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La “Banda Collotti”

La "Banda Collotti"

copertina del libro

Storia di un corpo di repressione al confine orientale d’Italia

sabato 25 maggio, alle 18:00, alla Casa del Popolo

Claudia Cernigoi presenta la sua ultima ricerca, edita da KappaVu

“Banda Collotti” era il nome con cui questo squadrone della morte era tristemente noto, non solo a Trieste, ma in tutta l’allora Venezia Giulia dove operava.

Istituito da Mussolini nel 1942 espressamente come corpo di repressione antipartigiana nella Venezia Giulia, l’Ispettorato Speciale di Pubblica Sicurezza con sede a Trieste, fu l’unica struttura dedicata esclusivamente a tale scopo in Italia. Si distinse per l’efferatezza dei metodi, con l’uso sistematico della tortura negli interrogatori degli antifascisti italiani e slavi catturati, ma anche dei semplici sospetti, in una sequenza di orrori che percorre tutta la documentazione presentata. L’Autrice ricostruisce qui il periodo storico dell’Ispettorato, in una ricerca a tutto campo, usando documentazione d’archivio, ma dedicando anche particolare attenzione alle interviste fatte ai sopravvissuti agli interrogatori della cosiddetta “banda Collotti”, la parte più attiva dei membri dell’Ispettorato, che dopo l’8 settembre 1943 servì agli ordini del comandante delle SS dell’Adriatisches Küstenland. Questa ricerca di Claudia Cernigoi diventa un tassello importante nella ricostruzione della storia “delle più complesse vicende del confine orientale”, gettando nuova luce sui crimini commessi dal fascismo in questa regione, soprattutto, ma non solo, contro le minoranze slovena e croata.

12 gennaio 1945: 68 anni fa

Sabato 12 gennaio, alle ore 10,30, a Pordenone, nell’ex caserma di Via Montereale, vicino all’incrocio con V.le Venezia, si commemorano i nove martiri partigiani, fucilati sessantotto anni fa dai fascisti della brigata nera in quella caserma, allora Umberto I e dopo la liberazione dedicata a Franco Martelli “Ferrini”.
Contiamo di esser in tanti, con i sindaci, le autorità di Pordenone e dei comuni della nostra Provincia, insignita di Medaglia d’Oro al V.M. per il contributo dato dai partigiani e dalla popolazione alla lotta di liberazione dal nazifascismo.
Assieme all’Anpi Provinciale, all’Apo di Udine e all’Istituto Provinciale per la Storia del Movimento di Liberazione e dell’Età Contemporanea, ricordiamo i nove martiri partigiani nel luogo della memoria, dedicato a loro e idealmente a tutti i partigiani, i deportati nei lager nazisti, i patrioti che hanno sacrificato la vita per sconfiggere il nazifascismo, conquistare la libertà e per poter scrivere la Costituzione democratica della nostra Repubblica. Durante la manifestazione sarà disponibile il nuovo volume n° 25 della collana ‘Quaderni di Stroia’ dell’Istituto Provinciale per la Storia del Movimento di Liberazione e dell’Età Contemporanea.
Le orazioni ufficiali saranno svolte da Giuseppe Mariuz per l’Anpi provinciale e da Pietro Angelillo per l’Istituto provinciale per la Storia del Movimento di Liberazione e dell’Età contemporanea. La cerimonia ricorderà anche Mario Bettoli ‘L’Innominato’, Giuseppe Giust ‘Vitas’, entrambi presidenti dell’Anpi provinciale scomparsi durante il 2012, come Arturo Zambon ‘Comici’, Presidente dell’Istituto provinciale di Storia.
Con la memoria dei Nove martiri partigiani, onoriamo la democrazia italiana, per un futuro di pace, libertà, lavoro e progresso.

Sigfrido Cescut

Mario Bettoli (7 marzo 1925 – 25 novembre 2012)

Mercoledì 28 novembre alle ore 14.00 qui in Casa del Popolo diremo addio a Mario.

Articoli in ricordo di Mario Bettoli.

