Mercoledì 28 novembre alle ore 14.00 qui in Casa del Popolo diremo addio a Mario.
Articoli in ricordo di Mario Bettoli.
Morto Mario Bettoli: anima della sinistra, partigiano, deputato di Sigfrido Cescut (Messaggero Veneto)
Ciao Mario…. di Sara Roccutto
È mancato Mario Bettoli di Gianni Zanolin
Cordoglio per Mario Bettoli Il Friuli
Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia
“Figli dell’officina” Dedicata a Mario da Iniziativa libertaria
Da Il Gazzettino 27 novembre 2012
Nella casa del popolo l’ultimo saluto a Bettoli
PORDENONE – Saranno celebrati domani alle 14 alla casa del Popolo a Torre i funerali di Mario Bettoli. Sarà un rito laico, poi la tumulazione nel cimitero urbano. Tanti quelli che vorrebbero commemorare l’uomo, il partigiano, il politico, il sindacalista. La scaletta prevede Elena Beltrame, presidente della casa del Popolo, Alberto Buvoli, direttore Istituto friulano per la storia del Movimento di liberazione, Sigfrido Cescut per l’Anpi e Giuliana Pigozzo per la Cgil. Sono previsti anche altri interventi che allo stato sono in fase di definizione.
Ai ricordi “ufficiali”, istituzionali e magari formali legati a Mario Bettoli, morto l’altro giorno in casa dopo una vita di impegno sociale, politico, lotte operaie e antifasciste, manca da raccontare un episodio che testimonia benissimo la sua scelta di partecipazione ad ogni iniziativa a difesa della Resistenza, dei principi della Carta Costituzionale contro ogni pericolo negazionista o ogni deriva autoritaria.
Era l’8 febbraio del 1992 a Pordenone. In città l’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga (quello con la K) ed un vasto movimento di persone e forze ne denunciava le responsabilità nella strategia della tensione e di eversione, come esponete di organizzazioni volte a combattere, reprimere, anche con le armi, le forze della Sinistra e dei lavoratori. Erano gli anni di Gladio e a Udine aveva appena incontrato i membri di quella organizzazione segreta denominata Gladio. Da ex parlamentare Mario Bettoli poteva starsene comodamente dentro il Municipio di Pordenone, dove si svolgeva la cerimonia. Scelse invece di stare fuori nella parte finale del corso Vittorio Emanuele (anche allora transennato e blindato) assieme a qualche centinaio di esponenti della Sinistra e del sindacato. Tutti antifascisti. Quando al passaggio del presidente partì un forte e unisono slogan “dimissioni, dimissioni” le forze dell’ordine risposero a quella manifestazione popolare di democrazia con una carica. La celere usò i manganelli.
Mario non scappò come fecero molti (anche il sottoscritto) ma, seppure già settantenne, con le mani alzate, andò incontro alla polizia urlando “fermatevi, è una manifestazione democratica, pacifica, cosa fate, fermatevi, se fioi”. Di tutta risposta ricevette una manganellata in testa che gli provocò una ferita lacero contusa e un trauma cranico. Si limitò poi a condannare politicamente l’episodio senza cercare denunce sperando restasse un episodio singolo di cattivo, improvvido e spropositato uso della forza di polizia a Pordenone.
Pochi giorni fa a casa, come faceva sempre, stava leggendo i giornali commentando con soddisfazione la riuscita della manifestazione antifascista e antirazzista fatta in città. La sua Luisa a quel punto gli ricordò con affetto quest’episodio: la manganellata e il berretto stracciato. Lucido, dopo un “ma va in m….” replicò senza esitare: “dove dovevo stare se non con gli antifascisti a tentare di fermare quella stupida carica che voleva colpire i fioi?”.
Così voglio ricordare Mario e invitare a non dimenticare la sua straordinaria carica umana di combattente per la libertà e la democrazia, sempre dalla parte dei più deboli contro ogni razzismo e discriminazione, la sua partecipazione attiva, il coraggio, la lucida dedizione all’antifascismo e alla Sinistra. Mario era un Comunista vero, di quelli che stanno con gli oppressi sempre, che s’informava su tutto, leggendo, discutendo e rispettando chi, anche da posizioni diverse dalla sua, si trovava a “fare un pezzo di strada insieme”. “Avanti, avanti siam ribelli, in lotta per un mondo di fratelli, di pace e lavoro”.
Così ti vogliamo salutare domani, mercoledì, idealmente “seppellendoti lassù in montagna all’ombra di un bel fior e così tutti quelli che passeranno ti diranno che bel fiore. È il fiore di un partigiano”. Ciao Mario.
