Duri e muri
4 febbraio 2017
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Partiamo col dire che più ’ti tagli i capelli alla cazzo, più ti senti figo. Mi pare un buono spunto per parlare dei due pirla che giocano a fare a chi ce l’ ha più duro. Certo, partendo da due posizioni diametralmente opposte; l’ uno che ormai si sente come Tex Willer quando entrava nel saloon. O finiva con una bistecca alta una spanna, una montagna di patatine e, soprattutto, una bottiglia di wiskey, oppure con un duello da cui Tex, al massimo, se ne usciva con una ferita di striscio alla spalla. Insomma,  o « una ciocata », o la solita sparatoria come da quelle parti va ancora di moda.

L’altro, se possibile con la frequentazione di un parrucchiere ancora più esaltato di quello di Donald, che in qualche modo deve sostenere la parte, altrimenti Tex gli rovescia addosso la solita montagna di bombe da cancellare ciò che resta della povera Korea del Nord per il resto dell’esistenza del pianeta. E dunque si difende con l’unica arma che fino ad oggi ha garantito un po’ di cosiddetta sicurezza e impedito di finire come polpette. E naturalmente rischiando di finirci veramente in forma di ragù.

Questo giusto come assaggio, perche’ il nostro cow boy si sta divertendo a rompere i coglioni un po’ a tutti in giro per il mondo, sia chiaro. E giusto per capirci bene, sarebbe meglio chiarire com’è che si è arrivati ad una situazione del genere. Non è che Donald sia stato eletto a caso. Chi ci ha condotto fino a questa situazione di totale degrado dovrebbe trovare il tempo per riflettere un attimo su cio che ha causato certi risultati. Perchè le questioni sono due: o uno è convinto che il mondo vada bene così, e allora è complice consapevole, o è un pirla che non sa intendere e volere. E dunque va cacciato a pedate indipendentemente da chi poi lo sostituisce. Che non potrà essere che peggio di lui.

Detto ciò andiamo a ficcare il naso nei vari casini che ci sono in giro per il mondo e cercare di capire che succede.

A parte la Korea del Nord e la tensione palpabile che si percepisce da quelle parti; perche’  sia chiaro che l’obiettivo non è certo Kim Yun vattelapesca, ma il bersaglio è molto più grosso e lì i pericoli sarebbe opportuno soppesarli per bene prima di scatenare putiferi difficilmente calcolabili con precisione. Qui si rischia di finire tutti colle palle all’aria, capiamoci bene.

Anche scassare le balle alla Russia di per sè non è una grande scelta. Sparacchiare un bel po’ di missili sulla Siria è una provocazione dalle conseguenze davvero poco valutabili. Nulla di buono in ogni caso. Lasciamo stare quei quattro imbecilli cha stanno a Bruxelles, incapaci di prendere una posizione autonoma e un minimo più saggia rispetto alla condanna a Assad per un crimine che difficilmente potrebbe aver commesso. Abbiamo gia’ visto nel passato Powell, quell’omone nero in fiammante divisa che era arrivato all’Onu (mica al bar in piazza) con una fialetta di antrace (si spera, perlomeno, presunto antrace) rubato dale tasche di Saddam. Roba da arresto immediato! Invece quell’esilarante scenetta ci ha portato dritti a devastare un paese sì governato da un matto scriteriato e criminale, ma moderno, laico e con un tenore di vita che forse noi invidiamo.

Ora, ricredere di nuovo alle stesse balle definisce da sè il livello di neuroni presenti nel cervello di chi lo fa. Sia come sia, prima o poi andranno a rompere le ostie anche all’Iran (anche se ad onor del vero, lo stanno già facendo per via indiretta sia in Siria che in Irak, ma soprattutto in Yemen di cui tutti pare se ne sbattano altamente).

Ci sarebbe di mezzo anche l’Ucraina di cui da parecchio non si parla, ma dove la situazione è tutt’altro che tranquilla e che rappresenta un altro nervo scoperto nella sensibilita’ di Putin & Co.

Ecco, in mezzo a questo chaos si rischia di dimenticarsi degli appoggi incondizionati che sia l’Italia che la UE concedono a fulgidi esempi di democrazia quali l’Egitto, la Turchia, mi verrebbe da dire la Libia, ma in realtà sarebbe una cazzata. Quel poveraccio di Serraj se ne sta rintanato in una nave sempre pronta alla fuga e che secondo i nostri strateghi rappresenterebbe il governo legittimo di quel paese….. intanto andiamo a distribuire mazzette a quattro delinquenti sempre in lite tra di loro che solo di fronte alla moneta sonante fingono di trovare un accordo e assicurano di tenere sotto controllo il flusso di disgraziati lungo un confine di migliaia di km nel deserto. Porca troia! Ma come ragiona la gente ??