Morto Mario Bettoli: anima della sinistra, partigiano, deputato di Sigfrido Cescut (Messaggero Veneto)

Ciao Mario…. di Sara Roccutto

È mancato Mario Bettoli di Gianni Zanolin

Cordoglio per Mario Bettoli Il Friuli

Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia


Intervista a Mario Bettoli


“Figli dell’officina” Dedicata a Mario da Iniziativa libertaria


Da Il Gazzettino 27 novembre 2012

 

Nella casa del popolo l’ultimo saluto a Bettoli

PORDENONE – Saranno celebrati domani alle 14 alla casa del Popolo a Torre i funerali di Mario Bettoli. Sarà un rito laico, poi la tumulazione nel cimitero urbano. Tanti quelli che vorrebbero commemorare l’uomo, il partigiano, il politico, il sindacalista. La scaletta prevede Elena Beltrame, presidente della casa del Popolo, Alberto Buvoli, direttore Istituto friulano per la storia del Movimento di liberazione, Sigfrido Cescut per l’Anpi e Giuliana Pigozzo per la Cgil. Sono previsti anche altri interventi che allo stato sono in fase di definizione.

Ai ricordi “ufficiali”, istituzionali e magari formali legati a Mario Bettoli, morto l’altro giorno in casa dopo una vita di impegno sociale, politico, lotte operaie e antifasciste, manca da raccontare un episodio che testimonia benissimo la sua scelta di partecipazione ad ogni iniziativa a difesa della Resistenza, dei principi della Carta Costituzionale contro ogni pericolo negazionista o ogni deriva autoritaria.

Era l’8 febbraio del 1992 a Pordenone. In città l’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga (quello con la K) ed un vasto movimento di persone e forze ne denunciava le responsabilità nella strategia della tensione e di eversione, come esponete di organizzazioni volte a combattere, reprimere, anche con le armi, le forze della Sinistra e dei lavoratori. Erano gli anni di Gladio e a Udine aveva appena incontrato i membri di quella organizzazione segreta denominata Gladio. Da ex parlamentare Mario Bettoli poteva starsene comodamente dentro il Municipio di Pordenone, dove si svolgeva la cerimonia. Scelse invece di stare fuori nella parte finale del corso Vittorio Emanuele (anche allora transennato e blindato) assieme a qualche centinaio di esponenti della Sinistra e del sindacato. Tutti antifascisti. Quando al passaggio del presidente partì un forte e unisono slogan “dimissioni, dimissioni” le forze dell’ordine risposero a quella manifestazione popolare di democrazia con una carica. La celere usò i manganelli.

Mario non scappò come fecero molti (anche il sottoscritto) ma, seppure già settantenne, con le mani alzate, andò incontro alla polizia urlando “fermatevi, è una manifestazione democratica, pacifica, cosa fate, fermatevi, se fioi”. Di tutta risposta ricevette una manganellata in testa che gli provocò una ferita lacero contusa e un trauma cranico. Si limitò poi a condannare politicamente l’episodio senza cercare denunce sperando restasse un episodio singolo di cattivo, improvvido e spropositato uso della forza di polizia a Pordenone.
Pochi giorni fa a casa, come faceva sempre, stava leggendo i giornali commentando con soddisfazione la riuscita della manifestazione antifascista e antirazzista fatta in città. La sua Luisa a quel punto gli ricordò con affetto quest’episodio: la manganellata e il berretto stracciato. Lucido, dopo un “ma va in m….” replicò senza esitare: “dove dovevo stare se non con gli antifascisti a tentare di fermare quella stupida carica che voleva colpire i fioi?”.

Così voglio ricordare Mario e invitare a non dimenticare la sua straordinaria carica umana di combattente per la libertà e la democrazia, sempre dalla parte dei più deboli contro ogni razzismo e discriminazione, la sua partecipazione attiva, il coraggio, la lucida dedizione all’antifascismo e alla Sinistra. Mario era un Comunista vero, di quelli che stanno con gli oppressi sempre, che s’informava su tutto, leggendo, discutendo e rispettando chi, anche da posizioni diverse dalla sua, si trovava a “fare un pezzo di strada insieme”. “Avanti, avanti siam ribelli, in lotta per un mondo di fratelli, di pace e lavoro”.

Così ti vogliamo salutare domani, mercoledì, idealmente “seppellendoti lassù in montagna all’ombra di un bel fior e così tutti quelli che passeranno ti diranno che bel fiore. È il fiore di un partigiano”. Ciao Mario.
Michele Negro segretario provinciale  Rifondazione Comunista


Il Messaggero Veneto del 27 nov. 2012

Domani l’addio a Bettoli nella Casa del popolo
Le esequie civili saranno precedute dalla proiezione di una videointervista Il cordoglio di Regione e Comune. Tra i lasciti il luogo della memoria partigiana

Si svolgeranno alla Casa del popolo di Torre, domani alle 14, le esequie di Mario Bettoli “L’innominato”, comandante partigiano, presidente dell’Anpi provinciale e della stessa Casa del popolo, mancato a 87 anni. Saranno in molti a ricordarlo, intervenendo alla cerimonia e accompagnandolo all’ultima dimora nel cimitero di via Cappuccini.

