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Finanziamento dei partiti e schiavismo

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Mi è già capitato di riferire del gelo profondo calato sulla platea dell’ultimo congresso nazionale di Legacoop, quando il neopresidente Lusetti ha annunciava che l’associazione invita le cooperative aderenti a non finanziare più – neanche per i canali legali – alcuna forza politica.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la decisione ha poi avuto esito immediato, come dimostra questo articolo de “Il Resto del Carlino” di Bologna, a proposito del Pd emiliano lasciato a secco in occasione delle ultime elezioni regionali:

CARLINO-BOLOGNA-coop0001

Certo fa specie vedere le continue sovvenzioni versate nel passato dalla maggiore cooperativa multiservizi italiana, cioè Manutencoop, oltre che da cooperative di costruzioni: difficile pensare poi che tutto possa andare bene nel sistema degli appalti di opere e servizi. E, al di fuori della cooperazione, ci si può chiedere quale autonomia nelle politiche sanitarie possa avere una forza politica foraggiata da Federfarma. Ma la cosa interessante che mi preme sottolineare in questa sede, è un’altra. E cioè il finanziamento, nel 2007, di ben 100.000 euro da parte del consorzio Powerlog.

Chi è (era) Powerlog? Si trattava di un consorzio costituito da sei cooperative emiliane del settore logistico. Già nel 2008 (l’anno successivo al finanziamento al Pd) le Camere del Lavoro di Reggio Emilia e Modena avevano denunciato molteplici violazioni contrattuali, che portavano le retribuzione di quelle cooperative logistiche molto al di sotto da quanto previsto dai CCNL di riferimento: http://www.cdltre.it/Sezione.jsp?idSezione=1195.

Il consorzio poco dopo entrava in procedura di fallimento, aggravando la situazione delle centinaia di lavoratori, in gran parte stranieri impiegati come facchini o lavoratori “terziarizzati” di aziende agroalimentari. Al posto di Powerlog, per continuare su una strada “illuminata” da provvedimenti di “capitalizzazione” consistenti nella riduzione del 10% della retribuzione, nasceva quindi un altro consorzio, KeyLog, come spiega il settimanale della Cgil nazionale: http://www.rassegna.it/articoli/2008/09/22/36087/powerlog-fallisce-per-appalti-pericolosi.

Liquefacendo in tal modo quanto versato a capitale da parte dei “soci”, e cercando di salvare gli interessi aziendali, che poi significano prendere appalti in dumping (= sottocosto) ed estendere la rete di controllo sul settore. Interessi basati sostanzialmente, più che sulla regolare gestione di appalti di servizio, su una reale ed estesa forma di intermediazione di manodopera, per ridurre il costo del lavoro di imprese, a loro volta spesso cooperative: http://www.nuovocaporalato.it/ilCracPowerLog.htm.

Quanto sopra esposto è uno dei tasselli di quella vertenza generalizzata dei lavoratori del settore logistico, nella grande maggioranza stranieri, che in questi ultimi anni hanno iniziato a ribellarsi, creando una nuova realtà di sindacalizzazione e di alta conflittualità, che si è estesa a livello nazionale.

Che ne dicono i finanziati, del fatto di avere avuto donazioni da parte di veri e propri schiavisti?

Gian Luigi Bettoli

 

 

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