Non riesco a capacitarmi di tanta imbecillità. O forse no, non si tratta di quello. Visto che alla fine i miliardi cacciati a Erdogan hanno di fatto fermato il flusso di profughi (senza naturalmente mettere in conto l’opzione di enorme ricatto che il sultano esercita sulla UE), chissà che magari a forza di «trattenere» i migranti in quelle comode galere in mezzo alla sabbia dove succede di tutto, dove si rapiscono quei poveri cristi (consapevoli che la solidarietà resiste maggiormente tra i poveri che tra chi sta meglio) per poi chiedere il riscatto alle comunità che generlamente pagano per la liberazione dei loro connazionali; dove se uno sparisce nel deserto nessuno si ferma a guardare.

Che spaventare la gente con mezzi convincenti sortisca un qualche effetto di paura in chi deve correre questo rischio? Beh, se uno avesse sale un zucca se ne starebbe ovviamente lontano da quei paraggi. Sta di fatto che a volte avere sale in zucca ma non avere qualcosa da mettere sotto i denti, serve a poco ed ecco allora che nonstante tutto, uno ci prova.

Forse non è ancora chiaro che questo fenomeno di movimento di esseri umani da una zona in cui se va bene si fa la fame, verso le zone più ricche sia semplicemente un fenomeno fisiologico. Forse, anzi è sicuro, non si e’ ancora realizzato che tutti gli sforzi che si fanno ora saranno null’altro che un palliativo di fronte alla necessità da parte di chiunque (storicamente è ampiamente dimostrato) di cercarsi un buco dove stare meglio, o dove semplicemente stare. E che questo provocherà degli sconquassi la cui entità non siamo in grado di prevedere, ma se si avesse maggiore fiuto se ne percepirebbe almeno l’ordine di grandezza. Di sicuro provocherà ciò che sta già succedendo. Che i più sfigati si contenderanno l’osso, che si scanneranno tra di loro prima di capire che il nemico reciproco non è quello con cui si sta facendo a cazzotti. Ma prima o poi la cosa esploderà, e lì saranno cazzi per tutti. Ed è per questo che stiamo osservando questo nascere e crescere di mostri, di personaggi inqualificabili che saranno responsabili della nostra vita. Perchè per quelli il nemico è chiaro: il più debole.

Anche per questo si materializzano i Trump, i Le Pen, i Wilders e così andando avanti con la lista. Ma per far brillare questi geni, ci sono volute gli Hollande, i Blair e i Cameron, i Clinton, passando attraverso la nebbia del nostro PD (con tutte le sigle e i suoi rappresentanti precedenti a Renzi). Almeno forse in Italia avremo Grillo al posto di Salvini; sempre ammesso che ciò ci possa consolare…. Visti i precedenti c’è poco per cui stare allegri.

Bruno Tassan Viol

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12 Comments

  1. marco caco ha detto:

    Cari amici,
    come il mal di denti mi faccio vivo nel fine settimana.
    Gli americani stanno ad Aviano, (come i russi stavano in altre basi, Putin compreso, e la Nato stava al Patto di Varsavia) per il semplice motivo che “l’imperialismo straccione” ha perso malamente una guerra, che iniziata con il Ribbentrop Molotov Pact e finita con la spartizione dell’Europa.
    Che l’Urss e gli Usa avessero un interesse comune nel tenere sotto un’eventuale risorgente potenza europea è un fatto, nessuna delle due potenze è mai intervenuta ne la Nato in appoggio delle rivolte nell’est, ne l’Armata “rossa” a sostegno ad esempio degli stalinisti greci che non avevano compreso il senso della spartizione di Yalta. Mai un colpo è stato sparato. In Asia la vittoria militare sul Giappone era univoca ed americana (Stalin dichiarò guerra al Giappone il giorno dopo lo sgancio delle bombe atomiche). In quello scacchiere gli Usa non mai accettato intromissioni, dalla Guerra di Corea fino ad oggi. Questo non ha impedito all’odiatissimo Kissinger ed allo straodiato Nixon di fare pace con Mao Tze Tung, (chissà come mai è sempre pieno di “compagni che sbagliano”…).
    In realtà la prosopopea anti Nato della sinistra staliniana non è mai andata aldilà della chiacchiera ed alla fine è venuta meno anche quella. Se Macaluso (certo che la lunga marcia di molti ex Pci ha sbandato lievemente a destra) è antipatico che dite di San Berlinguer? Dal Corriere della Sera del 16 giugno 1976: «Io voglio che l’Italia non esca dal Patto atlantico. Mi sento più sicuro stando di qua, sotto l’ombrello della NATO, ma vedo che anche di qua ci sono seri tentativi di limitare la nostra autonomia».
    È un vero peccato che L’Unità abbia tolto l’accesso all’archivio storico perche potereste leggere i commenti entusiastici del giornale del PCI nei giorni successivi ad Hiroshima e Nagasaki per le bombe atomiche.
    Ricordo infine, al fine storico, che la patente di “anarchico pacifista” non ha garantito nulla nel passato. Alla vigilia della prima guerra mondiale Kropotkin ed un folto gruppo di anarchici prese partito a favore della guerra della Triplice Intesa (Anarchici per lo Zar, il massimo…). In Italia da Maria Rygier a Filippo Corridoni era tutto un correre in trincea con Sciaboletta, Cadorna & soci.
    Infine se l’Italia negli ultimi 1.500 anni è stata “terra di conquista” di Visigoti, Vandali, Ostrogoti, Longobardi, Ungari, Normanni, Saraceni, Tedeschi, Spagnoli, Francesi, Austriaci ecc. questo “giustifica ad abundantiam la reattività locale”?