Non solo i rappresentanti dell’Anpi provinciale ma tutte le realtà delle associazioni partigiane della regione e del Veneto saranno presenti, assieme a presidenti e rappresentanti degli Istituti di Storia, attivi nel Friuli e nel Veneto. Mario Bettoli li aveva invitati tutti un anno fa all’inaugurazione del “luogo della memoria partigiana” in via Montereale dove, il 27 novembre 1944, era stato fucilato dai nazifascistui Franco Martelli “Ferrini”, capo di stato maggiore della Brigata partigiana unificata “Ippolito Nievo” di pianura e il 14 gennaio 1945 vennnero trucidati dai fascisti nove partigiani garibaldini.

L’opera realizzata con il contributo determinante del Comune di Pordenone e della Fondazione Crup, era stata fortemente voluta da Bettoli che, assieme all’allora presidente dell’Anpi provinciale Giuseppe Giust “Vitas”, aveva seguito in ogni sua fase la costruzione del monumento e del luogo della memoria partigiana, progettati dal professor Mario Rossi “Fiamma”, anche lui partigiano durante la Resistenza. Con i tanti esponenti dell’Anpi, saranno in prima fila le tante associazioni culturali, sociali e sportive che svolgono le proprie attività alla Casa del popolo.

Interventi e orazioni ufficiali, verranno aperti dalla proiezione di una breve intervista a Mario Bettoli sui luoghi dove ha combattuto da partigiano, contenuta nell’audiovisivo “Ri_conoscenza”, prodotto alcuni anni fa da Sabina Benussi per l’Istituto provinciale di storia. Sarà un momento fondamentale per comprendere il profilo di Bettoli partigiano, protagonista del primo scambio in Italia di prigionieri, fra partigiani ed esercito nazista, il 6 agosto 1944 a Madonna del Monte di Aviano e poi protagonista di primo piano nelle istituzioni repubblicane. Deputato del Psi dal 1953 al 1963, Mario Bettoli per due legislature partecipa a battaglie legislative che hanno segnato la vita degli italiani, quali l’approvazione della legge Merlin e il processo di privatizzazione della Sade, che si è poi concluso con la nascita dell’Enel. Per tre legislature è stato consigliere regionali e poi sindaco di Porcia.

La figura di Bettoli è stata ricordata anche dal presidente del consiglio regionale, Maurizio Franz che ne ha ricordato «la straordinaria figura come comandante partigiano, sindacalista e politico, punto di riferimento per moltissimi anni per la sinistra, esempio d’impegno in favore della sua gente». Una breve cerimonia, all’inizio della seduta di ieri del consiglio comunale, ha ricordato il politico e soprattutto l’uomo Mario Bettoli.

Dopo l’introduzione del sindaco Claudio Pedrotti che ha ripercorso la vita politica dell’onorevole e l’intervento del consigliere comunale Gianni Zanolin, visibilmente commosso, l’aula ha reso omaggio a Bettoli con un minuto di silenzio. Bettoli, tra le sue cariche politiche, ha anche ricoperto il ruolo di consigliere comunale, un impegno civico che gli è stato riconosciuto sia dalla destra, sia dalla sinistra.

Sigfrido Cescut 


 
istituto di storia del movimento di liberazione

«Spiegava ai giovani di essere autonomi»

Ai diffusi sentimenti di cordoglio per la perdita di Mario Bettoli si unisce l’istituto provinciale per la storia del movimento di Liberazione, diretto da Piero Angelillo, di cui era socio.
L’istituto gli ha dedicato interviste e presenze nelle sue pubblicazioni e nei suoi convegni. Resterà sempre impressa nei ricordi dell’Istituto pordenonese la grande comunicativa di Mario Bettoli in particolare con i giovani che egli esortava sempre a porsi “chiari perché” e a “ragionare con la propria testa”, per capire che cosa significa essere cittadini democratici e per comprendere l’importanza di uno Stato democratico come l’Italia, nato dalla Resistenza contro il nazifascismo.

Un altro ricordo indelebile è la recente presa di posizione a favore della Orovincia di Pordenone, Medaglia d’Oro al Valor militare per l’alto contributo dato alla Resistenza, concordato ufficialmente da Mario Bettoli e da Arturo Zambon, presidente di Istlib Pordenone. Anch’egli scomparso in questi giorni. 


