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Grande è la confusione sotto il cielo, quindi (se ci fosse un punto di riferimento) la situazione potrebbe pure essere eccellente

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Il Grande Timoniere, notoriamente, esprimeva questo semplice ma complesso concetto quando la dimensione della lotta politica aveva come riferimento il Partito. Di Classe, ovviamente. Oggi, per parafrasare qualcun altro: non c’è il partito, e non è neanche chiara la classe. Il modello mitico ancora prevalente era quello delle tute blu, nella versione “classe operaia” di granitica comunista memoria, oppure nella versione antagonistica  dell’ “operaio-massa” di scuola operaista. Ma, nel percorso evolutivo dal successivo “operaio-sociale” alle “moltitudini”, passando per “co.co.co” e “partite iva”, si è finiti con una macedonia di piccoli-imprenditori-di-sè-stessi, soprattutto guarda caso informatici, che poi – a guardar bene le professioni nelle liste – è la base sociale del M5S. A proposito di referente sociale di una formazione politica…

Intanto la situazione si evolve, ed ormai “sinistra” e “destra” sono parole prive di senso, e la logica linguistica ne ha ancor meno. Altrimenti a che pro blaterare ormai, tanto sistematicamente quanto smidollatamente, di “centro-destra” vs. “centro-sinistra”? Come se non bastasse – lo insegnavano alle medie, un tempo – tagliare i due “centro” che tanto uno fratto l’altro fanno 0 su o? Mah! Oltre a scarso senso logico, si dimostra pure poca eleganza formale.

In ogni caso, è vero: parlare di “sinistra” quando il Pd prende i voti nei quartieri borghesi e M5S e Lega Nord quelli delle borgate popolari, non ha effettivamente più senso. E qui si apre una domanda complementare: ma perché, il Pd è di sinistra? Anche in questa campagna elettorale la questione ha dilaniato quanto rimane(va) della “sinistra della sinistra”. Con effetti ulteriormente disastrosi, a dispetto dei limiti della fisica atomica. Se la vecchia Rifondazione, nei primi anni ’90, era il partito più votato nelle periferie proletarie della grandi città  (quelle che oggi votano M5S), oggi i frammenti in cui è esploso il “buco rosso” d’antan non riuscirebbero ad ottenere una performance analoga neanche in una riunione di famiglia.

Così ci si è divisi tra due opzioni: schiacciarsi sul partito del jobs act, del commercio internazionale di armi e della controriforma anticostituzionale autoritaria, oppure presentarsi in un velleitario e dispersivo ordine sparso. Non c’è da stupirsi di un risultato inevitabilmente negativo.

In ogni caso, abbiamo assistito a fenomeni esasperanti, a dispetto di ogni sensazione che ormai si fosse già toccato il fondo. Pisapia, dopo un quinquennio sonnolento (descritto come un “miracolo”, non si sa perché), è riuscito a proporre dapprima un moderato conservatore (Ambrosoli jr.) perdendo la Regione Lombardia, e poi ha operato fino a spaccare i suoi possibili successori di sinistra, per favorire un burocrate voltagabbana, che è riuscito a riconquistare il Comune di Milano sottraendolo, per pochi voti, ad un ex socialista di sinistra ora in quota Berlusconi. Più che un’elezione, un tirare a dadi tra due cubetti specularmente identici. Ricorda qualcosa? (a chi non ricorda qualcosa, lo ricordo io: il figlio cadetto destrorso di una dinastia industriale – gli Illy – inviato a guidare le schiere della sinistra contro Tondo, a capo della destra nonostante il passato di sindaco tolmezzino a capo di una giunta Pci-Psi-Verdi). Qui va la citazione shakespeariana, più che maoista: molto rumore per nulla.

E che dire di Zedda, l’altro enfant prodige sellino del centrosinistra che, dopo la solitaria rielezione a Cagliari, si precipita in soccorso non solo del Sala ambrosiano, ma anche dell’olimpico Giachetti, in barba a quell’ “Ecologia” che campeggia al centro della sigla del suo partito?

Ciò per soffermarci sui casi più macroscopici, prima di precipitare belle abissali vette nostrane. Trieste: una lista di Sel in appoggio al quieto Cosolini, che riesce a perdere il Comune di Trieste dopo un quinquennio sonnolento in cui non si sa cos’abbia fatto. Ovviamente tutta colpa dei suoi inadeguati assessori, secondo la vulgata dei sindaci dell’era post Mariotto Segni, presuntuosi podestà efficientisti ed onnipresenti, che potrebbero essere pure onnipotenti, se non avessero la sfortuna di dover misteriosamente nominare assessori secondo l’unico criterio che non debbano far loro ombra (che sia il difetto che azzoppa anche Bolzonello e Serracchiani? gira anche questo ingeneroso sospetto).

Dunque, riprendiamo: una lista di Sel in appoggio a Cosolini; ma anche una lista “dissidente” contro; e – tanto per mettere i puntini sulle i – pure una lista di comunisti “con-falce-e-martello”, a dispetto dell’evoluzione delle forze produttive (nella DDR avevano sostituito la falce con il più tecnologico compasso). Variante muggesana: Sel che ha acquisito – alla cagliaritana – la candidata sindaco approfittando dello sfregolamento del Pd, conquistando il comune al primo turno. Non male come ventaglio di possibilità!