    Saluti dal Sempre vostro Marco Caco

    PS: A quello che la Russia “ha cominciato a sganciare bombe in giro per il pianeta quando qualcun altro ha deciso che era ora di andare a romperle le balle”, devo dire che mi ha illuminato. Io pensavo che Aleppo fosse in Sirya ed invece scopro che è in Russia.

    • bruno viol ha detto:

      scusa, ma citando Oliver Hardy: “arrivedorci, noi non abbiamo più nionte da diorci”

    • Gian Luigi Bettoli ha detto:

      Mah, a passar di palo in frasca si può dire tutto ed il contrario di tutto. Con qual fine? Quello di polemizzare con i comunisti-che-non-ci-sono-più? De gustibus. Altri giocano a carte.
      Ho già suggerito a chi, volendo, rivolgersi, se non si ha di meglio da fare. Certo non ora, non qui si intende prendere le difese del patto Molotov-Ribbentrop o del Kropotkin “anarchico delle trincee”. E’ pieno (?) di sezioni del Pd cui rivolgersi, che si tengano pure le eredità non dichiarate, insieme con la testata de “l’Unità” fondata da Antonio-Gramsci-che-si-rivolta-nella-tomba.

      Ma almeno, tra una superficialità e l’altra – siamo in un paese libero – sarebbe utile non inanellare tante imprecisioni.

      Esempio 1. Usa e Urss non si sono combattuti direttamente? E la guerra di Corea, quella del Vietnam, quelle postcoloniali in Africa (elenco lungo, munirsi di cartina geografica) ed in Asia (Malesia, Indonesia, ecc.) ?

      Esempio 2. L’Armata Rossa sovietica non aveva bisogno di intervenire in Grecia, perché già riforniva i comunisti greci, che pressoché da soli, con il movimento partigiano EAM-ELAS, avevano liberato il loro paese. L’interruzione dei rifornimenti avviene con la rottura Stalin-Tito del 1948, e l’uscita della Jugoslavia dal blocco sovietico. Inoltre, perché chiamarli “stalinisti”? Il comunismo greco non stalinista nasce solo sotto la dittatura dei colonnelli, con un filone (che diventerà il KKE “dell’interno”, nucleo dal quale per passaggi successivi si arriverà a Syriza) svincolato dalla direzione di Marcos, in esilio in Urss.

      Esempio 3. La tardiva dichiarazione di guerra sovietica al Giappone. L’Urss chiese dal 1941 al 1944 l’apertura di un secondo fronte in occidente, per non doversi sopportare quasi tutto lo sforzo bellico antinazifascista (che costò ai sovietici da 20 a 50 milioni di morti, mica bruscolini). La cautela nel non scontrarsi con i Giapponesi, impegnati altrove (dalla Cina alla Nuova Guinea) corrispondeva a normale buon senso del limite. L’impegno dell’Urss con gli angloamericani era di occuparsi anche del Giappone entro qualche tempo dalla fine della guerra in Europa. Come successe: qualche storico militari (british) ritiene che la fulminea offensiva dell’armata coordinata sovietica (corazzati) e mongola (cavalleria) in Manciuria abbia avuto più influsso sulla resa giapponese delle atomiche americane (che avevano strategicamente una funzione di deterrenza verso i sovietici: i giapponesi fecero “solo” da cavie).

      Esempio 4. Corridoni non fu mai anarchico, ma sindacalista rivoluzionario (per capire la differenza, basta studiare un po’: è come quella tra un idraulico ed un elettricista, anche se tutte e due sono professioni edili). Maria Rygier fu pure lei più sindacalista rivoluzionaria che anarchica (lo fu solo dal 1910 al 1914). I sindacalisti rivoluzionari furono quasi tutti interventisti, e la maggioranza divenne poi fascista (non Corridoni, che morì prima; non Alceste De Ambris, il leader della Camera del Lavoro sindacalista di Parma; non Giuseppe Di Vittorio, che divenne il segretario della Cgil: e solo per citare i maggiori). Gli anarchici italiani non furono interventisti: ed in effetti, essendo maggioranza nel sindacato Usi, ne espulsero i sindacalisti rivoluzionari interventisti, che costituirono la Uil.

      Della serie: più si allarga l’orizzonte, più bisogna essere precisi. Altrimenti si fa solo confusione.