 
IL FIGLIO GIAN LUIGI
«L’ideale di vita è stato l’emancipazione dei lavoratori»

È Gian Luigi Bettoli, storico di primo piano, oltremodo attivo quale ricercatore nell’Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione e nel mondo della Lega delle cooperative a tracciare un profilo etico, oltre che storico del padre Mario. «Era una persona d’altri tempi – afferma Gian Luigi – ferrea nei principi, aperta a tutti i fermenti culturali progressisti del mondo laico e cattolico. Mio padre – continua Gian Luigi – sosteneva sempre che le cose di tutti, pubbliche, sono sacre e che gli interessi personali devono sempre venire dopo». L’economia, di cui tutti oggi parlano, «per mio padre era l’interesse pubblico, le questioni private non dovevano mai essere mescolate alla tutela dei beni collettivi».

Quando gli si chiede di condensare in una frase la figura del padre, Gian Luigi risponde, senza esitazione: «L’ideale della sua vita è stato l’emancipazione della classe lavoratrice»; poi aggiunge, «suo papà, mio nonno Giovanni a settant’anni, per vivere del suo mestiere di muratore, si arrampicava ancora sui ponteggi delle case. Ma gli operai, non devono più morire di fatica. Lottare per loro, era diventato lo scopo di vita di Mario».

L’apertura culturale di Mario Bettoli si abbinava alla sua intransigenza politica «che lo portò – ricorda il figlio – a promuovere nel 1964 la nascita del Partito socialista di unità proletaria sorto da una scissione del Psi. In seguito, nel 1972 Mario confluisce con la maggioranza del Psiup nel Partito comunista. Infine – conclude Gian Luigi – Mario rifiutò la trasformazione del Partito comunista nel Pds, aderendo a Rifondazione». (s.c.) 


IL SALUTO DI MARIGLIANO
«La linearità delle sue idee contro la politica rampante»

Un affettuoso ricordo di Bettoli è giunto anche da Enzo Marigliano.
*** Non so che penserebbe Mario dei probabili panegirici che si moltiplicheranno su di lui. Credo non ne sarebbe proprio del tutto felice; è sempre stato un uomo distante dalle formalità e dalle piaggerie; anche da deputato e da consigliere regionale era – e ci teneva – a essere “il compagno Mario”. Punto. Immagino ora l’assalto al carro delle litanie anche da parte di chi – lui in vita – era distante anni luce. L’unico personaggio di destra che so avesse con lui un rapporto di vera simpatia, al di là della politica, è stato Sergio Raso tanto che, vicendevolmente, si definivano “la squadra rosso nera”. Se c’è una costante nella vita di Mario è stata la “linearità”, la continuità di un ideale di vita. Un valore! Mi guardo intorno e vedo rampanti ex liberali che si riciclano per rappresentanti del modernismo di sinistra per qualche scranno in più. Mario è stato di un’altra pasta: la generazione di chi ti diceva in faccia le cose e che le ha pagate di persona. Tanto di cappello. Quand’ero ragazzo aveva cominciato a chiamarmi “putel”. Non ha mai smesso! Sono rimasto “putel” anche quando mi sono sposato e ho avuto Luca e Serena. Anzi: è venuto a chiedermi di essere io a dover celebrare il matrimonio di sua figlia, Lucia, con il compianto Andrea Merola. All’epoca ero nel pieno della bagarre contro Pasini e quest’ultimo non voleva dare l’assenso a che un consigliere dell’opposizione (e per di più io) celebrassi il matrimonio. Non so come Mario riuscì ad imporsi, dopo un colloquio “a quattr’occhi” (così mi raccontò!) con l’allora “micro podestà”. So che il ricordo più bello che ho è il sorriso meraviglioso di Lucia ed Andrea e la soddisfazione di Mario che mi prese sotto braccio e mi disse: «Putel, te ga visto?». Enzo Marigliano 

Co-disegniamo Torre

29 – 30 novembre / 1 dicembre

Molmenti, la medaglia d’oro canoa a Londra 2012 e la Casa del Popolo!

Daniele Molmenti esulta per la medaglia d’oro alle olimpiadi di Londra 2012.

Daniele è figlio di Ubaldo, socio storico della Casa del Popolo di Torre, a sua volta nipote di Luigi Molmenti, uno dei fondatori della Casa del Popolo stessa. L’avo di Daniele, operaio tessile del Cotonificio Veneziano, fu esponente sindacale, consigliere comunale nella mitica giunta socialista del sindaco Guido Rosso nel 1920-1922, e partecipò con funzioni di primo piano nella organizzazione del grande sciopero dei cotonieri nel 1928, il più lungo sotto la dittatura fascista.


