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I due centravanti

Tra i vari uragani che quest’anno si sono succeduti sul nostro pianeta provocando danni enormi, ce ne sarebbe uno da segnalare come potenzialmente ancora più pericoloso. Quello provocato dai pochi neuroni sparsi, ma incontrollabili, ed in uscita dalla scatola cranica dei due soggetti di cui sopra. Tra le varie minchiate che girano sui social, la vignetta qui sopra mi pareva la migliore, e dunque l’ho messa come inizio.

Detto che i due soci stanno giocando ad una specie di roulette russa che fino a che ti va di culo te la cavi, ma quando hai sfiga non perdona, vediamo anche di capire come si è arrivati a questa situazione in cui i due bulletti si sono trovati e hanno fatto precipitare un po’ tutti noi.

Si dà sempre per scontato che quello con i capelli di kevlar sia il vero provocatore e che “Sandy Marton” invece sia costretto a reagire per salvaguardare i suoi cittadini da un pericolo incombente. Detto anche che i pur dignitosi razzi nordcoreani mai arriverebbero a colpire il suolo nordamericano (sempre ammesso che siano in grado di trasportare le testate nucleari) e forse potrebbero arrivare fino a Guam, detti razzi e le altre armi convenzionali (anche senza necessariamente arrivare al  nucleare) potrebbero fare una discreta strage nei Paesi confinanti; in particolare in Corea del Sud e in Giappone.

Dunque, attaccare Kim Jong Un non pare un percorso praticabile neppure dalla superpotenza nordamericana. Significherebbe provocare un’ecatombe in questi due stati (ed in Corea del Nord, chiaro); un vero macello se effettivamente la Corea del Nord avesse la possibiità di usare il nucleare militare. Creando peraltro un precedente che potrebbe aprire le porte alla follia più totale. Teniamo pure conto che la guerra di Corea degli anni 50, non è terminata con la firma di un accordo di pace, ma con un semplice armistizio che ha “stabilizzato” la situazione che da quel momento, tale è rimasta. Insomma, si sarebbe ufficalmente ancora in guerra

Ad occhio e croce, nessuno avrebbe quella gran voglia o interesse a far sì che la situazione cambiasse e dunque non si spiega bene come mai invece si stia creando tutto questo casino. Ciò fa pensare che l’obiettivo di questa escalation di tensione sia dovuta a motivi diversi rispetto a quelli che ci vengono proposti. In parole povere, il vero destinatario delle attenzioni e delle politiche strategico militari di Washington, non è la povera Corea del Nord, bensì il suo vicino così influente e in fase di grande espansione sia politica che, ovviamente, economica e militare in contrapposizione agli interessi Yankees. Nonchè quello che sta diventando, grazie anche alla miopia degli Usa e soprattutto dell’Unione Europea, uno dei principali soci in affari proprio della Cina; la Russia. Prova ne sia, il sistema di “difesa” missilistico Thaad che gli statunitensi stanno piazzando in Corea del Sud. Ufficialmente a difesa di quello stato, in realtà come strumento di pressione nei confronti proprio della Cina e della Russia. Nei confronti della Russia, poi, sarebbe bene rilevare che il posizionamento di sistemi balistici con l’opzione nucleare e i cosiddetti sistemi “ombrello” di difesa nei paesi che confinano con la Russia, non è poi cosa così diversa rispetto a quella degli anni 60 in cui l’URSS aveva intenzione di piazzare i suoi ordigni nucleari a Cuba. A quel tempo si era sfiorata di un pelo la guerra nucleare….

In parole povere, avere un tipetto come Kim Jong Un fa davvero comodo all’apparato militar-affaristico Usa e vale come giustificazione a rafforzare la propria presenza in quella regione così indispensabile per poter mantenere (finchè reggerà) il proprio dominio sulle sorti del nostro povero pianeta. Nella sostanza, la guerra, nonostante le minacce e l’andazzo da bullo di Trump, non ci sarà. Il biondo si è ultimamente circondato da militari che sono coloro che in realtà determinano le scelte di politica internazionale e della difesa degli States, gente tarata, ma che sa bene che scatenare una guerra potenzialmente nucleare che rischierebbe di trascinarsi dietro attori che sarebbe meglio non stuzzicare troppo, sarebbe fatale a tutti. Il trucco serve comunque a giustificare l’enorme budget a disposizione del riarmo che tanto bene fa all’industria bellica Nordamericana e di cui la presenza dei generali a così alti livelli di governo sono ottima garanzia di business.