      • marco caco ha detto:

        Passata Pasqua e Pasquetta si ritorna dal lavoro e che ti leggo una precisazione dello storico preciso. Palo, frasca, de gustibus, giocare a carte, mi stai dicendo che sei un adepto della “nouvelle histoire”?
        Partiamo dal fatto che la seconda guerra mondiale è stata una guerra imperialista combattuta su due teatri e vinta dalla forza economica, militare ecc. degli Stati Uniti. L’Urss staliniana del resto l’aveva così definita dal ’39 all’operazione Barbarossa e solo dopo è diventata “patriottica”.
        In Europa la guerra è stata vinta dagli Usa, solo essi dono stati in grado di riversare un potenziale mai visto, rifornendo di continuo l’esangue Urss via Iran e Siberia, 13 miliardi di dollari dell’epoca: gli Usa producevano, l’Urss consumavano, altro che maggior sforzo. La massa dei morti indica l’arretratezza e non la forza dell’Armata Rossa, oltre che la spietatezza altrui!
        L’avanzata di Patton e dei cattivi fu fermata da Ike, per dare il tempo all’Armata Rossa di avanzare in direzione di Berlino. La decisione di dare all’Urss l’ex sfera di influenza tedesca venne presa fra scontri e lotte ma questo è normale nell’epoca dell’imperialismo, un enorme territorio che l’Urss poteva tenere solo con la forza, non avendo il dollaro ma solo il povero rublo.
        Una volta accettata la spartizione, addirittura con le percentuali (nb: Jugo 50% e 50%), Usa ed Urss l’hanno rispettata. Nonostante la sconfitta, la divisione e Yalta la Germania (come del resto il Giappone e l’Italietta) è rinata ed il magnete tedesco è di nuovo entrato in funzione, e le rivolte nell’Est Europa ne furono uno degli aspetti, l’altro fu il carattere operaio, anche se per Stalin e i suoi epigoni tipo Togliatti o Napolitano erano rivolte fasciste. La Jugoslavia, come del resto la Cecoslovacchia, erano state costituite dopo la 1° guerra e ricostituite dopo la 2° in evidente funzione antitedesca anche se con una franchigia per Tito. Questa franchigia gli permise di mantenere una certa”equidistanza” che nel ’48 fu manifesta. E Tito divenne per Stalin ed i suoi un traditore. A Trieste il Pci organizzava squadre che al porto picchiavano i marinai jugoslavi, qualcuno di loro è ancora vivo.
        Tutte le rivolte sono state abbandonate alla repressione moscovita dalla Nato e dai suoi alleati, nel’ ’56 addirittura le frontiere occidentali vennero chiuse dai democratici stati europei!
        Crollata l’Urss la sfera d’influenza è tornata all’ovile, la Jugo e la Cecoslovacchia sono scomparse. La stessa Ucraina è oggi oggetto di contesa.
        Nello scacchiere occidentale Usa e Urss non si sono mai scambiate un colpo, erano intente a tenere sotto la Germania che, o col Kaiser, o con le camicie brune o con la Spd e la DC al quadrato era ed è il motore ed il cuore dell’Europa.
        In Asia la questione è diversa. Stalin, (all’appello manca solo l’Italia) aveva firmato col Giappone un trattato di non belligeranza nel 1941. Anche qui hanno vinto gli Usa da soli [il fine storico lo rileva indirettamente “La cautela nel non scontrarsi con i Giapponesi, impegnati altrove (dalla Cina alla Nuova Guinea) corrispondeva a normale buon senso del limite”]. Gli Usa non avevano cautela perchè possedevano la forza è ridussero l’imperialismo giapponese alla resa. Stalin in Manciuria intervenne cercando di prendersene un pezzo. L’intervento a Tenno sconfitto è solo una esempio del coraggio staliniano memore dell’italico “Tu uccidi un uomo morto”.
        La storiografia di matrice staliniana attribuisce una funzione antisovietica delle due bombe ma la domanda sorge spontanea Washington ne aveva delle altre ma Mosca dormì sonni tranquilli a differenza di Hiroshima (nulla mi dici sull’entusiasmo dell’Unita per quelle bombe democratiche, ma si sa certe bombe sono compagne mentre altre sono diverse…
        Il confronto di potenza in Asia aveva più protagonisti. Sloggiati dal Giappone Londra, Parigi ed Amsterdam si sono ritirate, (ma non erano fra i vincitori) ed il loro posto è stato preso dagli Usa.
        La Corea fin dall’apertura al mercato alla fine dell’800 fu soggetta all’influenza prima russa, poi giapponese. Cosa ci facevano i carri russi in Corea nel 1945? Con il Giappone sconfitto si poteva approfittare o per lo meno tentare. L’accordo di Yalta per la divisione temporanea in due dell’impero coreano dava agli Usa la possibilità di mostrare a tutti i contendenti di teatro, che se sloggiato l’imperialismo europeo un altro era ora il protagonista e che gli invitati al banchetto dovevano stare al loro posto.
        Sul Vietnam solo due parole: un movimento nazionalista che aveva come obiettivo l’unificazione nazionale si barcameno ed alla fine la ottenne contro gli Usa ma anche contro la Cina di Mao. Nel 1979 venne combattuta una guerra fra ex compagni in Stalin che vide la Cina soccombere! Raccontala tutta.
        Sul fatto che uno è più sindacalista rivoluzionario che anarchico nel 1914,è una tesi “ardita del popolo”. Alcuni “capi” anarchici in Francia, Inghilterra ed in Russia salirono sul carro delle loro borghesie in difesa della “patria”. Cosi la II° internazionale, con la sola eccezione (sintetizzando) di Rosa Luxemburg, Karl Liebnecht e Lenin.
        In Italia l’anno di neutralità risolse a molti la questione, di fronte allo sbandamento delle correnti del movimento operaio ebbero il tempo di vedere ed il grosso del movimento anarchico rimase internazionalista, con le eccezioni di cui (e dov’era il compar Togliatti in quella occasione: fervente interventista revanscista ma…. che in guerra ci vadano gli altri, buon sangue non mentirà più avanti, e Gramsci? A scrivere a Torino “sull’idiota con decoro” utilissima categoria dello spirito…!).
        Comunque sulla differenza fra sindacalisti rivoluzionari, sindacalisti anarchici ed anarcosindacalisti basta ricordare le parole di Errico Malatesta: “Distinzione non separazione”, e lui era un anarchico certo non uno spirito incerto.
        La Grecia dalla fine del ’44 in maniera larvata marcia verso una guerra civile Il partito comunista greco (KKE) di matrice stalinista (faceva o non faceva riferimento all’Urss staliniana? Era membro del Comintern fino al ’43? ecc.), non accettava il compromesso fra l?inghilterra, la monarchia greca e la destra. Alla conferenza dei Teheran Churchill e Stalin avevano deciso che la Grecia sarebbe rimasta nella sfera inglese, ma questo il KKE non lo sapeva o non lo volle accettare. Gli inglesi ebbero carta bianca e quando non ebbero più la forza per agire chiesero agli Usa di intervenire. Togliatti ovvero l’oracolo di Stalin già il 21 maggio 1945 in un discorso a Milano avvertiva “la base del nord che solo pochi mesi prima gli inglesi non avevano esitato ad annientare i partigiani comunisti ad Atene” (l’Unità 22.05.45) lo ricordava loro per ribadire che la spartizione imperialista che si profilava era tombale per una via al socialismo in Italia!!
        Visto che ci tieni alla precisione spiegami perche ad ogni pie sospinto tiri fuori il PD figlio di tanto padre DS, nipote del PDS, pronipote del PCI e di suo fratellino minore Psiup (minuscolo…), perchè tanta acrimonia per il figliol prodigo che dilapidate le sostanze del padre continua a gozzovigliare mentre gli ultimi esponenti della “ditta” con pettine e smacchiatore, di scissione in scissione marciano verso il nulla?
        “i comunisti-che-non-ci-sono-più” devo dire che si sono ben riciclati da Napolitano a Veltroni (quello celebre per la frase. “non sono mai stato comunista”, che ci vuoi fare anche quando dicono il vero raccontano una bugia, è la scuola georgiana, o meglio il seminario di Tiblisi…)
        Un caro saluto dal sempre Vostro Marco C.
        PS: Mi dicono che Gramsci si rivolta nella tomba da quasi novant’anni, ma non si è ancora abituato delle giravolte vecchie e nuove di molti suoi camaleontici seguaci. Il richiamo a Gramsci è una giaculatoria sempre più stancamente ripetuta e come un tempo il Kyrie eleison biascicato ma non capito, ma che significa “Signore, pietà”.

