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La Casa del popolo non chiude le porte

Valentina Silvestrini

Sabato 18 Giugno 2011,

Una storia lunga cento anni, quella della Casa del Popolo di Torre. Periodo che copre due terzi di quella dell’Unità d’Italia, attraverso il Novecento, le sue contestazioni operaie, i suoi dissidi interni. Quella di una popolazione che prende coscienza di essere attore della vita civile di una comunità industriale. Dichiaratamente politica, nelle intenzioni e nelle espressioni, la Casa del Popolo di Torre nacque con la costruzione della struttura ancora oggi esistente, conclusasi nel 1911. Furono i lavoratori dei cotonifici pordenonesi a volerla, bisognosi di un luogo dove incontrarsi, dove discutere e formulare le prime richieste sindacali. Tanto che fu costruita ricalcando architettonicamente l’edificio industriale Amman, con il salone centrale, il ballatoio oggi non più in legno. Tratto ancora oggi visibile soprattutto negli archi a tutto sesto delle finestre, sottoposti a vincolo proprio per il valore di testimonianza storica. In gran parte furono le donne ad animarla – un caso fra tutti Teresina Degan – operaie tessili pordenonesi. La loro storia viene ricordata in un calendario con foto storiche nel centenario di questo centro, ancora oggi luogo di incontri. La Casa conta oltre 300 iscritti e dà ospitalità a più di una dieci tra enti, associazioni, che la utilizzano a rotazione in autogestione: corsi di ballo, incontri religiosi di cristiani non cattolici – sudamericani e africani -, addirittura riunioni di condòmini provenienti anche da fuori Comune. Unica condizione per poter chiedere lo spazio – oltre a esserne soci – «non essere né razzisti né fascisti» rimarca con vigore il Presidente Mario Bettoli. Per i cento anni sono in programma molte iniziative (già cominciate lo scorso aprile): il 24 giugno alle 20,40 uno spettacolo teatrale; un concerto dei Tre Allegri Ragazzi Morti a inizio settembre al Parco di Torre (con la proiezione di materiale filmico inedito sulle prime manifestazioni operaie); la presentazione del libro a fumetti di Paolo Cossi nell’ambito di Pordenonelegge dedicato alla storia di questa Casa, ma anche uno spettacolo dell’attrice di Monfalcone Marta Cuscunà a ottobre, dedicato alla vita di una staffetta partigiana. A conclusione, un convegno storico a novembre sulla storia delle prime resistenze popolari antifasciste degli anni ’20 in Italia, preceduta dalla presentazione della ricerca su Torre condotta dagli studenti della Scuola Media di Torre.

 

Il Gazzettino 18 giugno 2011

 

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Rassegna stampa. Casa del popolo, cent’anni con eventi e libri

Presentato il programma degli appuntamenti per l’anniversario. Coinvolte le scuole medie di Torre

Mario Bettoli ed Elena Beltrame, presidente e vice della Casa del Popolo di Torre, hanno presentato il ricco programma per il centenario dell’istituzione dei lavoratori. Inaugurata, il 1° maggio 1911, la Casa del Popolo è attiva quale sede d’istituzioni culturali, ecologiste, pacifiste, ricreative, religiose d’immigrati, cooperative e sportive, frequentata soprattutto dal popolo di sinistra che lì, a ragione, si sente a casa sua. Il programma del centenario si caratterizza per spettacoli teatrali e concerti. Grande successo di pubblico ha ottenuto Bruna Braidotti della Compagnia di Arti & Mestieri con “Il dono della madre”, spettacolo tratto dal diario – rinvenuto dalla figlia Lorena – della staffetta partigiana Antonietta Moro “Anna”. Da non perdere l’appuntamento di venerdì 24 giugno, alle 20.40, nel parco del castello di Torre, con il teatro di Fabiano Fantini. In “19+1 dov’è finito Carlo Marx”, la storia della Casa del Popolo parte dalla foto di gruppo dei suoi fondatori, ritratti con il quadro di Carlo Marx. A settembre il concerto dei “Tre allegri ragazzi morti” con proiezioni d’archivio di scioperi, feste del 1° maggio, manifestazioni politiche di lavoratori. A Pordenonelegge.it sarà presentato il libro a fumetti di Paolo Cossi sulla Casa del Popolo. In ottobre andrà in scena lo spettacolo di Marta Cuscunà “Che bello vivere liberi”, tratto dalla storia di Ondina Peteani, prima staffetta partigiana deportata ad Auschwitz. Per concludere le celebrazioni, gli studenti della scuola media di Torre presenteranno la loro ricerca sul quartiere e si esibiranno in concerto.

Sigfrido Cescut

 

 

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