 

Le canoe, dalla Casa del Popolo alle Olimpiadi. di Gigi Bettoli

Riportiamo qui alcune pagine dal volume ‘La storia le storie’. Non tutti sanno come la storia di questa medaglia d’oro abbia anche una radice in via Carnaro, Casa del Popolo.

Il successo di quegli anni di Casa del Popolo “occupata” è legato ad alcune attività che hanno saputo andare molto oltre l’orizzonte politico dei promotori dell’iniziativa. Attività che hanno fatto da volano ad altre, e che hanno colpito l’immaginario sia dei protagonisti sia, forse ancora di più, degli osservatori esterni. Come gli abitanti del quartiere, talvolta protagonisti, talaltra polemici oppositori di iniziative vissute come “disturbatrici” della quiete domestica.

Certamente l’iniziativa di maggior successo è stata quella legata alle attività del Centro Attività Motorie promosso da Mauro Baron.

Racconta Mauro come, quando si è aperta la possibilità di operare alla Casa del Popolo, l’attività del Cam era agli inizi. Mauro aveva cominciato a frequentare l’Isef a Milano nel 1976; il gruppo era nato subito dopo, mettendo insieme vari amici. Il Cam aveva scelto come attività la canoa, lo sci – soprattutto nordico, da fondo – la ginnastica acrobatica e la pallavolo (queste ultime in palestra, alle Scuole Medie di Cordenons). Poi era venuto il judo, con Edoardo Muzzin (Dudu), che portava i suoi allievi a fare canoa come attività complementare.

A questo punto, non avendo i soldi per ricomprare le canoe distrutte nella demolizione della Casa del Popolo di Cordenons, Mauro ed i suoi amici hanno imparato le tecniche di costruzione, comprato un kayak da utilizzare per modello, ed hanno iniziato a costruirle con vetroresina nella baracca retrostante la Casa del Popolo. Si trattava di una costruzione precaria – oggi inglobata nella Casa del Popolo e corrispondente ai locali di servizio retrostanti – che, come ricorda Claudio Bortolutti, è stata predisposta dal gruppo della Fgci insieme ai volontari del Cam, per accogliere l’attività del Centro.

Le canoe venivano poi depositate all’interno, per impedire che fossero rubate: il costo del materiale, tra vetroresina, lana di vetro, stuoia in diolene, si aggirava sulle 30.000 £. Questa attività ha fatto arrabbiare i compagni più anziani, che ritenevano che così la Casa del Popolo fosse “rovinata”, certo sbalorditi dal fatto che l’edificio, in certe giornate, apparisse trasformato in un vero e proprio cantiere navale, che occupava un sacco di ragazzi. Il lavoro di costruzione era totalmente volontario, e spesso si doveva perdere molto tempo per riparare agli errori di costruzione.

Dalla Casa del Popolo il Cam partiva per attività sul territorio: campeggi in Valcellina, in Canal del Ferro, in Austria. Partecipando anche a manifestazione come quella sul Po contro la centrale nucleare di Caorso. Nel 1980 il Cam si affiliò alla Federazione Italiana Canoa Kayak, per svolgere attività agonistica. Il nome divenne Gruppo Kayak Canoa Cordenons.

E’ stata poi aperta la sezione nuoto, ma la piscina più vicina era Fontanafredda. Nel 1982 è nata la Uisp Nuoto Cordenons, in quanto c’era stato il fatto nuovo dell’inaugurazione della piscina comunale. Uisp Nuoto che gestisce quella piscina ancora oggi: Mauro è stato presidente dell’associazione dal 1982 al 2005, quando ha iniziato a fare il Commissario Tecnico della nazionale di Canoa-Kayak. E’ stata anche costituita l’Arci provinciale, ma con scarso successo: Mauro, che per un periodo ne era stato il funzionario provinciale, solo più tardi si rese conto che le emozioni non erano le stesse che con l’attività sportiva, a causa delle continue mediazioni politiche cui era costretto.

Con l’attività sportiva si erano ritagliati degli spazi organizzati per dei ragazzi – nella fascia di età più difficile – che trovavano nell’attività canoistica delle regole più elastiche, ma chiare, frequentando uno spazio che superava i limiti di quanto erano abituati a fare a casa od a scuola. Con le trasferte nei week-end si allargava questo spazio di libertà. Avvicinandosi ai 18 anni, però, queste regole allargate diventavano sempre più strette, e questo imponeva a questi giovani la necessità di scegliere se rimanere nel gruppo oppure uscirne: le regole erano poche, ma su queste si era intransigenti.