        • Gian Luigi Bettoli ha detto:

          Mah, mi pare che – quanto a tesi precostituite – tu abbia fatto ben più di qualche formazione da scuola di partito. Retorica strabordante, nozionismo vastissimo, certezze assolute, il tutto incastrato in uno schema blindato, più che precostituito. E’ così che si perde il tempo durante la giornata, senza avvedersi della complessità, che si nutre di contraddizioni. Non c’è da stupirsi che della sinistra italiana, formata in tal modo, sia rimasto niente più che polvere.
          Non vorrai mica che ti rispondo, ad esempio sull’interventisto dei giovani socialisti torinesi che poi divennero i leaders storici del Pci? Fossero stati solo loro, le cose sarebbero state semplici! Peccato che con loro ci fossero quasi tutti i sindacalisti rivoluzionari, mezzi riformisti e mezzi rivoluzionari socialisti, praticamente tutti i radicali, i repubblicani, i socialriformisti, parte dei democratici cristiani (che allora era una cosa di sinistra), i futuristi, e sicuramente dimentico qualcuno. Mica il fascismo discende dal cielo: a sapere che – all’adunata di Sansepolcro e dintorni del 1919 – ci stavano pure Pietro Nenni, i fratelli Bergamo, il deputato sandanielese Luzzatto … potevano essere mooolti di più. E magari rimanere di sinistra? Quello no, visto che anche Salvemini e Gobetti ritenevano all’inizio che i socialisti pacifisti e bolscevichi (quelli che nel 1915 rimasero pacifisti, insieme a Lenin, Liebcknecht e pochi altri, non dimenticarlo! – ed in ogni caso era l’unico caso, insieme solo ai partiti dei paesi neutrali, Svezia e Svizzera, in cui il PSI rimase contro la guerra come partito, e non come minoranze, come i confratelli russi e tedeschi) dovessero essere randellati: prima di capire, e di finire pure loro male. Complicato, no? Malatesta non voleva distinguere i sindacalisti rivoluzionari dagli anarchici? In politica se ne dicono tante, pur di far quadrare i conti! E via discorrendo. Francia, Olanda e Inghilterra avrebbero lasciato agli Usa campo libero nel Pacifico? E come mai ci vollero sanguinose guerriglie (e ben più trucide repressioni coloniali) per scacciare gli Olandesi nel 1949 dall’Indonesia, i francesi dall’Indocina nel 1954 e gli inglesi dalla Malesia nel 1957 (Borneo settentrionale più tardi) ? I particolari (e le date tra questi) hanno la loro importanza. Altrimenti si caccia tutto in una scatola, si pensa di avervi inclusa tutta la realtà, e la si mette sotto il letto, prima di schiacciare sonni tranquilli.

