a metterci d’accordo almeno su alcuni punti precisi e condivisi (non dovrebbe risultare troppo difficile) e comnciare un percorso diverso e alternativo? Di smetterla di fare i bambini capricciosi che litigano per la fettina di torta che a volte appare un po’ piu’ grande sul piatto del vicino e ci fa arrabbiare, rinunciando anche a quella che poi non e’ troppo diversa e che sta nel nostro di piatto?

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