Gran parte del gruppo iniziale usciva dalla Scuola Media di Torre, dove Mauro aveva fatto un anno di supplenza come insegnante di educazione fisica. In parte il gruppo era costituito da ragazzi difficili, con grossi problemi personali e familiari, legati a situazioni di disagio. Per qualche anno si è riusciti a fornire loro un’alternativa, e durante le attività non hanno mai consumato droghe, neanche leggere (perché non erano permesse). La Casa del Popolo era un riferimento per questi ragazzi, che passavano delle ore perché era un posto dove poter trovare compagnia, lavorare sulle canoe, suonare qualche strumento. Non era un posto dove venivi giudicato, dove i frequentanti non erano inquadrati in un qualche clichet: ognuno era accettato, previo rispetto di alcune semplici regole. I ragazzi venivano da una scuola dove venivano giudicati, e magari anche da famiglie dove vivevano nella tensione, ed in Casa del Popolo trovavano un luogo di tranquillità. Si organizzavano anche feste, talvolta aperte al pubblico. Ad esempio una volta si è fatta anche una grandissima grigliata di pesce, con una presenza numerosissima.

Più tardi alcuni dei ragazzi, purtroppo, sono morti: altri sono riusciti a costruirsi un’esistenza dignitosa; qualcuno è diventato operatore di comunità terapeutica. In Casa del Popolo Mauro ha anche conosciuto la moglie, portandola per la prima volta a vedere le canoe.

I primi mezzi erano avventurosi: un’Ami 8, poi un 238 Fiat. In Casa del Popolo l’attività è proseguita fino al momento del restauro, terminando circa un anno prima dell’inizio dei lavori. Le canoe, da quella volta, non sono più state messe in una sede: sono state depositate nelle case dei responsabili dell’associazione e dei familiari. Per un periodo si è continuato a costruire le canoe, presso un capannone di un costruttore in vetroresina, scambiandosi tecniche per la costruzione. Poi si è capito che tutte le ore passate a costruire le barche erano ore sottratte alla ricerca di altre risorse: la fuoriuscita dalla Casa del Popolo di Torre ha permesso di riflettere su questo aspetto e di cambiare strada. Si è iniziato a lavorare in piscina, a fare attività a rimborso, ed a mettere insieme le risorse per comprare le canoe (i canoisti non avevano mai i soldi per comprarle). A questo punto hanno iniziato ad arrivare i risultati, sono cominciate ad arrivare le canoe federali (in quegli anni c’erano più soldi, ed era più facile ottenere mezzi, se gli atleti entravano nelle squadre nazionali), e si è potenziata l’attività. In conclusione, si è deciso di far bene le cose che si sapevano fare, mentre – se si fosse rimasti in Casa del Popolo – probabilmente non ci si sarebbe sviluppati e si sarebbe solamente continuato a costruire barche.

Mentre i risultati venivano a livello nazionale ed internazionale, non c’è stato alcun riconoscimento locale – a Cordenons ed a Pordenone – per l’attività svolta, a parte quello ufficioso della Calcio Cordenonese, che permette tacitamente una doccia dopo gli allenamenti invernali. Ancor oggi le canoe sono parcheggiate nei loro rimorchi, di fronte alle case degli esponenti dell’associazione, come Mauro.

I principali risultati per cui è conosciuto il gruppo sono il campionato mondiale assoluto di Daniele Molmenti (da Torre) nel 2010. Molmenti è stato anche finalista alle olimpiadi di Pechino 2008, oltre ad essere il campione europeo in carica e da anni protagonista assoluto nel circuito di coppa del mondo. Prima di lui, negli anni ’90, la portabandiera era Barbara Nadalin, più volte sul podio nel circuito di coppa del mondo, protagonista alle olimpiadi di Atlanta nel 1996. Molti di questi ragazzi hanno trovato sblocco professionale, grazie alla canoa, nei gruppi sportivi della Marina Militare e del Centro Sportivo del Corpo Forestale dello Stato.

Questa storia – conclude Mauro – si può dire sia nata in Casa del Popolo, un luogo dove ognuno si sentiva molto libero, si poteva suonare e divertirsi, oltre a fare sport.

AA VV La storia le storie. Centenario della Casa del Popolo di Torre 1911-2011, Edizione 2011

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