          • marco caco ha detto:

            Oggi mi tocca lavorare ( hai presente…) rubo 2 minuti al tempo macchina su Lenin e Liebknecht “pacifisti””, Di che stupirsi Gli Editori Riuniti (una defunta casa editrice del Pci, poi risorta a peggior vita) hanno pubblicato le opere purgate di Lenin (neanche riusciti a pubblicare quelle di Marx), ma chi mai le ha lette da quelle parti.

            Lenin
            “Una delle forme di mistificazione della classe operaia è il pacifismo, la predicazione astratta della pace. In regime capitalista, e soprattutto nella sua fase imperialista, le guerre sono inevitabili. D’altra parte i socialisti non possono negare l’importanza positiva delle guerre non imperialiste, come per esempio delle guerre condotte dal 1789 al 1871 per l’abolizione della oppressione nazionale e per mettere fine al frazionamento feudale con la creazione di Stati capitalistici nazionali, oppure delle possibili guerre per la difesa delle conquiste del proletariato vittorioso nella lotta contro la borghesia”.
            “Oggi la propaganda per la pace, se non si accompagna all’appello all’azione rivoluzionaria delle masse, può soltanto seminare illusioni, corrompere il proletariato inculcandogli la fiducia nell’umanitarismo della borghesia e facendo di esso un trastullo nelle mani della diplomazia segreta dei paesi belligeranti. In particolare, è un grave errore l’idea della possibilità della cosiddetta pace democratica senza una serie di rivoluzioni”.
            Risoluzione dei bolscevichi all’estero, 4 maggio 1915.

            Karl Liebknecht: “trasformare la guerra imperialista in guerra civile”
            Discorso al Reichstag il 4 agosto 1914

          • marco caco ha detto:

            The last written (for now)
            Domenica sera, dopo una gitarella con amici ed amiche (non dico compagni e compagne per non inquietare nessuno) per riprenderci dalla settimana lavorativa, dopo uno splendido piatto di cjarsons nell’apposito agriturismo, dopo tante cose rileggo la Tua del 20 c.m.
            Che a Torino nell’area socialista ci fossero degli interventisti che poi in parte sono confluiti nel PCdI (visto che “I particolari hanno la loro importanza” spiega / giustifica a-chi-non-sa, il cambio del nome che non fu una cosa formale…) è un fatto come pure che poco dopo siano stati tra i protagonisti della “bolscevizzazione” ovvero della defenestrazione di Bordiga, primo segretario del Partito, e quindi del sopravvento del primo stalinismo in Italia.
            Per aderire al PCdI bisognava rispettare le 21 condizioni poste dall’Internazionale Comunista e non c’era spazio per correnti e sottocorrenti piccolo borghesi. Sul frullato (sindacalisti rivoluzionari, mezzi riformisti e mezzi rivoluzionari socialisti, i radicali, i repubblicani, i socialriformisti, parte dei democratici cristiani (che allora era una cosa di sinistra), i futuristi) non dico nulla, nulla centrano col comunismo.
            Durante la prima guerra mondiale il Psi, nella sempre verde tradizione trasformista, scelse la parola d’ordine “ne aderire, ne sabotare” e nel quadro della “concordia discorde” vivacchiava. Ben diversa dalla posizione di chi da rivoluzionario sosteneva il “disfattismo rivoluzionario” e si “augurava la sconfitta della propria borghesia nella guerra” ricordando con Liebcknecht che “Il nemico è in casa nostra!”. Queste erano le parole d’ordine dei comunisti.
            Nel 1917 nel momento più critico per la borghesia italiana, fra gli scioperi a Torino e la rotta di Caporetto, il socialismo italiano invece di approfittare del momento si erse a difensore della patria monarchica.
            Il pacifista Turati su Critica Sociale del 1 novembre 1917, scriveva: “Quando la patria è oppressa, quando il fiotto invasore minaccia di chiudersi su di essa, le stesse ire contro gli uomini e gli eventi che la ridussero a tale sembrano passare in seconda linea, per lasciare campeggiare nell’anima soltanto l’atroce dolore per il danno e il lutto, e la ferma volontà di combattere e di resistere fino all’estremo”.
            E nel giugno 1918, durante la battaglia del Piave, esprimeva la solidarietà “con l’esercito che in questo momento combatte per la difesa del Paese”. “Noi ci sentiamo tutti rappresentanti della nazione in armi”, quella non era “l’ora delle discussioni teoriche, delle recriminazioni e delle polemiche.”.
            Turati ed il primo ministro Orlando in coro gridavano “la Patria è sul Grappa”, e lo Stato Maggiore del Regio Esercito diffuse nelle trincee il discorso del già pacifista Turati.
            Non mi risulta che Lenin abbia mai firmato qualcosa con Kerensky, ma anche questa cosa può essermi sfuggita….
            Ultima nota sull’Asia degli anni ’40. Il Giappone senza tante difficoltà sloggò i tre imperialismi europei dalle colonie asiatiche. Non solo ma fece correre anche il generale Mc Arthur dalle Filippine realizzando una specie di Mercato Comune: la “Sfera della coprosperità”. Gli Usa subirono il colpo ma la loro macchina capitalistica riuscì ben presto ad avere i mezzi per strappare al Giappone tutte le conquista. Gli europei non riuscirono più ad essere determinanti ed i movimenti nazionalistici asiatici ebbero la meglio chi prima chi dopo, ma la sconfitta all’imperialismo europeo la inflisse il GIAPPONE. Gli Usa subentrarono ed ancora oggi le portaerei americane si aggirano colà, ne hai avuto notizia?
            Sul metodo, infine qualcosa di “british” che tanto apprezzi, “The 5 W”, Who? («Chi?»), What? («Cosa?»), When? («Quando?»), Where? («Dove?»), Why? («Perché?»), oppure qualcosa di “latinorum”, “quis, quid, ubi, cum quo, quotiens, cur, quomodo, quando”, anche se questa seconda serie è più sospetta in quanto utilizzata dai preti romani per estorcere “il sacramento della confessione”, (anche se quest’ultima attività era particolarmente apprezzata in ambito staliniano).
            Le invettive, il sarcasmo senza spirito, all’inizio ed alla fine non vanno bene, sanno tanto di volantino e di angeli del ciclostile, anche perché spesso non c’è “In cauda venenum” ma solo uno stentato balbettio.