Se si dà per scontato che determinati equilibri frutto di minacce reciproche hanno retto bene durante la guerra fredda, non si capisce perchè il meccanismo non debba funzionare ancora. Gianni Pettenati, da Pyongyang, lo ha capito benissimo e sa che avere o minacciare di avere un qualche confetto atomico gli dà la garanzia che nessuno andrà a rompergli le balle. Negli ultimi 70 anni non sono certo mancati i tentativi di rovesciare il regime di Nordcoreano e gli Usa non hanno mai voluto saperne, nè vogliono saperne di farlo ora, di firmare un vero trattato di pace.

Ma al di là di queste considerazioni, cerchiamo di vedere chi è che veramente rispetta i patti e chi invece fa il paraculo.

Nel 1994 la Corea del Nord firmò un impegno a sospendere le proprie ricerche nel campo del nucleare militare in cambio dell’assicurazione che gli Usa avrebbero rispettato alcuni impegni presi con l‘allora nonno di Kim Jung Un, Kim Il Sung che prima della firma finale aveva però pensato bene di lasciare questa misera terra. L’amministrazione Usa aveva poi firmato convinta che una volta morto il vecchio mattacchione, la dittatura si sarebbe presto dissolta. Non è andata così e in più, nel frattempo, negli States il vecchio Bush era arrivato alla presidenza.

L’accordo prevedeva che la Corea del Nord avrebbe rinunciato ai suoi progetti di realizzazione di centrali nucleari (e connesse ambizioni di nucleare militare) accettando le periodiche visite di controllo dell’Aiea, in cambio della realizzazione di impianti (LWR) di produzione energetica meno pericolosi che sarebbero dovuti entrare in funzione entro il 2003. Nel frattempo e per assicurare a Pyongyang un minimo di garanzia nel campo energetico, gli Usa si impegnavano a fornire 500.000 tonnellate di olio pesante per l’alimentazione delle centrali elettriche. Inoltre, l’accordo prevedeva che gli Usa avrebbero garantito la sicurezza alla DPKR con la promessa di rinunciare a qualsiasi tentazione di usare armi nucleari contro quello stato.

Bene, i rifornimenti di olio pesante subirono numerosi ritardi mettendo in seria crisi la produzione di energia elettrica in Corea, i lavori per la realizzazione della centrale LWR cominciarono solo nel 2002, le sanzioni economiche nei confronti della DPKR non vennero sollevate, mentre la Corea del Nord stava invece rispettando i patti.

Sempre nel 2002 George Bush dichiarò che la Corea del Nord faceva parte del cosiddetto “Asse del Male”; insomma alla fine “ogni bel bal el stufa” e quando una delegazione Usa si recò in Corea per verficare che quell’accordo (ormai andato a puttane) venisse rispettato, l’inviato (assistente del Segretario di Stato Usa) affermò, senza produrre una minima prova, che la produzione di uranio per fini militari era ripresa. Come detto, tali affermazioni non sono mai state provate da alcuna evidenza; da quel momento la Corea del Nord ha ripreso il suo programma nucleare.

Non so, ma a me viene in mente la storiella degli anni recenti con l’Iran.

Passando poi al nucleare più in generale, varrebbe la pena di ricordarsi che la Nato, e dunque l’Italia, si sono rifiutate di firmare il Trattato contro la proliferazione delle armi nucleari approvato dall’ONU nello scorso Luglio. L’unico voto contrario (le nazioni che possiedono armamenti nucleari e la Nato non hanno partecipato al voto) sul Trattato  (e unico paese Nato a partecipare alla votazione) è stata l’Olanda. Pare un messaggio piuttosto chiaro da parte di chi (la Nato) non vuole certo rinunciare al suo arsenale, nè tantomeno a rilanciarlo. La sostituzione delle vecchie B61 con le più moderne e micidiali B61-12 ne è ampia dimostrazione. Alla faccia della nostra Costituzione e delle balle che i nostri politici ci raccontano. E delle persone che come me vivono ad Aviano, spesso incuranti perché disinformate, del pericolo che corriamo stando seduti sopra un arsenale del genere.

Il premio Nobel per la pace è stato assegnato a ICAN, un consorzio di soggetti che lavorano alla proposta di messa al bando del nucleare. Strano, ma ottima scelta; se solo si pensa ai precedenti assegnatari (da Obama a Kissinger per citarne un paio) e ai potenziali candidati (Putin e la Mogherini), c’è di che essere soddisfatti. Naturalmente sarebbe il caso che da ora in avanti si cominciasse a d andare oltre le roboanti dichiarazioni di facciata e si cominciasse davvero a passare a qualche atto concreto. A partire dalla rinuncia a folli progetti di riarmo che ci costano patrimoni che potrebbero essere investiti in modo diverso e che darebbero alla nostra asfittica economia un respiro in grado di produrre un vero rilancio senza che il sensore unico della ripresa fosse il solito estremamente parziale e fuorviante PIL.

Il condizionale ovviamente rimane d’obbligo.

Bruno Tassan Viol

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