7 luglio 2017

Una domanda: ha più senso parlare di sinistra o destra, oppure di lotta tra le classi?

La domanda potrà parere ai più retrò, ma dei “più” non me ne curo: da tempo sono antropologicamente pessimista sul destino dell’homo occidentalis. Ma indubbiamente è il caso di fare un po’ di igiene mentale, in mezzo a tanto bla-bla-bla sul destino del centro-sinistra (è una questione di stile: badare alla precedenza, please!); sul pericolo della destra con cui si cerca cerca di mobilitare i militonti cervelli-all’-ammasso per votare per il rottamatore/federatore-pro-tempore; sulla indefettibile tendenza della sinistra-a-dividersi; sul fatto che quando i “compagni” vanno al governo fanno come gli altri, dalle Alpi alle Piramidi, oltre che dal Manzanarre al Reno. Dire che se ne ha le palle piene, è un eufemismo riduttivo. Per cui, cominciamo a ragionare su come stanno le cose. Ad esempio: che se, dagli anni ’70, il virus del neoliberismo ha coperto il pianeta, infettando anche i suoi potenziali antagonisti (non importa se ex gerarchi sovietici divenuti turbocapitalisti, o socialdemocratici occidentali trasformatisi in pseudomanagers: uniti tutti dall’averlo fatto con i soldi degli altri), ciò non significa che dobbiamo sempre accontentarci del “meno peggio”. Il fatto che ovunque ormai al voto ci vada una sempre più ristretta minoranza degli elettori, è ben significativo del fatto che la gente […]