            Saluti dal sempre Vostro Marco Caco

            PS: Al prossimo “dibattito”….

  2. bruno viol ha detto:

    beh. Fossi Di Pietro direi:”che c’azzecca?” Al di là del fatto che si citano situazioni piuttosto arrugginite, non capisco questa “sottile” accusa di appartenenza o simpatia nei confronti di un regime (quello sovietico) cancellato circa 30 anni fa e probabilmente verso un altro regime che ogni sano di mente stenterebbe solo ad immaginare. A marco caco, nomen omen, vorrei dire che a me la Russia odierna, non suscita alcuna simpatia (il suo regime intendo), ma ha cominciato a sganciare bombe in giro per il pianeta quando qualcun altro ha deciso che era ora di andare a romperle le balle. Cioè quando la sua economia in un modo o nell’altro si era ripresa. Non è certo opinione il fatto che missili e sistemi d’arma della Nato sono stati posizionati a due passi dai confini di quella nazione con uno scopo preciso. Oltretutto, per tornare a Gorbacev, dopo avere concordato con lui e l’Urss in disfacimento di allora di starsene alla larga. Ma comunque sia, né la Russia, né alcun altro paese è mai venuto a casa mia a piazzare qualche bombetta atomica, nè ad occupare (io penso che le truppe Usa in Italia siano truppe di occupazione) il mio territorio. Che poi debba credere ciò che Usa e Nato vanno in giro a raccontare ai gonzi, che tutto ciò serve per mantenere o importare la democrazia, allora preferisco l’uso di stupefacenti. Si ride di più. Uso che però sconsiglio a chi è debole di intelletto, Il risultato evidentemente è devastante.

  3. marco caco ha detto:

    Invece per far brillare Putin ci son voluti Gorbaciov, Černenko, Andropov, Brežnev, Chruščёv e sopratutto Stalin, con il loro scodazzo di partiti stalinisti PCI in testa
    Dei sovranisti, razzisti, xenofobi, ungheresi e/o polacchi (largo anche a rumeni, bulgari, gia jugoslavi ecc.) ed allegra compagnia Comecon risparmio la lista, ma l’imprinting è lo stesso.
    L’unica eredita dello stalinismo è l’antiamericanismo, che si perpetua fra i sopravissuti del crollo del falso socialismo di stampo sovietico.
    Rispetto a quello che vanta una “frequentazione di un parrucchiere ancora più esaltato, guarda come il sedicente compagno Macaluso presenta nonno Kim, capostipite dell’unico “comunismo” monarchico – ereditario:
    «… Berlinguer era stato invitato da Kim il Sung, ma all’ultimo momento aveva delegato me. Partii con Antonello Trombadori e atterrammo in una tormenta di neve. L’ambasciatore coreano venne a prenderci e ci sistemò in albergo. Passa un giorno, due, tre e in albergo s’affaccia Zagladin, il nostro abituale interfaccia nel Pcus. Ci chiede: cosa andate a fare in Corea? E io: non so nulla, non c’è un programma prestabilito. L’indomani torna l’ambasciatore e ci comunica che Kim il Sung ci avrebbe mandato il suo aereo personale, perché altrimenti i russi non ci avrebbero mai lasciato partire».
    « Trombadori giudicò l’aereo di Kim il Sung più bello di quello del Papa. Un aereo con due camere da letto e una sala da pranzo non l’avevo mai visto. Così viaggiammo come papi e fummo ricevuti come capi di Stato».
    «All’aeroporto era stata messa in scena un’accoglienza fuori dell’ordinario: fuochi d’artificio, parata militare, saggio ginnico di soldatesse incoronate con ghirlande di fiori. Kim il Sung ci portò nel suo palazzo dov’era stato allestito un gran pranzo in nostro onore. Prima però volle farci visitare gli enormi monumenti che alimentavano il culto della sua personalità, e il museo in cui era custodita, come una reliquia, un’asta da biliardo con cui amava giocare da ragazzo».
    « Ricordo che, insieme con pesci di tutte le varietà, aveva fatto servire oloturie fritte, da lui considerate una prelibatezza. In Sicilia, quel genere di molluschi non si mangiano e si chiamano spregiativamente “strunz’ i mare”. Ma per Kim il Sung, che insisteva sulla necessità dei popoli e dei partiti comunisti di tutto il mondo di essere autonomi uno dall’altro, quella era la prova dell’opulenza e autarchia della Corea. Così dovetti assaggiarle. Una volta entrati in argomento, però, gli ricordai che il partito coreano su Praga era rimasto zitto. Non mi rispose. Sei mesi dopo, il suo ambasciatore in Italia mi recapitò il documento con cui la Corea, seppure in ritardo, aveva preso le distanze da Mosca».
    (da un’intervista ad Emanuele Macaluso al giornale La stampa del 16/03/2014)
    Rapporti fraterni, che meraviglia!