Michele Negro segretario provinciale Rifondazione Comunista
Il Messaggero Veneto del 27 nov. 2012
Domani l’addio a Bettoli nella Casa del popolo
Le esequie civili saranno precedute dalla proiezione di una videointervista Il cordoglio di Regione e Comune. Tra i lasciti il luogo della memoria partigiana
Si svolgeranno alla Casa del popolo di Torre, domani alle 14, le esequie di Mario Bettoli “L’innominato”, comandante partigiano, presidente dell’Anpi provinciale e della stessa Casa del popolo, mancato a 87 anni. Saranno in molti a ricordarlo, intervenendo alla cerimonia e accompagnandolo all’ultima dimora nel cimitero di via Cappuccini.
Non solo i rappresentanti dell’Anpi provinciale ma tutte le realtà delle associazioni partigiane della regione e del Veneto saranno presenti, assieme a presidenti e rappresentanti degli Istituti di Storia, attivi nel Friuli e nel Veneto. Mario Bettoli li aveva invitati tutti un anno fa all’inaugurazione del “luogo della memoria partigiana” in via Montereale dove, il 27 novembre 1944, era stato fucilato dai nazifascistui Franco Martelli “Ferrini”, capo di stato maggiore della Brigata partigiana unificata “Ippolito Nievo” di pianura e il 14 gennaio 1945 vennnero trucidati dai fascisti nove partigiani garibaldini.
L’opera realizzata con il contributo determinante del Comune di Pordenone e della Fondazione Crup, era stata fortemente voluta da Bettoli che, assieme all’allora presidente dell’Anpi provinciale Giuseppe Giust “Vitas”, aveva seguito in ogni sua fase la costruzione del monumento e del luogo della memoria partigiana, progettati dal professor Mario Rossi “Fiamma”, anche lui partigiano durante la Resistenza. Con i tanti esponenti dell’Anpi, saranno in prima fila le tante associazioni culturali, sociali e sportive che svolgono le proprie attività alla Casa del popolo.
Interventi e orazioni ufficiali, verranno aperti dalla proiezione di una breve intervista a Mario Bettoli sui luoghi dove ha combattuto da partigiano, contenuta nell’audiovisivo “Ri_conoscenza”, prodotto alcuni anni fa da Sabina Benussi per l’Istituto provinciale di storia. Sarà un momento fondamentale per comprendere il profilo di Bettoli partigiano, protagonista del primo scambio in Italia di prigionieri, fra partigiani ed esercito nazista, il 6 agosto 1944 a Madonna del Monte di Aviano e poi protagonista di primo piano nelle istituzioni repubblicane. Deputato del Psi dal 1953 al 1963, Mario Bettoli per due legislature partecipa a battaglie legislative che hanno segnato la vita degli italiani, quali l’approvazione della legge Merlin e il processo di privatizzazione della Sade, che si è poi concluso con la nascita dell’Enel. Per tre legislature è stato consigliere regionali e poi sindaco di Porcia.
La figura di Bettoli è stata ricordata anche dal presidente del consiglio regionale, Maurizio Franz che ne ha ricordato «la straordinaria figura come comandante partigiano, sindacalista e politico, punto di riferimento per moltissimi anni per la sinistra, esempio d’impegno in favore della sua gente». Una breve cerimonia, all’inizio della seduta di ieri del consiglio comunale, ha ricordato il politico e soprattutto l’uomo Mario Bettoli.
Dopo l’introduzione del sindaco Claudio Pedrotti che ha ripercorso la vita politica dell’onorevole e l’intervento del consigliere comunale Gianni Zanolin, visibilmente commosso, l’aula ha reso omaggio a Bettoli con un minuto di silenzio. Bettoli, tra le sue cariche politiche, ha anche ricoperto il ruolo di consigliere comunale, un impegno civico che gli è stato riconosciuto sia dalla destra, sia dalla sinistra.
Sigfrido Cescut
istituto di storia del movimento di liberazione
«Spiegava ai giovani di essere autonomi»
Ai diffusi sentimenti di cordoglio per la perdita di Mario Bettoli si unisce l’istituto provinciale per la storia del movimento di Liberazione, diretto da Piero Angelillo, di cui era socio.
