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Addio a Ovidio Fellet

Ovidio Fellet è il primo a destra

Ovidio Fellet è il primo a destra

È morto oggi, 28 marzo 2012, Ovidio Fellet, presidente della Casa del Popolo di Torre dal 1950 al 1987 (con una sola breve parentesi negli anni ’50, quando emigrò in Svizzera).

Nacque il 21 dicembre 1924 a Torre, in una famiglia di operai antifascisti. A 14 anni iniziò a lavorare come sarto, mestiere che esercitò tutta la vita: per lunghi anni presso la ditta Basevi, dove fu anche attivista della Filcams Cgil.

Durante la guerra lavorò presso il Cotonificio di Torre, trasformato in sartoria dall’esercito tedesco, e qui fraternizzò con i prigionieri russi, finché questi fuggirono per unirsi alla Resistenza in Piancavallo.

Iscrittosi al Pci nel dopoguerra, fu segretario della sezione locale nel 1949-1950. Nel 1956 fu anche eletto consigliere comunale per un mandato.

Nel 1951 subì perfino una condanna – frequente in quegli anni – per la sua attività politica antimilitarista.

Nel 1982, quando il destino della Casa del Popolo di Torre sembrava segnato dall’ipotesi di demolizione, voluta dal piano regolatore del quartiere, Ovidio Fellet, sostenuto da un numeroso gruppo di giovani, scelse la via del ricorso e della richiesta alla Regione dei fondi per il recupero dello storico edificio. Scelta premiata dal successo negli anni successivi, quando durante l’ultimo scorcio della sua presidenza si avviarono quei lavori di ristrutturazione che hanno portato alla rinascita della storica istituzione.

 

INCONTRO PUBBLICO

VENERDì 23 marzo ore 18.00 sala “Teresina Degan” – Biblioteca Comunale – piazza XX settembre – Pordenone.

 

La Storia le Storie. Centenario della Casa del Popolo di Torre

 

La pubblicazione di questo volume “La Storia Le Storie”, conclude degnamente la serie di eventi culturali, teatrali, musicali, iniziati nella primavera del 2011 per celebrare i 100 anni della Casa del Popolo di Torre. Una Casa del Popolo centenaria ma “giovane” – mi piace sottolineare – perché diventata un insostituibile punto di riferimento e di aggregazione per associazioni, gruppi, eventi culturali, didattici e di svago.

Gli autori di questo volume sono, non a caso, autori locali testimoni di una passione civile del ricercare, indagare, collegare, intessere, raccontare: La Storia Le Storie.

La presidente della Casa Del Popolo
Elena Beltrame

 

INDICE DEL VOLUME

 

Elena Beltrame Presentazione
storiastoriepn.it Prefazione
Moreno Baccichet Da villaggio agricolo a periferia urbana. La storia insediativa di Torre di Pordenone
Monica Emmanuelli Lacrime di cotone. Storie di operaie e di fanciulli dei cotonifici pordenonesi nella seconda metà dell’Ottocento
Enzo Pagura Dissoluzioni e soluzioni. Storie di operai dei cotonifici pordenonesi nella seconda metà dell’Ottocento
Marica Preti Il declino del settore tessile pordenonese: 1960-2000
Lorena Fornasir Nataša-Anna. Da partigiana di Tito a partigiana garibaldina.
Gian Luigi Bettoli Wēijī Crisi e risurrezione di una Casa del Popolo
Elisabetta Michielin Com’è che le nuvole stanno sospese? Uno steineriano a Torre
Mirco Bortolin A Torre un archivio per Torre
Indice dei nomi

    La Casa del Popolo a Torre – 1911-1921

     

     

    Svelato il mistero del falso storico su Terzo Drusin

    da Il Messaggero Veneto del 4 dic. 2011


    Si dichiara il falso per nascondere l’inconfessabile. È quanto emerge dal “Libro Matricola” del carcere di Pordenone, 67 anni dopo le torture e l’assassinio del professor Terzo Drusin, medaglia d’oro al valor militare che, da insegnante di materie letterarie alla scuola media Monti, nella primavera del 1944, diventa il partigiano “Alberto”. Determinante per la nascita della Brigata partigiana unificata Ippolito Nievo di pianura, la sera del 2 dicembre 1944, Drusin cadde in mano ai fascisti. La sua tragedia è documentata dal “Libro Matricola”, dove lo registrano il 2 dicembre, quale “catturato nella frazione di Corva dal capitano Arturo Vettorini della guardia repubblicana”. I dati anagrafici di Drusin comprendono una nota che lo indica mutilato della gamba destra, con le mani prive dei due indici. Sul registro della prigione, scrive il comandante delle guardie carcerarie Eugenio Maggi: “Il giorno 13 dicembre del 1944, consegnato (Drusin) al tenente comandante la brigata nera (Leschiutta) il quale, in data 27, ha comunicato che il Drusin è stato tradotto a Treviso”. La data – 9 dicembre 1944 – della morte di Terzo Drusin “Alberto”, posta sulla tomba dei “Benemeriti della città” è sbagliata. I fascisti di Leschiutta lo hanno prelevato dal carcere il 13 dicembre. Dal 2 dicembre si erano susseguiti interrogatori, sevizie e torture di Drusin, nella casa del fascio, dal dopoguerra sede dell’Ariete e della Questura di Pordenone. L’assassinio di Drusin, per mano della brigata nera di Leschiutta, avviene sul ponte di Tremeacque il 13 dicembre, giorno in cui lo prelevano dalla prigione. Prima di ucciderlo, i fascisti lo massacrarono di botte lungo il percorso, nei luoghi dove tutti lo conoscevano e dove Drusin aveva reclutato molti giovani partigiani per avviarli alla lotta contro l’oppressione nazi-fascista. Poi, lo stesso Leschiutta dichiara il falso trasferimento di Drusin a Treviso. Il Comune di Pordenone e le associazioni partigiane ricorderanno Terzo Drusin “Alberto”, medaglia d’oro al valor militare, deponendo la corona d’alloro sulle sua tomba, fra i benemeriti del Comune, la mattina di venerdì 9 dicembre con una cerimonia.

    Sigfrido Cescut ©RIPRODUZIONE RISERVATA