E Pordenone: replica in piccolo,  ovviamente. Con candidati sellini nelle liste civiche coalizzate col Pd; ex Pd in una lista civica senza simboli; e poi un’altra lista civica con quanto resta di Sel e Prc e dintorni. In ogni caso: risultato non più esaltante di Trieste. Con l’aggiunta di vere e proprie confusioni mentali in campagna elettorale.

Tristezze, nel complesso, che hanno distrutto ogni possibilità alternativa concreta, tra superpolitici “maggioritari” incapaci di creare squadra e ricambi, ed inadeguati attivisti alternativi. Non c’è da stupirci che a Pordenone ci siamo ritrovati con un sindaco fascio. Oddio, non è la prima volta, in fondo cos’era Fredi Pasini, cui siamo sopravvissuti negli anni ’90? In fondo, se siamo sopravvissuti al fanatismo go-kart del leghista, riusciremo a sopravvivere anche al revival celtico del suo successore.

Ma parliamo di noi. Chiamarsi sinistra, in fondo, non è poi così importantissimo. Importantissimissimo: lo so, è un abuso di superlativi, ma serve per puntualizzare. Prima ci siamo chiamati giacobini, la Montagna, democratici: solo per rimanere agli ultimi secoli. In fondo, sinistra è uno schieramento in una sala, rispetto a chi presiede. Neanche il nostro orizzonte fosse tutto dentro le istituzioni. L’importante è il senso, ed è proprio la mancanza di senso che ci frega. Chi rappresentano questi sparsi gruppetti, per non dire queste persone isolate? Quali referenti sociali hanno? C’è una politica dietro il tatticismo quotidiano ? Quel tatticismo per cui nessuno – ed ovviamente il riferimento è soprattutto al Pd ed al “civismo” pordenonese – ha fatto opposizione a Ciriani in Provincia, in tutti questi anni, a dispetto del nepotismo, del settarismo, dell’affarismo? … salvo oggi risvegliarsi, e scoprire che gli avevano lasciato un vantaggio incolmabile. Quel tatticismo per cui falliscono i referendum per unificare i comuni, anche quando sono tutti governati dal Pd.

Tutto sommato, per chi voglia cambiare qualcosa, la situazione odierna sarebbe senza precedenti. Il M5S, non nascondendo anche qualche riferimento a sinistra, ha vinto a Roma e Torino. A Napoli, terza metropoli italiana, è stata rieletta un’amministrazione civica e di sinistra. Le grandi città, comprendendo pure l’arancione Palermo e le centrosinistre old style Genova e Cagliari, sono in buona parte state strappate al Pd, e non sono passate alla destra. Renzi è nudo, e la destra non si dimostra poi così forte.

Certo che, politicamente americanizzati, è un po’ dura rifare sintesi dopo decenni di sconquasso. Senza neanche avere la sorpresa di un senatore come Bernie Sanders che, un secolo dopo Eugene Debs, si presenta come socialista. Socialista senza virgolette (come lo scrivono anche quelli de “il manifesto”, quotidiano sedicente “comunista”).

Il sindacato c’è ancora (non certo antagonista come quello francese…), ma forse bisognerebbe mettere in discussione la sua scelta dell’incompatibilità con la politica. Concepita negli anni ’60, aveva come riferimento il rifiuto del collateralismo ai partiti, che si voleva superare costruendo un peso maggiore dell’organizzazione unitaria dei lavoratori. Ma sindacalisti socialcomunisti e democristiani lavoravano allora per gli stessi obiettivi, spesso ugualmente antagonisti col potere capitalistico, mentre oggi sono divenuti tutti subalterni al Potere governativo, mentre sono privi di referenti politici “amici”.

L’associazionismo ed il terzo settore, sono portatori di interessi sociali e civili a giorni alterni. I giorni di paga da parte del potere politico sono tutto, escluso che antagonisti. Qui il collateralismo non è stato mai superato: è organico al sistema, e riguarda tutti, dal mondo cattolico ai centri sociali un tempo “antagonisti”.

La militanza politica: ormai è esaurita, tra invecchiati gruppuscoli settari e patetici piddini di origine ex comunista che pensano ancora di essere quello che furono e non sono più.

Non era sbagliata l’idea della “coalizione sociale” della Fiom: ma dov’è finita? La sua breve durata ne dimostra un irrimediabile difetto di spessore politico. Poche palle: in questo paese ci rimangono solo due alternative. La prima è che dal sindacato nasca una formazione politica laburista (e la vedo poco imminente); la seconda è la maturazione del M5S, cui potrebbe contribuire una formazione di sinistra, magari piccola, ma con idee chiare ed un personale politico del tutto rinnovato.

Gian Luigi Bettoli

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1 Comment

  1. Francesco Cecchini ha detto:

    “Grande è la confusione sotto il cielo, quindi la situazione è eccellente.” Ma il compagno Mao Tse-tung aveva un partito comunista e un’armata rossa.

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