L’istituto gli ha dedicato interviste e presenze nelle sue pubblicazioni e nei suoi convegni. Resterà sempre impressa nei ricordi dell’Istituto pordenonese la grande comunicativa di Mario Bettoli in particolare con i giovani che egli esortava sempre a porsi “chiari perché” e a “ragionare con la propria testa”, per capire che cosa significa essere cittadini democratici e per comprendere l’importanza di uno Stato democratico come l’Italia, nato dalla Resistenza contro il nazifascismo.
Un altro ricordo indelebile è la recente presa di posizione a favore della Orovincia di Pordenone, Medaglia d’Oro al Valor militare per l’alto contributo dato alla Resistenza, concordato ufficialmente da Mario Bettoli e da Arturo Zambon, presidente di Istlib Pordenone. Anch’egli scomparso in questi giorni.
IL FIGLIO GIAN LUIGI
«L’ideale di vita è stato l’emancipazione dei lavoratori»
È Gian Luigi Bettoli, storico di primo piano, oltremodo attivo quale ricercatore nell’Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione e nel mondo della Lega delle cooperative a tracciare un profilo etico, oltre che storico del padre Mario. «Era una persona d’altri tempi – afferma Gian Luigi – ferrea nei principi, aperta a tutti i fermenti culturali progressisti del mondo laico e cattolico. Mio padre – continua Gian Luigi – sosteneva sempre che le cose di tutti, pubbliche, sono sacre e che gli interessi personali devono sempre venire dopo». L’economia, di cui tutti oggi parlano, «per mio padre era l’interesse pubblico, le questioni private non dovevano mai essere mescolate alla tutela dei beni collettivi».
Quando gli si chiede di condensare in una frase la figura del padre, Gian Luigi risponde, senza esitazione: «L’ideale della sua vita è stato l’emancipazione della classe lavoratrice»; poi aggiunge, «suo papà, mio nonno Giovanni a settant’anni, per vivere del suo mestiere di muratore, si arrampicava ancora sui ponteggi delle case. Ma gli operai, non devono più morire di fatica. Lottare per loro, era diventato lo scopo di vita di Mario».
L’apertura culturale di Mario Bettoli si abbinava alla sua intransigenza politica «che lo portò – ricorda il figlio – a promuovere nel 1964 la nascita del Partito socialista di unità proletaria sorto da una scissione del Psi. In seguito, nel 1972 Mario confluisce con la maggioranza del Psiup nel Partito comunista. Infine – conclude Gian Luigi – Mario rifiutò la trasformazione del Partito comunista nel Pds, aderendo a Rifondazione». (s.c.)
IL SALUTO DI MARIGLIANO
«La linearità delle sue idee contro la politica rampante»
Un affettuoso ricordo di Bettoli è giunto anche da Enzo Marigliano.
*** Non so che penserebbe Mario dei probabili panegirici che si moltiplicheranno su di lui. Credo non ne sarebbe proprio del tutto felice; è sempre stato un uomo distante dalle formalità e dalle piaggerie; anche da deputato e da consigliere regionale era – e ci teneva – a essere “il compagno Mario”. Punto. Immagino ora l’assalto al carro delle litanie anche da parte di chi – lui in vita – era distante anni luce. L’unico personaggio di destra che so avesse con lui un rapporto di vera simpatia, al di là della politica, è stato Sergio Raso tanto che, vicendevolmente, si definivano “la squadra rosso nera”. Se c’è una costante nella vita di Mario è stata la “linearità”, la continuità di un ideale di vita. Un valore! Mi guardo intorno e vedo rampanti ex liberali che si riciclano per rappresentanti del modernismo di sinistra per qualche scranno in più. Mario è stato di un’altra pasta: la generazione di chi ti diceva in faccia le cose e che le ha pagate di persona. Tanto di cappello. Quand’ero ragazzo aveva cominciato a chiamarmi “putel”. Non ha mai smesso! Sono rimasto “putel” anche quando mi sono sposato e ho avuto Luca e Serena. Anzi: è venuto a chiedermi di essere io a dover celebrare il matrimonio di sua figlia, Lucia, con il compianto Andrea Merola. All’epoca ero nel pieno della bagarre contro Pasini e quest’ultimo non voleva dare l’assenso a che un consigliere dell’opposizione (e per di più io) celebrassi il matrimonio. Non so come Mario riuscì ad imporsi, dopo un colloquio “a quattr’occhi” (così mi raccontò!) con l’allora “micro podestà”. So che il ricordo più bello che ho è il sorriso meraviglioso di Lucia ed Andrea e la soddisfazione di Mario che mi prese sotto braccio e mi disse: «Putel, te ga visto?». Enzo Marigliano




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