    • Gigi Bettoli ha detto:

      Non capisco. Per quanto divagare possa essere interessante, che c’entra? Potrebbe avere un senso se l’autore dell’articolo fosse un “vecchio comunista fedele alla linea”, tipo il Macaluso dell’intervista (di quelli passati inavvertitamente dalle corti orientalcomuniste a quelle degli architetti craxiani, salvo variazioni periodiche sul tema democratico-cristian-renziano, e vagheggiamenti senili di un socialismo d’antan finito sepolto dalle social-ex-democrazie-neoliberali, quelle dei Blair-Schroeder-etc.). Ma l’autore dell’articolo, da quando lo conosco, è sempre stato un anarchico pacifista: tutt’altra storia. E quindi, di nuovo: che c’entra?
      Della serie: se qualcuno non ha niente di meglio che far baruffa con gli ex-comunisti-stalinisti-pentiti-lillupoperdeilpelomanonilvizio – vada pure a perdere tempo con le primarie del Pd, o con la “nuova Dp” di Vic Sonego. L’indirizzo è un altro.
      Restando con i piedi per terra: il principino ereditario nordcoreano (in buona compagnia: vedasi i vari dittatori ex-socialisti-arabi sopra citati) c’entra tampoco con il comunismo, quanto il governo trumpiano composto da superricchi, fascisti, generali e clericali c’entra con la democrazia. La questione è che questi rischiano di far esplodere il pianeta come un melograno ammuffito gettato sul prato, e che le responsabilità del nuovo governo Usa post-obamiano, che da mesi bombarda – nell’assordante silenzio dei “grandi fratelli” occidentali – Yemen, Siria, Afganistan, Pakistan … – sono nettamente prevalenti su quelle del ggiovane Kim III. Il quale fa quello che hanno fatto i vari Noriega, Saddam Hussein, Gheddafi: cerca di barcamenarsi in un tira-e-molla con l’Impero, per portare a casa qualche concessione. Il destino di Panama, Iraq, Libia e via discorrendo ci ammonisce su quale fine si possa fare, e giustifica perfino le cazzate del principino locale, che a forza di rilanciare potrebbe fare danni colossali. Una gestione ecopacifista planetaria potrebbe ovviamente gestire il destino del pianeta in altro modo: ma non sembra che ci siano altri protagonisti sulla piazza.
      Penultima cosa: sembra che nessuno ricordi che, per quasi tutta la prima metà del Novecento, la Corea è stata terra di conquista dei giapponesi, e che questo giustifichi ad abundantiam la reattività locale (impersonata dal governo del Nord: quello del Sud ha sempre avuto un’esistenza dipendente dagli aiuti yankee, oltre che una prevalenza di governi militari su quelli civili). E la guerra di Corea, con l’utilizzo delle peggiori armi di sterminio di massa (come quelle batteriologiche americane) non ha migliorato certo la situazione. Forse bisognerebbe ricordarsi delle centinaia di migliaia di donne coreane usate come schiave sessuali dall’esercito nipponico, per valutare con maggiore equità le posizioni politiche di quel paese alla nostra provincialissima “opinione pubblica” quasi sconosciuto.
      Infine: antiamericani? Eccheccazzo! Mica siamo occupati dall’Impero austroungarico qui le bombe atomiche ce le hanno portate i bovari del Nebraska! (o era il Connecticut?). Con chi altro dovremmo prendercela, finché non se le riportano a casa?

  4. Sebastiano Comis ha detto:

    Trump ha dovuto usare la bomba: era in magazzino dal 2003, Stava scadendo.

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